di Shorsh Surme – La questione curda in Iran ha radici storiche profonde che trascendono l’attuale momento politico e si intrecciano con una lunga storia di conflitti legati al riconoscimento del pluralismo all’interno dello Stato iraniano.In un’analisi degli sviluppi di questa vicenda, lo scrittore e ricercatore politico Rostam Mahmoud, intervistato da Sky News Arabia, sottolinea che gli attuali movimenti curdi non possono essere separati da un contesto storico che si estende per oltre un secolo. Essi sono inoltre connessi a complesse dinamiche interne e regionali, legate alle posizioni delle stesse forze curde, ai calcoli degli Stati Uniti e dell’opposizione iraniana, così come alla complessità della posizione turca.Secondo Mahmoud, quanto accade oggi rappresenta una naturale estensione di quella che definisce la “lotta e resistenza dei curdi dell’Iran”, un percorso che risale alla Rivoluzione costituzionale del 1905. La costituzione della dinastia Qajar, infatti, non riconosceva alcuna diversità nazionale all’interno dell’impero iraniano, menzionando esclusivamente i persiani. Questo approccio, spiega Mahmoud, è proseguito sia sotto lo Scià sia sotto il regime instaurato dopo la Rivoluzione del 1979 guidata dall’ayatollah Khomeini, senza alcun cambiamento sostanziale nel riconoscimento del pluralismo etnico.Dopo la rivoluzione, i partiti curdi entrarono in conflitto con la nuova autorità, cercando di trasformare lo Stato iraniano in un sistema basato sul partenariato, anche se in forma limitata. Il conflitto degenerò in una lotta armata nel Kurdistan iraniano, che proseguì per diversi anni fino all’inizio degli anni Ottanta, prima che queste forze venissero emarginate dalla scena politica. Da allora, molti partiti si sono dispersi tra l’esilio europeo e le regioni di confine tra il Kurdistan iracheno e quello iraniano.Mahmoud sottolinea che queste forze non nascondono la loro inclinazione alla lotta armata, data l’assenza di uno spazio politico all’interno dell’Iran. Ciò emerge persino nei nomi dei partiti, che includono termini come “rivoluzionario”, “resistenza” e “lotta”, considerati l’unico mezzo per contrastare un’autorità che rifiuta di aprire la porta all’attività politica. Aggiunge che l’attuale situazione è un “gioco a somma zero”, ma qualsiasi cambiamento negli equilibri di potere potrebbe portare a una ripresa più intensa dell’attività armata curda.Il panorama politico curdo in Iran, spiega Mahmoud, è composto da tre principali correnti, simili a quelle presenti in altre parti del Kurdistan. La prima comprende forze conservatrici legate alla storia della Repubblica di Mahabad del 1946, guidate dal Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (PDKI). La seconda si fonda su un’eredità che combina il pensiero marxista storico con la questione nazionale curda ed è rappresentata dal Partito Komala, guidato da Abdullah Mohtadi. La terza corrente è quella che Mahmoud definisce “neo-rivoluzionaria”, la più vicina alle idee del leader del PKK, rappresentata dal Partito PJAK.Nonostante le differenze ideologiche e organizzative, Mahmoud evidenzia un chiaro livello di coordinamento tra queste forze, riunite in un consiglio politico comune. Esse condividono inoltre una visione generale sul presente dei curdi e sul futuro dell’Iran, cercando una formula basata sulla condivisione della sovranità all’interno dello Stato iraniano su due livelli distinti.Riguardo al ruolo della Regione del Kurdistan iracheno, Mahmoud invita a distinguere tra due questioni separate. A suo avviso, la regione è consapevole delle proprie dimensioni naturali e della sua posizione geopolitica all’interno dell’Iraq e deve confrontarsi con significative sensibilità politiche e sociali nella società irachena. Per questo motivo ritiene che la regione, pur disponendo di forza politica e militare, non possa impegnarsi in alcun progetto legato alla questione curda iraniana, poiché non sarebbe in grado di sostenere le conseguenze di un eventuale fallimento. Aggiunge inoltre che la regione ha adottato una chiara decisione strategica: evitare qualsiasi coinvolgimento in scontri avventati.Secondo Mahmoud, i curdi in Iran hanno posto tre condizioni essenziali prima di impegnarsi in qualsiasi potenziale iniziativa statunitense sulla questione iraniana. La prima riguarda la chiarezza sull’obiettivo finale degli Stati Uniti in Iran: se puntino a rovesciare il regime, a riformarlo oppure semplicemente a contenere i programmi nucleari e missilistici. Senza una risposta chiara, sostiene, non può esserci una posizione curda definita.La seconda riguarda la natura del sostegno americano alla causa curda. Mahmoud ricorda l’esperienza degli anni Quaranta, quando l’Unione Sovietica — e in misura minore la Gran Bretagna — incoraggiarono i curdi a creare un’entità politica nel 1946, per poi ritirarsi senza offrire una visione chiara della questione curda.La terza condizione riguarda la posizione delle forze iraniane. I curdi, afferma Mahmoud, non possono separarsi dal quadro politico iraniano complessivo. Egli sottolinea la confusione che caratterizza l’opposizione iraniana, frammentata tra sostenitori del figlio dello Scià, l’Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo, forze religiose, intellettuali e dissidenti dentro e fuori dal Paese, rendendo il panorama generale ancora poco definito.