Mentre la competizione nel pharma tra Cina e Stati Uniti si fa serrata, cosa fa l’Europa? “La direttiva sulle acque reflue è una tassa sulla pipì“, chiarisce Lucia Aleotti, azionista e membro del Board Menarini, al termine della presentazione dei dati 2025 del Gruppo farmaceutico. “Chiedono alle aziende farmaceutiche di depurare tutti i fiumi d’Europa, perché tracce del farmaco preso dal paziente finiscono nelle urine”, e queste a loro volta nelle acque. “Una politica anti-industriale”, sottolinea Aleotti. “È stato stimato che questa tassa vale 12 miliardi di euro all’anno pagati dalle aziende: vuol dire dieci nuovi farmaci che non verranno sviluppati. Cina e Stati Uniti sovvenzionano le loro aziende e l’Europa fa la tassa sulla pipì”. La sfida è globale“La geografia industriale è cambiata completamente negli ultimi 2-3 anni – precisa l’azionista, parlando a margine dell’incontro con LaPresse – La Cina gioca a sostegno delle proprie aziende già da molti anni, gli Stati Uniti sono entrati in maniera pesante per attrarre le aziende, in particolare quelle farmaceutiche, sul proprio territorio, mentre l’Europa sembra congelata in ragionamenti che sono fuori del tempo”.“Anzi, non solo non si fa niente per stimolare ed attrarre il settore farmaceutico e fare in modo che sia più competitivo con il resto del mondo, ma si aggiungono tasse continuamente, si taglia la durata della proprietà intellettuale che è l’elemento fondamentale per spingere la ricerca e sviluppo. E, appunto, si arrivano a inventare tasse che sono totalmente assurde che sembrano veramente kafkiane, come quella che io definisco la tassa sulla pipì”, conclude l’imprenditrice.Questo articolo Aleotti (Menarini) e la tassa sulla pipì per le imprese del farmaco proviene da LaPresse