Questa mattina, a svegliare gli abitanti di Caracas sono stati i frastuoni di diverse esplosioni. Chi era ancora a festeggiare l’arrivo del nuovo anno sulla montagna El Avila ha potuto riprendere con il cellulare una valle sommersa da colonne di fumo, illuminati dalla luce del fuoco, e il volo di strani elicotteri e aerei a bassa quota. “Sono arrivati i nordamericani!”, hanno scritto su whatsapp alcuni dei pochi amici che mi sono rimasti nella capitale. Negli ultimi cinque anni, circa otto milioni di venezuelani hanno fatto le valigie e hanno lasciato il Paese per cercare un futuro diverso, lontano dalla repressione e la miseria del regime chavista. Un esodo migratorio più significativo di quello di Paesi in guerra come l’Ucraina o la Siria.Stamattina, i venezuelani si sono svegliati di soprassalto, con i rumori e l’incertezza per quanto sta accadendo in queste ore, con l’intervento militare degli Stati Uniti sul territorio venezuelano e l’arresto di Nicolás Maduro e la moglie, Cilia Flores. Molti si sono rifugiati in bagno, dopo che alcune finestre si sono spaccate con l’onda d’urto delle esplosioni e le pareti delle proprie abitazioni tremavano. “Ma speriamo tutto vada per il meglio”, mi racconta una cara amica giornalista, con la poca batteria che le resta sul cellulare. Ha chiesto a me cosa sta succedendo perché le uniche informazioni a cui ha accesso arrivano dall’emittente statale, Venezolana de Televisión, che chiede ai cittadini di scendere in piazza per difendere con le armi la “democrazia” e il governo di Maduro.Ma i militari venezuelani sembrano non volere schierarsi questa volta a favore del regime. Molti hanno tolto la divisa per cercare di rifugiarsi negli ospedali mentre altri – sempre in tenuta civile – assistono i cittadini e danno indicazioni su come e dove riguardarsi. “Tutto succederà questa notte. Vi consiglio, chi può vada via lontano dalla capitale con i propri mezzi. O se preferite restate chiusi in casa, tranquilli. In strada non riusciamo a fare niente”, ha detto un ufficiale maggiore 2° delle forze armate nazionale. Ha confermato che sono arrivati 11 elicotteri, con droni e missili, e l’operazione è durata un’ora, con attacchi nella casa presidenziale ed edifici e palazzi militari. Ci sono i corpi ancora in terra nella “zona di mattanza”. “Restate a casa. Adesso siamo tutti venezuelani, indipendentemente del pensiero politico. Adesso siamo Venezuela”.Chi invece vive nei dintorni della capitale non ha sentito i botti e si è svegliato con calma. “Stiamo bene, tutti a casa. Siamo in attesa, sperando di vedere cosa succede. Che tutto questo serva per un rinnovo, per fare arrivare qualcosa di nuovo – mi dice al telefono un’altra amica da Cua, una cittadina vicina a Caracas -. Vogliamo solo tutta quella gente se ne vada, tutti quanti (del regime, ndr). E poi ognuno di noi farà la sua parte”.In fiamme anche il mausoleo del presidente Hugo Chavez, il cosiddetto Cuartel de la Montaña 4F, icona del chavismo e del suo leader e fondatore distrutto come le statue di Gheddafi a Tripoli e Saddam Hussein a Baghdad.Per 30 anni il Venezuela è sprofondato nella miseria economica e nella repressione. Ogni diritto è stato calpestato. Negli ultimi mesi, molte famiglie venezuelane hanno avuto più paura di non poter portare un piatto di cibo a tavola rispetto al timore di un’invasione “gringa”. Ma adesso, cosa succederà? Altri volti noti del regime di Maduro sembrano essere ancora al potere (i fratelli Rodriguez e Diosdado Cabello, per esempio), senza intenzioni di farsi da parte.L’ennesimo messaggio di risposta che ho ricevuto per sapere come stanno i miei cari mi dà il polso dell’atmosfera, che avevo già percepito sui social network: “Sono sveglia dalle prime esplosioni e in attesa di quanto sta per succedere. Sono chiusa in casa ma con un’immensa voglia di uscire a ballare e urlare per strada. Ovviamente non lo farò, ma di questo ho voglia. Caracas si è svegliata con un silenzio assordante”.“La gente è in silenzio ma felice – aggiunge un’altra conoscente a Caracas, dove ancora è notte -. E a nessun importa il dramma che adesso inizieranno quelli che dicono di volere diffendere la nostra sovranità e il nostro petrolio ma ci hanno abbandonati per decenni”.