L’impennata di presenze in montagna, complici anche la (tanta) neve artificiale e l’alta velocità, si accompagna agli infortuni. “Il fatto è che negli anni, grazie alle attrezzature innovative, la velocità sulle piste è aumentata. Ma gli sciatori non se ne accorgono”, avverte Fabrizio Cortese, direttore Ortopedia e Traumatologia Ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto (TN) e past president Otodi (società degli Ortopedici e traumatologi ospedalieri italiani).Risultato? “Da stime di massima su dati parziali relativi agli incidenti sportivi disponibili, abbiamo in Italia circa 30-35.000 incidenti l’anno legati agli sport invernali tra sci, snowboard e scialpinismo, di cui circa 1.700 richiedono un ricovero ospedaliero, dunque intorno al 5% del totale”, spiega Cortese a LaPresse. “I dati sono legati al fatto che l’Istituto Superiore di Sanità qualche anno fa ha attivato, in collaborazione con il Centro addestramento alpino della Polizia di Stato, l’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, l’Associazione Valdostana Impianti a Fune e i pronto soccorso di montagna, un sistema di sorveglianza degli incidenti che accadono sulle piste da sci: il Sistema SIMON (Sorveglianza degli Incidenti in MONtagna). I dati sono molto interessanti”, continua lo specialista.Troppo veloci“Abbiamo visto che gli infortuni più gravi nello sci si sono ridotti con l’uso del casco, quest’anno obbligatorio anche sopra i 18 anni. Ma resta il problema della velocità. Una ricerca fatta dalla televisione svizzera – racconta l’ortopedico appassionato di sci – ha chiesto a 20 sciatori di stimare la propria velocità in pista: tutti hanno dichiarato tra i 15 e i 20 km orari in meno rispetto al dato reale. Oggi mediamente si scende a 50-70 all’ora, praticamente come andare su una moto. Risultato? La preparazione dello sciatore è ancor più fondamentale”, raccomanda l’ortopedico.Le piste più insidiose? Non sono quelle nere“In ogni caso, considerando che mediamente in una stagione si arriva a 2,5-3 milioni di accessi sulle piste, la frequenza degli infortuni sugli sci non è così alta. È stato stimato che si verifica un infortunio ogni 870 discese. E paradossalmente il 60% avviene su piste medie, mentre circa 7 incidenti su 10 sono dovuti a cadute, il 20% a scontri con altri sciatori e il 10% a impatti con ostacoli naturali”.Anche i traumi sono cambiati. I picchi a ore diverse“Quanto ai traumi, qualche anno fa – riprende Cortese – vedevamo principalmente fratture. Il 60% delle lesioni da sci sono sull’arto inferiore (femore, gamba e ginocchio) e il ginocchio resta il più colpito. Ma ora non registriamo quasi più fratture di gamba, mentre sono diffuse le lesioni ai legamenti del ginocchio. Un fenomeno legato, appunto, all’aumento della velocità”. Nel caso dello snowboard, invece, polso e spalla sono più a rischio, soprattutto nei principianti.“Inoltre si verificano due picchi di infortuni in pista: uno alla mattina presto e l’altro a fine giornata, con la neve meno compatta e magari un po’ di stanchezza. Quest’anno abbiamo aperto le piste con molta neve artificiale e questo non ha aiutato. I dati delle presenze nel comprensorio Dolomiti Super Sky ci dicono che c’è stato un +6% delle presenze”. E c’è da scommettere che le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina attireranno molti appassionati sulle piste italiane nel cuore della stagione sciistica.L’identikit di chi rischia di più“A infortunarsi – continua l’esperto – sono per il 60% dei casi gli uomini, anche se il dato di genere si pareggia quando consideriamo invece i traumi che portano al ricovero ospedaliero. L’età inoltre si sta spostando verso l’alto, perché abbiamo più persone si dedicano allo sci anche in età più avanzata. Ecco allora che la raccomandazione di fare una buona preparazione prima di arrivare in pista e non dimenticare il riscaldamento, prestando attenzione alla velocità e tenendo conto delle proprie capacità, è davvero fondamentale”, conclude Cortese.Questo articolo Sci e snowboard: 35mila infortuni l’anno in Italia, le ore più a rischio proviene da LaPresse