AGI - La politica di indirizzo è scritta nero su bianco: la National Security Strategy 2025 dell'amministrazione Trump sposta il baricentro strategico sugli "Americas first", chiedendo agli alleati dell'emisfero di aiutare gli Stati Uniti su tre dossier-cardine: migrazione, criminalità transnazionale e competizione con la Cina.Da qui nasce l'architettura politica che la Casa Bianca sta costruendo in America Latina e di cui fa parte l'operazione che nella notte ha messo fuori gioco Nicolas Maduro e avrà senza dubbio conseguenze su tutto il chavismo: una rete di partner "operativi" più che ideologici, con incentivi economici e cooperazione di sicurezza, e con una linea dura verso i governi considerati ostili.L'estensione della difesa nazionale americanaIl primo pilastro è la sicurezza. La Casa Bianca ha inquadrato il tema come un'estensione della difesa nazionale, ribadendo che la frontiera è 'primaria' per la sicurezza e che l'era delle migrazioni di massa deve finire. In questa cornice rientrano sia la pressione sui Paesi di transito sia la cooperazione con governi disposti a usare metodi muscolari contro le gang. Un esempio citato anche nei comunicati ufficiali è El Salvador: in una trascrizione della Casa Bianca di una telefonata del gennaio 2025, Trump e il presidente Nayib Bukele parlano di lavorare insieme per fermare l'immigrazione irregolare e colpire le organizzazioni criminali transnazionali. Sul versante normativo, l'amministrazione ha inoltre firmato un ordine esecutivo che punta a designare cartelli e altre organizzazioni criminali come entità terroristiche, con ricadute su sanzioni e strumenti operativi.Il secondo pilastro: economia e commercioIl secondo pilastro è economico-commerciale e passa da un approccio selettivo: accordi quadro e concessioni mirate, in cambio di apertura dei mercati e di allineamento su alcune regole sensibili (dalle barriere non tariffarie ai capitoli digitali).Nuove partnership e l'alleanza con l'ArgentinaA metà novembre del 2025 Washington ha annunciato accordi quadro con Argentina, Ecuador, El Salvador e Guatemala, presentandoli come parte di una "nuova era di partnership". Gli accordi, ricostruisce Reuters, prevedono lo stop a dazi su una parte di importazioni (in particolare prodotti che gli Usa non producono in quantità sufficienti) e, dall'altra parte, più accesso per beni agricoli e industriali statunitensi. Dentro questa cornice si colloca il rapporto privilegiato con l'Argentina di Javier Milei: una dichiarazione congiunta Casa Bianca parla esplicitamente di "alleanza strategica" tra Trump e il presidente argentino.Il terzo pilastro: la sfida geopoliticaIl terzo pilastro è geopolitico. Analisi di Brookings e Council on Foreign Relations notano che la strategia 2025 identifica nella Cina una terza minaccia per l'emisfero e reintroduce la logica Monroe di "sfera di influenza" in chiave contemporanea, chiedendo di limitare quella di potenze extra-emisferiche su infrastrutture e catene di approvvigionamento. Sul terreno, però, la partita è aperta: il Wall Street Journal racconta una Cina determinata a non arretrare in America Latina, dove la sua impronta commerciale e infrastrutturale è cresciuta negli ultimi anni.L'asse trumpiano e le resistenzeÈ proprio qui che l'"asse" trumpiano punta a fare massa critica: legare alcuni governi latinoamericani a Washington con sicurezza e commercio, mentre si alza il costo politico di un eccessivo avvicinamento a Pechino. L'asse non è compatto, né automatico. I dazi e l'imprevedibilità commerciale Usa hanno spinto parte della regione a diversificare mercati e partner per reggere l'urto delle tariffe. E, sullo sfondo, restano Paesi che rivendicano autonomia strategica e guardano con sospetto a una dottrina percepita come interventista. Per questo, in parallelo alla costruzione dei partenariati, l'amministrazione ha irrigidito la postura verso i governi considerati avversari, primo tra tutti quello di Maduro e Petro, il cui nome potrebbe essere il prossimo nella lista di nemici di cui liberarsi.