Ti ricordi… Michael Konsel, il “nonno” sciatore che da sconosciuto conquistò Roma con una parata

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Volare tra i pali o volare sugli sci? Il dilemma del giovane Michael Konsel era quello, in gioventù. Già, nato il 6 marzo di 64 anni fa in una famiglia borghese di Vienna, Michael – come tutti gli altri ragazzini – cresce con gli sci ai piedi, ma pure il calcio gli piace molto. Inizialmente è attaccante, nella squadra del suo quartiere, il Kritzendorf, col nonno che lo segue passo dopo passo, gol dopo gol, finché quando ha solo nove anni capita che manchi il portiere titolare: in porta ci finisce Michael e fa bene, molto bene. Un dato che resterà “agli atti”, visto che non avviene un vero e proprio cambiamento repentino: addirittura vivrà il paradosso di giocare per un periodo attaccante nella squadra riserve e portiere nella prima squadra.Ha tecnica, ovviamente, grande atletismo ed equilibrio grazie allo sci: è un portiere completo, moderno per quegli anni. E tra sci e calcio il papà suggerisce di infilarci pure la scuola, che non si sa mai, con Michael che si impegna diplomandosi in una scuola di commercio. Cresciuto gli viene chiesto di scegliere: sci o pallone? Michael a quel punto decide di puntare sul calcio, arrivando nel 1982 al First Vienna come terzo portiere. E quando si infortuna il titolare il mister non pienamente convinto da quello che nelle gerarchie era la sua riserva punta sul giovane Michael: all’Hohe Warte gioca con calma olimpica, grandi riflessi e soprattutto autorità nel guidare i difensori e nessun timore di lanciarsi in uscite basse spericolate sugli avversari.Il First Vienna però è una squadra dal grande passato, ma nel momento in cui Michael ne difende la porta lotta per non retrocedere: vuol dire subire tanti tiri a partita, vuol dire parare, vuol dire mettersi in mostra e conquistare l’ammirazione di club più blasonati. Come gli acerrimi rivali del Rapid, che cercano un erede per Feurer: Michael farà capire di essere un grande portiere già dall’esordio, prendendosi il posto da titolare sia in Bundesliga austriaca che in Europa. Al Rapid resterà dodici anni, conquistando trofei e anche la nazionale, seppur ai Mondiali del 1990 gli venga preferito Lindenberger. Quando ha 34 anni molti pensano che il sipario sulla carriera di Michael stia per calare. Ma il destino ha in serbo un colpo di scena teatrale: nell’estate del 1997, la Roma di Franco Sensi decide di affidare la panchina al “Boemo”, Zdeněk Zeman.Il tecnico cerca un portiere che non sia un semplice guardiano della linea di porta, ma un atleta capace di giocare a trenta metri dai pali, un libero aggiunto che sappia leggere il gioco e far ripartire l’azione con i piedi. Zeman si ricorda di quel portiere austriaco visto in tv nelle gare internazionali. L’impatto all’arrivo non è granché: viene fatta ironia sull’età e sull’aspetto di Konsel, già brizzolato. “Abbiamo preso un nonno” dice qualcuno, ma l’impatto al primo anno di Serie A è ottimo. Konsel para di tutto e si trasforma nel “Pantera”. In un derby del novembre ’97 la Lazio attacca furiosamente, e Roberto Mancini scaglia un colpo di testa ravvicinato, potente, a botta sicura, Konsel, con un riflesso che sembrava appartenere a un ventenne, si inarca all’indietro e toglie il pallone dall’incrocio dei pali con la punta delle dita. E a Ronaldo il Fenomeno riesce a sradicare il pallone dai piedi in uscita bassa: cosa per l’epoca quasi impossibile.Alla fine della sua prima stagione (1997/98), viene eletto dai calciatori e dalla stampa come miglior portiere del campionato italiano, superando mostri sacri come Peruzzi, Buffon e Pagliuca. Un traguardo incredibile per un debuttante di 35 anni nel campionato più difficile del mondo. Roma si innamora perdutamente di quell’austriaco colto, elegante e terribilmente efficace. Michael vive il centro della città, apprezza la cucina e il calore del pubblico, ricambiando con prestazioni da urlo. Tuttavia, il fisico inizia a presentare il conto: nel 1998 un grave infortunio al tendine d’Achille lo tiene lontano dai campi per mesi. La Roma soffre la sua assenza e al suo ritorno Michael non è più lo stesso “fulmine” di prima, pur mantenendo una classe immensa. Nel 1999 saluta la Capitale per un’ultima avventura al Venezia.In laguna ritrova sprazzi della sua magia, ma capisce che è tempo di cambiare prospettiva. Si ritira nel 2000, ma non abbandona la luce della ribalta. Torna in Austria e diventa una star televisiva. Partecipa a Dancing Stars (il Ballando con le Stelle austriaco), arrivando in finale e dimostrando che quell’equilibrio imparato sugli sci serviva anche sulla pista da ballo. Piedi da attaccante e riflessi da sciatore: il segreto di quell’austriaco brizzolato che Roma chiamò “nonno” e che invece si rivelò pantera.L'articolo Ti ricordi… Michael Konsel, il “nonno” sciatore che da sconosciuto conquistò Roma con una parata proviene da Il Fatto Quotidiano.