Pierre de Ronsard (castello della Possonnière, Vendôme, 1524 – Saint-Cosme-en-l’Isle, Tours, 1585) venne educato all’amore per le lettere. Destinato tuttavia alla carriera diplomatica, già a 12 anni fu introdotto a corte ma, dopo una serie di viaggi, una malattia che lo rese sordo lo indusse a orientare la propria vita verso gli studi e la poesia, scegliendo la sicurezza materiale derivatagli dai benefici ecclesiastici.Con un piccolo gruppo di giovani sodali dette vita alla Pléiade, la scuola poetica della Rinascenza francese. Ronsard pubblicò la dotta raccolta intitolata Le Odi, ma non pago della lezione classica e alla ricerca di nuove formule espressive cui adattare la lingua francese, fu petrarchista nella raccolta Gli Amori, ispirati dall’amore per Cassandra Salviati. Grazie alla poesia cosmica e filosofica degli Inni ottenne la nomina a poeta di corte. I nuovi doveri di cortigiano aggiunti alle drammatiche vicende delle guerre di religione incanalarono la sua voce nell’alveo della poesia politica e dell’eloquenza di parte a fianco dei cattolici intransigenti.L’interruzione al IV libro della Franciade segnò la fine dell’ambizioso progetto di dotare la letteratura francese di una grande epopea nazionale, in coincidenza con la morte del re che l’aveva commissionata. Pur deluso e infermo, il poeta trovò una nuova fonte d’ispirazione nell’amore per una dama di compagnia di Caterina de’ Medici, Hélène de Surgères, che gli fece ritrovare la grazia dei primi poemi d’amore nei Sonetti per Elena.Dalla vastissima produzione di Ronsard ho scelto alcuni testi che da un lato offrono un assaggio della tematica amorosa, assai presente nella sua opera, e che dimostrano quanto profondamente sia la cultura classica che il petrarchismo abbiano ispirato il poeta; e dall’altro (mi permetto di azzardare quest’ipotesi interpretativa) esprimono il rapporto appunto erotico con la lingua francese e con la poesia stessa: la mia traduzione è ben lontana, infatti, dal saper rendere la bellezza, l’armonia, la musicalità dei testi originali, ma i sentimenti appassionati espressi sono rivolti anche alla Donna-poesia, alla Signora-lingua francese, alla Bellezza tout court.A.D.L’altro giorno (stavo in alto su di un gradino)passando ti sei accorta di me e, volgendo lo sguardo,hai abbagliato i miei occhi, tanto commossa la mia animanel vedermi (sussultai!) guardato dai tuoi occhi.Il tuo sguardo mi è entrato nel cuore, nel sangue,lampo che fende una nuvola:ho sentito persistente la febbre fredda e calda,mortalmente sopraffatto da uno sguardo sì penetrante.E se la tua bella mano, passando, non mi avesse fatto cenno,mano bianca che si vanta di essere figlia di un Cigno,sarei morto, Elena, nei raggi dei tuoi occhi;ma il tuo cenno ha trattenuto la mia anima quasi rapita,il tuo occhio s’è contentato della vittoria,la tua mano s’è rallegrata nel ridarmi la vita.***MadrigaleSe questo è amore, Signora, sia di giorno che di nottesognare, meditare, pensare a come compiacervi,dimenticare tutto e non voler fare altroche adorare e servire la bellezza che mi nuoce –se questo è amore inseguire una felicità che mi sfugge,perdermi ed essere solo,soffrire molto dolore, temere molto e tacere,piangere, invocare grazie ed essere respinto –se questo è amore vivere in voi più che in me stesso,nascondere dietro un viso gioioso estremo languore,sentire nel profondo dell’anima una lotta impari,caldo e freddo così come mi tormenta la febbre d’amore –vergognoso io, parlandovi, di confessare il mio dolore…Se questo è amore: furiosamente vi amo:vi amo e so bene che il mio dolore è fatale:il mio cuore lo dice a sufficienza, ma la lingua è muta.***L’amore mi uccide – e se non voglio diredel bel male ch’è per me il morireè per il timore grande che qualcuno voglia alleviarequel male per cui dolcemente sospiro.È ben vero che il mio languore desiderache col tempo io possa essere guarito:ma non voglio chiedere aiuto alla mia signoraper la mia salute – tanto mi aggrada il mio martirio.Taci, languore, sento arrivare il giornoche la mia signora, dopo così lungo stare,vedendo la preoccupazione che mi rode i pensieri,tenendomi giocosamente tra le braccia tutta una notte,generosamente ripagheràgli interessi del mio protratto dolore.***Angelo divino, che lenisci le mie ferite,interprete e araldo degli deiper quale porta sei sceso dal cieload alleviare i dolori della mia anima?Tu, quando la notte m’infiamma di pensieri,avendo pietà del mio ansioso soffrire,ora tra le mie braccia, ora davanti ai miei occhi,fai librare l’immagine della mia Signora.Resta, Sogno, indugia ancora un po’!Ingannatore, aspetta che mi sia saziatodi questo bel seno l’appetito del quale mi divora,e di questi fianchi che mi fanno svenire:se non nella realtà, almeno consentimidi abbracciarli – in sogno – per tutta la notte.***Chi beve, come cantava Nicandro,l’aconito, ha la mente turbata,tutto ciò che vede sembra raddoppiato,e la notte si distende sui suoi occhi.Chi beve dell’amore di Cassandra,che scorre dai suoi occhi al cuore,perde la ragione, impazzisce,cento volte al giorno la Parca viene a prenderselo.Ma l’aria calda, o la ruggine, o il vinoo l’oro fuso possono ben porre fineal crudele male che infligge l’aconito:solo la morte ha il potere di guarirei cuori di coloro che Cassandra avvelena,ma felice è davvero chi può morir così.***Cielo, aria e venti, pianure e montagne aperte,colline ricoperte di vigneti e foreste verdeggianti,rive tortuose e sorgenti increspate,boscaglie disboscate e voi, verdi boschi,grotte muschiose dall’imbocco appena schiuso,prati, gemme, fiori ed erbe rossicce,valli tortuose e spiagge dorate,e voi, rocce, ospiti dei miei versi,poiché, al momento della partenza, consumato dall’ansia e dalla rabbia,a quell’occhio bello non ho potuto dire “addio”,(esso mi sconvolge da vicino e da lontano)vi prego, cielo, aria, venti, montagne e pianure,boschi, foreste, rive e fontane,grotte, prati, fiori: diteglielo per me.L'articolo Pierre de Ronsard, ovvero l’erotismo della parola poetica (Traduzione di Antonio Devicienti) proviene da Il Fatto Quotidiano.