Si può ricostruire l’Europa passando per l’Artico? Il valoro aggiunto italiano

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Dopo la fine della Guerra Fredda, l’Artico divenne un laboratorio di dialogo anche tra potenze storicamente rivali come Stati Uniti e Russia, grazie anche alla nascita del Consiglio Artico nel 1996. Negli anni, la competizione geopolitica è tornata a intensificarsi a causa dello scioglimento dei ghiacci e delle nuove opportunità economiche, arrivando alla sospensione dei lavori del Consiglio Artico nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Oggi, in uno scenario già fragile, si aggiunge il rinnovato attivismo statunitense verso Groenlandia e Canada dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, che rischia di introdurre ulteriori tensioni anche all’interno del fronte occidentale.È in questo quadro che acquistano particolare rilevanza i messaggi emersi durante la settima edizione di Arctic Connections, la Conferenza internazionale annuale organizzata dalla Sioi dal 2018, che quest’anno è stata pre-evento ufficiale dell’Arctic Circle Forum. La domanda attorno alla quale si è articolato il dibattito è ambiziosa: è possibile ricostruire l’Europa passando per l’Artico? Gli esperti presenti hanno delineato uno scenario nel quale Stati non artici possono fungere da ponte: l’Italia emerge come collante Nord-Sud, capace di connettere la dimensione mediterranea con quella artica all’interno di un Mediterraneo più allargato, che connette il Vicino Nord al Vicino Sud.Quale sarebbe il valore aggiunto italiano? Gli ambiti sono svariati: dalla difesa alla cantieristica navale, dall’ingegneria civile alle infrastrutture critiche, fino a domini sempre più centrali come quello sottomarino e quello spaziale. In un’epoca in cui la competizione si gioca anche sulla protezione dei cavi sottomarini, sul monitoraggio satellitare e sulla capacità di raccogliere dati ambientali, l’Italia può contribuire alla costruzione di un “occhio globale”, capace di osservare e proteggere il dominio artico sia dall’alto sia dalle profondità marine: spazi ancora largamente inesplorati ma destinati a diventare cruciali, come sottolineato a chiusura della Conferenza dal presidente della Sioi, Riccardo Sessa, e dal presidente di Leonardo, Stefano Pontecorvo.Tale ambizione si innesta su una tradizione storica consolidata portata avanti dalla Marina Militare italiana da circa un secolo. Un percorso che unisce esplorazione, ricerca e presenza strategica, e che oggi trova nel Grande Nord una nuova frontiera. In questa chiave, l’Artico non è soltanto uno spazio di competizione, ma anche un laboratorio di rilancio europeo. Così come nel 1957 il Trattato di Roma segnò una tappa cruciale nel processo di integrazione continentale, proprio da Roma può partire un nuovo impulso di riflessione strategica per l’Europa, questa volta guardando al vicino Nord. Non come fuga in avanti, ma come esercizio di riallineamento geopolitico: ricostruire coesione, visione e capacità europea anche attraverso la dimensione artica, trasformando una periferia geografica in un centro politico-strategico del futuro continente.