Dopo una serie di rinvii legati a problemi tecnici alla strumentazione di terra di SpaceX, il terzo satellite di seconda generazione della costellazione italiana Cosmo-SkyMed ha finalmente ricevuto il via libera ed è stato lanciato con successo dalla Vandenberg Space Force Base, in California, a bordo di un razzo Falcon 9. Il decollo segna un nuovo tassello nel rafforzamento delle capacità spaziali nazionali e conferma il ruolo centrale della cooperazione industriale tra Italia e Stati Uniti nel settore dell’accesso allo spazio e dell’osservazione della Terra.Il satellite, di proprietà dell’Agenzia Spaziale Italiana e del ministero della Difesa, è stato rilasciato correttamente in orbita e, dopo la separazione dal vettore, il segnale è stato acquisito dal Centro spaziale del Fucino di Telespazio, in Abruzzo. Da qui viene gestita l’intera fase di lancio e prime operazioni in orbita, la cosiddetta Leop, destinata a durare circa nove giorni, al termine dei quali il satellite entrerà progressivamente nella fase di verifica e successiva messa in servizio. Le operazioni di integrazione e preparazione al volo si sono svolte negli Stati Uniti dopo l’assemblaggio finale presso i siti industriali italiani, confermando una filiera transatlantica ormai consolidata per missioni di questo profilo.Cosmo-SkyMed, acronimo di Costellazione di Satelliti per l’Osservazione del bacino del Mediterraneo, rappresenta uno dei programmi di punta dell’Italia nello spazio. Si tratta di una costellazione radar ad uso duale, civile e militare, basata su sensori Sar in banda X, in grado di fornire immagini ad altissima risoluzione indipendentemente dalle condizioni meteorologiche e dall’illuminazione solare. Una capacità che rende il sistema uno strumento strategico per il monitoraggio ambientale, la gestione delle emergenze, la sicurezza, la difesa e il controllo delle infrastrutture critiche.Il terzo satellite di seconda generazione contribuisce in modo diretto alla continuità operativa dei servizi radar e introduce ulteriori miglioramenti tecnologici rispetto alla prima generazione. Le nuove soluzioni ingegneristiche adottate nei segmenti di volo e di terra aumentano la qualità delle immagini, la copertura territoriale e la resilienza complessiva della costellazione, ampliando in modo significativo la gamma di applicazioni disponibili per gli utenti istituzionali e commerciali. Una volta completato il dispiegamento, con il lancio del quarto satellite previsto all’inizio del 2027, Cosmo-SkyMed di seconda generazione definirà un nuovo standard prestazionale per i sistemi radar spaziali.Dal punto di vista industriale, il programma conferma il ruolo centrale della filiera italiana. Thales Alenia Space, joint venture tra Thales e Leonardo, è responsabile dell’intero sistema Cosmo-SkyMed di seconda generazione, dalla realizzazione dei satelliti alla progettazione e integrazione end-to-end. Telespazio, joint venture tra Leonardo e Thales, cura lo sviluppo del segmento di terra e la gestione operativa della missione, mentre Leonardo contribuisce con apparati avanzati per il controllo d’assetto e la gestione dell’energia. La commercializzazione dei dati è affidata a e-Geos, che li utilizza per sviluppare servizi in ambiti che spaziano dalla sicurezza al monitoraggio ambientale, dall’agricoltura di precisione alla gestione del traffico marittimo.“Ogni lancio di Cosmo-SkyMed rappresenta un traguardo significativo per il sistema spaziale nazionale italiano e la sua filiera produttiva”, ha dichiarato Massimo Claudio Comparini, managing director della Divisione Spazio di Leonardo, sottolineando come i dati di osservazione della Terra siano una risorsa strategica per sicurezza e sostenibilità. Sulla stessa linea Giampiero Di Paolo, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia, che ha evidenziato come il successo del lancio dimostri “l’eccellenza dell’azienda nella tecnologia radar” e rafforzi la leadership globale nel settore delle infrastrutture spaziali per l’osservazione della Terra.Dal 2007 a oggi, la costellazione Cosmo-SkyMed ha acquisito circa 4,3 milioni di immagini, contribuendo anche ai programmi europei come Copernicus e supportando servizi critici come l’Emergency Rapid Mapping della Commissione europea. Con l’ingresso in orbita del terzo satellite di seconda generazione, l’Italia consolida ulteriormente il proprio posizionamento nello spazio, in un contesto geopolitico in cui la capacità di osservare il pianeta in modo autonomo, tempestivo e affidabile è sempre più un fattore di sovranità, sicurezza e competitività industriale.