L’influenza K corre col freddo, tra antibiotici e pronto soccorso istruzioni per l’uso

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Picco sì, picco no: il freddo che avvolge l’Italia favorisce la diffusione dell’influenza e molti italiani sono alle prese con febbre, tosse e sintomi respiratori. “L’Istituto superiore di sanità ci dice che, dall’inizio della sorveglianza abbiamo avuto 7,5 mln di contagiati con infezioni respiratorie. Sono tutti influenza? No, non arriveremo al 40% dei casi. Per il resto i colpevoli sono adenovirus, coronavirus, virus sinciziali respiratori e Covid-19”. Ne è convinto Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico, che  esamina con LaSalute di LaPresse la situazione influenza e virus ‘cugini’.Variante K: quanto dura“Quest’anno il virus A/H3N2 è predominante e la variante K la fa da padrona. Cosa dobbiamo sapere? L’influenza dura in media 6-7 giorni, con febbre, astenia, dolori muscolari, a volte raffreddore, mal di testa. La cura? Stare a casa e ricorrere, al bisogno, ad antipiretici e antinfiammatori. Antibiotici? Per carità neanche a parlarne: si tratta di un virus e non un batterio”, rammenta Ciccozzi. Antibiotici, no grazie“Un conoscente – continua l’epidemiologo – mi ha raccontato di aver preso l’antibiotico dopo tre giorni di una brutta tosse, assicurandomi che gli è passato tutto dopo altri tre giorni. Peccato che in realtà dopo 6 giorni la sindrome influenzale passi da sola. L’antibiotico è inutile: non facciamo errori, che proprio non è il caso. Ci esponiamo agli effetti collaterali e alimentiamo l’antibiotico-resistenza”, ricorda Ciccozzi.Picco e freddo“Si parla tanto di picco, ma siamo proprio sicuri di averlo raggiunto? Nella settimana di Natale e in quella successiva c’è stato un rallentamento della corsa dell’influenza, ma avrà avuto un peso anche il periodo delle festività e la ridotta segnalazione dei medici. Aspettiamo la prossima settimana per capire che cosa succederà. Se il dato sarà ancora in discesa, avremo passato il picco. Ma questo non vuol dire che il virus smetterà di circolare”, puntualizza l’esperto.Febbre alta e polmonitiInsomma, tutto sommato “quest’anno la situazione è nella norma, solo che vediamo casi di febbre molto alta, specie in chi non è vaccinato, spesso sopra a 39. Inoltre vediamo molte polmoniti: si tratta di infezioni batteriche che si sovrappongono all’influenza e sfruttano il fatto che il sistema immunitario, per combattere l’infezione virale, diventa facilmente aggregabile dal Mycoplasma pneumoniae o dallo Pneumococco”.“Quello che non bisogna fare è andare inutilmente in pronto soccorso: se si ha la febbre alta con sintomi simil-influenzali bisogna chiamare il medico di famiglia e seguire i suoi consigli. Se invece abbiamo un paziente anziano, con comorbidità e che ha difficoltà a respirare, allora l’influenza può essere insidiosa ed è il caso di sentire il dottore e andare al pronto soccorso”. La temuta influenza KE la variante K? “Stiamo vedendo che questa influenza è più contagiosa, ma che gli anticorpi la riconoscono comunque e il nostro sistema immunitario la combatte. Quel lasso di tempo in più che gli occorre a intercettarlo aiuta il virus, ma si tratta di una sindrome influenzale che non deve mettere paura o spingere al ‘fai da te’ con gli antibiotici. Questo davvero non aiuta nessuno”, conclude Ciccozzi.Questo articolo L’influenza K corre col freddo, tra antibiotici e pronto soccorso istruzioni per l’uso proviene da LaPresse