Menarini chiude il 2025 in crescita e guarda alla sfida globale della farmaceutica

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“Guardando alle ultime politiche europee, bisogna capire dove l’Europa intenda andare. Con i grandi player governativi entrati in campo, le aziende europee hanno bisogno di avere le spalle sostenute da politiche che le aiutino a essere più competitive, forti e all’altezza di una sfida globale importantissima”. Queste le parole di Lucia Aleotti, amministratrice e azionista di Menarini, in occasione dell’incontro annuale con la stampa. Una sfida globale che – precisa Aleotti – “non è solo di fatturati, marginalità e occupazione, ma guarda direttamente l’indipendenza delle nostre economie”. In un momento caratterizzato da un crescente coinvolgimento statale nel rafforzamento dell’ecosistema delle life sciences – lo dimostrano le recenti politiche statunitensi della Most favored nation e il conseguente afflusso di investimenti oltreoceano, così come la strategia ormai decennale di Pechino – Aleotti, vicepresidente di Confindustria con delega al Centro studi, sottolinea la necessità che l’Europa diventi sempre più competitiva e all’altezza della partita globale.Il nodo europeoIl riferimento è alle recenti iniziative inaugurate dalla Commissione europea, in particolare alla revisione della legislazione farmaceutica Ue, un pacchetto in cui “si tagliano i tempi della proprietà intellettuale, incentivo numero uno per un’industria a investire in ricerca e sviluppo, nonché ciò che consente il ritorno economico degli investimenti”, osserva criticamente Aleotti. Ma anche alla direttiva sulle acque reflue che, spiega, “così raccontata sembra una tassazione sulle acque industriali”. La norma però parte dal presupposto che tracce dei farmaci assunti dai pazienti finiscano nelle urine e dunque, nelle acque reflue, attribuendo alle aziende il costo del trattamento. Tuttavia – sottolinea – “dall’altra parte le autorità dicono, non ti registrerei mai un farmaco che si accumula nell’organismo”. Una contraddizione che definisce una “schizofrenia della commissione”, con costi per le aziende stimati dall’associazione di categoria tedesca in circa 12 miliardi di euro l’anno. “Un nuovo farmaco costa 1,2 miliardi di euro, questi sono 10 nuovi farmaci che non si svilupperanno”, conclude, parlando di una “politica anti-industriale”.Un 2025 di crescitaIn questo contesto di tensioni regolatorie, Menarini continua comunque a registrare una traiettoria positiva. Il gruppo fiorentino ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 4,89 miliardi di euro, in crescita del 6,2%, e un Ebitda stimato tra i 440 e i 470 milioni. Numeri che confermano un’espansione costante, sostenuta anche da una politica aziendale precisa: il reinvestimento totale degli utili in ricerca, sviluppo e innovazione. Una scelta resa possibile dalla natura privata e familiare dell’azienda e che – sottolinea Aleotti – consente di mantenere autonomia nelle decisioni strategiche e di rafforzare nel tempo la pipeline scientifica. Un modello che negli ultimi anni ha portato Menarini a investire oltre mezzo miliardo in R&S e a consolidare una presenza industriale e commerciale che oggi si estende in circa 140 Paesi, con oltre 17 mila dipendenti e nove centri di ricerca e sviluppo.La crescita dell’azienda passa però prima di tutto dalle persone. “La possibilità di competere nel mondo per un’azienda come la nostra a fronte di colossi è legata al merito e alla capacità delle persone”, osserva Aleotti, sottolineando un dato simbolico emerso nell’ultimo anno: “Per la prima volta il numero di dipendenti donne ha superato quello degli uomini”. Una dinamica che si inserisce in un andamento positivo stabile – come ricorda la Ceo Elcin Barker Ergun – con l’azienda che “per quattro anni di seguito” registra un incremento intorno al 5% annuo. In questo contesto, non mancano però alcune criticità legate al contesto geopolitico ed economico: dalla guerra in Ucraina alla volatilità della lira turca, fino all’effetto del cambio euro-dollaro che ha penalizzato parte dei risultati.Il ruolo crescente del mercato UsaA trainare in modo significativo la crescita è stata soprattutto l’area statunitense. Gli Stati Uniti sono diventati il secondo mercato del gruppo con oltre 500 milioni di euro di ricavi, grazie in particolare al lancio di nuove terapie per il tumore al seno metastatico, uno dei migliori lanci del 2023. Un risultato che riflette anche una differenza strutturale tra le due sponde dell’Atlantico. “Se gli Stati Uniti non ci dessero questi ritorni, sarebbe impossibile investire nella pipeline di ricerca e sviluppo” osserva Ergun. “Il mercato europeo – aggiunge Aleotti – sconta la necessità di passare attraverso le procedure di prezzo e di rimborso di ogni singolo paese con una velocità di crescita inferiore rispetto a quella del mercato americano”. Ritardi che hanno “conseguenze dirette anche sui pazienti”.L’impegno per l’AmrTra le aree su cui l’azienda continua a investire vi è anche quella degli antibiotici e della resistenza antimicrobica (Amr), un ambito che però viene definito un broken market. “Siamo una delle poche compagnie a mantenere il portfolio Amr in Italia”, ricorda Ergun, elogiando il modello italiano che ha previsto l’ìnserimento degli antibiotici reserve all’interno del fondo farmaci innovativi, riconoscendo al contempo: “Manca un approccio coerente nei vari Paesi”.Escalation nel Golfo e sicurezza delle filiereUn elemento che torna d’attualità anche alla luce delle tensioni geopolitiche e delle recenti escalation in Medio Oriente, con il rischio di nuove pressioni sulle supply chain globali, è la sicurezza delle filiere. Sugli Api l’allarme è relativo, “l’Europa mantiene ancora una base produttiva solida” sottolinea la Ceo, “mentre gli Stati Uniti sono più dipendenti dalle importazioni provenienti da Europa, Cina e India”. Il punto critico, semmai, riguarda l’anello della catena relativo a intermedi e starting materials dove la dipendenza dall’Asia resta molto elevata anche per il Vecchio continente. Sul Medio Oriente, osserva Ergun, “non è però solo un mercato di vendita”, nella regione stanno infatti crescendo investimenti significativi anche sull’intelligenza artificiale, con implicazioni importanti alla luce dell’attuale scenario geopolitico.Il falso storico della spesa farmaceutica fuori controlloInfine, sull’idea di una crescita farmaceutica fuori controllo, Aleotti afferma senza mezzi termini che si tratta di un “falso storico”, negli ultimi vent’anni “la spesa farmaceutica è infatti passata da circa 12 a 8 miliardi di euro”. L’aumento registrato in alcune aree ospedaliere è legato soprattutto all’arrivo di terapie innovative che consentono ai pazienti di vivere più a lungo. “Un paziente che muore è un paziente che non costa, un paziente che vive grazie all’innovazione è un paziente che porta con sé degli investimenti e una spesa farmaceutica”.