Processo Hydra a Milano, 62 condanne per il “Sistema mafioso lombardo”

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Il “Sistema mafioso lombardo“, dove convivono in un’unica organizzazione criminale esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra per spartirsi affari e controllo del territorio, esiste. Lo ha deciso il gup di Milano, Emanuele Mancini, condannando 62 persone nell’ambito dell’inchiesta ‘Hydra’ di Procura di Milano e Nucleo investigativo dei carabinieri sulla cosiddetta ‘supermafia‘ o ‘mafia a tre teste‘. Su 80 imputati che hanno scelto il rito abbreviato e accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico e spaccio di droga, tentata rapina, detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni, frode fiscale e omesso versamento delle imposte, riciclaggio e false fatture, dopo 6 ore di camera di consiglio il gup ha disposto 62 condanne e 18 assoluzioni piene. Undici le persone che non hanno fatto richiesta di riti alternativi e sono state prosciolte in udienza preliminare. Nove i patteggiamenti e 45 gli imputati rinviati a giudizio. Il dispositivo, che ancora non è stato messo a disposizione dei legali, è stato letto a tarda sera nell’aula bunker del carcere di Opera dove si è recato il Procuratore di Milano, Marcello Viola, per la sentenza. A novembre i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, avevano chiesto condanne per 570 anni di carcere. La maxi indagine su membri di cosche, ‘ndrine e famiglie mafiose era diventata nota nell’autunno 2023 quando il gip Tommaso Perna aveva respinto 142 richieste di arresto e misure cautelari su 153 indagati, non riconoscendo l’esistenza di un’associazione a delinquere di stampo mafioso in cui convivessero esponenti delle tre mafie italiane. Un’ordinanza che aveva suscitato attriti fra la Procura di Milano e l’ufficio Gip/Gup, poi bocciata dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione che hanno ordinato gli arresti.Questo articolo Processo Hydra a Milano, 62 condanne per il “Sistema mafioso lombardo” proviene da LaPresse