Molestie al Teatro Due: la città di Parma ha scelto di tacere, ma verrà l’8 marzo anche qui

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Verrà l’8 marzo e a Parma, più che altrove, sarà dovere di calendario: festa della donna, tacere e seppellire. È mimosa d’ordinanza. Episodi recenti lo consigliano: settembre 2025, il Tribunale del Lavoro condanna Teatro Due e regista perché il primo avrebbe dovuto denunciare quello che faceva l’altro. Copioni omertosi, maschere e trucco, recitazioni e metafore in una città che debutta e matura carriere del consenso: molestie e violenze ripetute negli anni, decine di attrici sfogano rabbia di una solidarietà ritrovata grazie a due tra loro (Stecchetti e Ombrato) che hanno sfidato il silenzio e hanno denunciato. E’ la città emiliano-parigina in cui tutti sapevano, e sanno, qualcosa di troppo, dove schifiamo Epstein ma il sudiciume di casa è profumo in ampolla.Parma, città verdiana, cosce di maiale e formaggio grana, eccellenze da mangiare e ingoiare. Come un rospo. La cittadinanza, salvo pochissimi, digerisce tutto e chi digerisce si gusta il quieto vivere di non schierarsi per carriera ruffiana o compromesso. Alla Casa delle Donne di Parma, unica realtà che coinvolge e sprona alla partecipazione, l’ostinazione di non far calare il sipario su quello spettacolo inguardabile che s’è consumato per anni e che in pochi mesi troppa città finge di non sapere – come è uso fare nelle famiglie bene – che fa buon viso a cattive corna o continua a frequentarsi la domenica mattina per una benedizione popolare. C’è anche chi ha scritto una lettera in solidarietà ai condannati: legittimo farlo, come il dubbio di pensare che ognuno sceglie dove gli conviene stare.La città rimbalza sulle chat la vergogna di quanto accaduto, l’Amministrazione Comunale sceglie la morbidezza della diplomazia, l’indignazione può attendere: le violenze consumate o subite raccomandano a voci complici di tacere. Come chi sta a guardare. Intanto le opposizioni politiche fanno la parte della maggioranza, cavalcando una battaglia che dovrebbe essere della Giunta attuale; ma il Comune di Parma è nel CdA di Teatro Due, gatta da pelare, ma è del maiale che non si butta via niente.Siamo terra di salumi e formaggi, di grandi abbuffate, di tavolate da record. Tutto si mangia e, dopo qualche ora di intestino, alla scena del crimine basta uno sciacquone. Nulla si crea né si distrugge: ma si censura.L'articolo Molestie al Teatro Due: la città di Parma ha scelto di tacere, ma verrà l’8 marzo anche qui proviene da Il Fatto Quotidiano.