Attacchi incrociati e accuse di false flag: Israele e Iran si incolpano a vicenda per i raid in Turchia, Azerbaigian e Oman

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Missili sulle petromonarchie del Golfo, droni su Cipro e sull’Azerbaigian, un razzo intercettato sui cieli della Turchia, seconda potenza militare della Nato. Il nuovo conflitto mediorientale scatenato da Stati Uniti e Israele che hanno deliberatamente deciso di bombardare l’Iran rischia di allargarsi fino a coinvolgere le potenze dell’Alleanza Atlantica e dell’Unione europea. Se così fosse, sarebbe l’inizio di una guerra mondiale. La domanda che alcuni osservatori si sono fatti è: perché la Repubblica Islamica, un Paese sotto attacco di due potenze militari ben più potenti, che non può contare sul sostegno dei propri alleati, come confermato anche dal Cremlino nelle scorse ore, dovrebbe stimolare l’intervento di Nato e Paesi Ue? Nemmeno il tempo di trovare una risposta che proprio da Teheran giungono dichiarazioni ufficiali che potrebbero ribaltare la prospettiva: molti di quegli attacchi, dicono, non sono stati compiuti dall’esercito iraniano, ma sono un tentativo di Israele di coinvolgere altri Paesi nella guerra contro di loro.Il missile in Turchia e lo spettro dell’intervento NatoQuello che è accaduto nei cieli turchi è è il caso più preoccupante. Colpire il Paese del presidente Recep Tayyip Erdoğan, seconda potenza militare della Nato, potrebbe far scattare le clausole difensive che porterebbero in guerra 32 Paesi dell’Alleanza Atlantica. Ipotesi ancora remota, dato che il vettore è stato intercettato dai sistemi di difesa di Ankara, anche se l’episodio ha comunque portato alla convocazione, nel quartier generale di Evere, a Bruxelles, del Consiglio del Nord Atlantico, il principale organo decisionale politico dell’Alleanza.Dalla Turchia, nonostante le accuse mosse dai Paesi europei e dagli Stati Uniti, non si è mai attribuito l’attacco direttamente alla Repubblica Islamica: “La Turchia rimane impegnata a mantenere la stabilità regionale, riservandosi il diritto di rispondere ad azioni ostili – si è limitato a dichiarare il portavoce del Ministero della Difesa – Come Turchia, non esiteremo a usare i poteri che ci sono conferiti dal nostro status di garanti contro atteggiamenti ostili che minacciano la sicurezza dei turco-ciprioti”. Il termine usato non è casuale: tra gli attacchi registrati ce ne sono uno alla Turchia, uno a Cipro, isola per metà sotto l’influenza di Ankara, e uno all’Azerbaigian, alleato del Paese di Erdoğan nel Caucaso.Quale sia l’interesse di Teheran rispetto a un coinvolgimento della Turchia, che potrebbe significare una partecipazione più larga dell’Alleanza Atlantica, non è chiaro. Non è un caso, forse, se pur avendo rivendicato gli attacchi ai Paesi del Golfo, l’Iran abbia voluto smentire quello contro Ankara: lo Stato Maggiore dell’esercito iraniano nega che “un missile sia stato lanciato verso il territorio turco”, aggiungendo che “rispettiamo la sovranità della vicina Turchia”.Il caso azeroL’ultimo in ordine di tempo ad aver scatenato le proteste internazionali è il caso degli attacchi con droni che hanno colpito l’Azerbaigian, costringendo il Paese a chiudere parte del suo spazio aereo per 12 ore. Il presidente Ilham Aliyev, però, sembra esserne certo: la responsabilità è dell’Iran e ha minacciato “misure di ritorsione“. Le autorità di Teheran devono “dare una spiegazione, presentare delle scuse e coloro che hanno commesso questo ‘atto terroristico‘ devono essere ritenuti penalmente responsabili”. Parole molto dure se si pensa che appena un giorno prima lo stesso Aliyev si era recato all’ambasciata dell’Iran a Baku per esprimere personalmente le condoglianze per la morte della guida Suprema, Ali Khamenei.Ma anche in questo caso le Forze Armate iraniane hanno negato di aver lanciato l’attacco: “La Repubblica islamica dell’Iran nega che le sue Forze Armate abbiano lanciato un drone verso la Repubblica dell’Azerbaigian”, ha dichiarato lo Stato Maggiore in una nota incolpando Israele. “Tali azioni del regime sionista, volte a contrastare le relazioni tra i Paesi musulmani in vari modi, non sono senza precedenti”. Dichiarazioni rilanciate anche dal ministro degli Esteri, Abbas Araghchi. In un colloquio telefonico con il collega di Baku, Djeyhoun Bairamov, il capo della diplomazia iraniana ha negato ogni responsabilità “denunciando il ruolo del regime israeliano in questi attacchi, con l’obiettivo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica e danneggiare le buone relazioni dell’Iran con i suoi vicini”.La petroliera nel porto della ‘Svizzera del Medio Oriente’Un altro attacco che aveva sorpreso gli osservatori, e pure i diretti interessati, è quello alla petroliera attraccata nel porto dell’Oman. Quella di Muscat è una leadership storicamente neutrale, tanto da essersi ritagliato il ruolo di mediatore nei colloqui tra le parti prima dell’escalation, definendoli “a buon punto“. E l’Iran ha voluto chiarire che il sultanato del Golfo è un Paese “amico e vicino. Neghiamo qualsiasi attacco militare delle nostre forze contro il territorio e i porti dell’Oman”, ha scritto in una nota l’ufficio stampa dello Stato Maggiore.Cipro e il drone partito da BeirutMeno chiara è invece la questione relativa al drone Shahed che ha colpito una base britannica a Cipro. Il mezzo è uno di quelli dell’ormai famoso arsenale iraniano, velivoli apprezzati anche da altri Paesi, tanto che anche la Russia di Vladimir Putin, alleata di Teheran, li utilizza in quantità massicce nel conflitto ucraino. L’incognita, però, è legata al tragitto percorso dal drone: le autorità di Cipro confermano che è stato lanciato da Beirut, capitale del Libano, riporta Associated Press.Le opzioni più plausibili sono due. La prima, che si sia trattato di un’azione iraniana da territorio libanese, dove è noto siano presenti membri delle Guardie della Rivoluzione alleate di Hezbollah. La seconda, che sia stato proprio il Partito di Dio, in guerra contro Israele e riattivatosi militarmente dopo l’attacco all’Iran, a far decollare il mezzo verso la base di un Paese che sta appoggiando l’operazione di Washington e Tel Aviv. La terza, inverosimile, che sia opera di servizi israeliani, presenti in territorio libanese ma con ogni probabilità non in grado di compiere un’azione del genere con un mezzo di fabbricazione iraniana. Opzione resa ancora più improbabile dal fatto che, in questo caso, da Teheran non è arrivata alcuna smentita.X: @GianniRosiniL'articolo Attacchi incrociati e accuse di false flag: Israele e Iran si incolpano a vicenda per i raid in Turchia, Azerbaigian e Oman proviene da Il Fatto Quotidiano.