Quella di Maude Julien è una storia di abusi e soprusi durati anni, tra punizioni corporali e violenze emotive indicibili. Tutto inizia nel 1936 quando un uomo francese di nome Louis Didier convince una giovane coppia di minatori a consegnargli la loro figlia di sei anni, Jeannine, promettendo di educarla, nutrirla e crescerla, in cambio dell’impegno dei genitori a non cercarla mai più. È solo il primo tassello di un elaborato piano per “generare un figlio sovrumano, cresciuto per sopravvivere ai mali più abominevoli del mondo, dai campi di concentramento nazisti alla tortura dell’acqua” si legge sul Daily Mail che riporta la vicenda. Jeannine cresce sotto il controllo di Didier e, all’età di 28 anni, dà alla luce la loro prima e unica figlia, Maude Julien.Oggi Maude ha 60 anni e ripercorre nel volume “The Only Girl in the World: A Memoir”, pubblicato nel 2017 e di cui si è tornato a parlare in questi giorni, la propria storia a partire dal suo primo ricordo, quando a soli 5 anni un’intossicazione forzata le causa danni al fegato permanenti. Didier faceva bere alcolici alla figlia mentre svolgeva compiti complicati e, se sussultava o mostrava emozioni, i genitori la punivano rifiutandosi di guardarla negli occhi per settimane, in linea con la convinzione dell’uomo che chi riusciva a gestire l’alcol avrebbe poi avuto la meglio. Ma questa era solo una delle tante prove progettate per “eliminare la debolezza”.Altre prevedevano che Maude si dovesse immergere nell’acqua sporca del bagno del padre, perché ciò le avrebbe permesso di “assorbire le sue energie benefiche”. A quel punto veniva rinchiusa in una cantina buia e infestata dai topi, costretta a stare seduta per tutta la notte e “meditare sulla morte”. Alcune campanelle cucite sul suo cardigan avrebbero informato il padre se si fosse mossa. “Mio padre mi ha detto che se apro la bocca, i topi se ne accorgeranno, ci entreranno e mi mangeranno dall’interno” scrive nel memoir. Non solo il genitore, ma anche la madre Jeannine si è rivelata senza pietà per la figlia. Lo dimostra il fatto che quando la donna ha sorpreso il tuttofare di famiglia aggredire sessualmente Maude, invece di intervenire ha chiuso un occhio.Verso la fine dell’adolescenza però le si presenta una via di fuga. Il padre la spinge a imparare a suonare diversi strumenti, ma il suo insegnante di contrabbasso, André Molin, insiste sul fatto che frequentare una scuola di musica lontano da casa sarebbe stata la scelta migliore per lei. Maude parte e non torna mai più. Gli inizi non sono semplici: i dizionari erano proibiti nella casa di suo padre, quindi non conosceva l’alfabeto. Inoltre non le erano mai state insegnate abilità di base come parlare mentre mangiava, camminare accanto ad altre persone o guardare qualcuno negli occhi.Prima di diventare mamma, Maude siede nei giardini pubblici osservando come le madri interagiscono con i loro figli. Determinata a non far subire alla propria prole le conseguenze del suo trauma, inizia la terapia, e ormai da più di 20 anni lavora come psicoterapeuta specializzata in traumi, fobie e controllo psicologico. “Si possono sopportare cose molto difficili e trovare comunque una via d’uscita” spiega oggi. “Ora sono una persona con una vita vera, felicemente sposata e con figli. Voglio che la mia storia sia una storia di speranza”.L'articolo “Mio padre mi immergeva nell’acqua sporca, mi chiudeva in una cantina infestata di topi e mi faceva bere alcol a 5 anni”: la storia di Maude Julien proviene da Il Fatto Quotidiano.