Usa. Lo “Scudo delle Americhe”: dalla lotta al narcotraffico alla militarizzazione dell’America Latina

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di Mauro Morbello –Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 gli Stati Uniti hanno ridefinito la propria strategia per l’emisfero occidentale, inteso nel lessico di Washington come l’intero continente americano. La nuova impostazione punta a ricostruire un ordine regionale a guida nordamericana nel quale sicurezza, lotta al narcotraffico, cooperazione politico-militare, controllo delle infrastrutture strategiche e contenimento delle influenze esterne, in primo luogo cinese, ma anche russa e iraniana, convergono in un’unica architettura di potere.L’inclusione della lotta al narcotraffico in questa nuova cornice ha fornito agli Stati Uniti la giustificazione, o più propriamente il pretesto, per l’operazione del 3 gennaio 2026 in Venezuela che ha condotto alla cattura del presidente Maduro. Con l’accordo siglato all’inizio di marzo tra Washington e 17 Paesi latinoamericani politicamente allineati, denominato “Scudo delle Americhe”, e con l’avvio della Coalizione per il contrasto ai cartelli del narcotraffico, questa linea ha assunto una più netta proiezione operativa, che ha dato avvio all’estensione di azioni militari nella regione secondo un modello di intervento definito come “Operazione Sterminio Totale”.Mentre l’attenzione internazionale restava concentrata sul conflitto con l’Iran, al centro della cosiddetta “Operazione Furia Epica”, un’inchiesta pubblicata da The Intercept, una delle più autorevoli testate di giornalismo investigativo indipendente, ha rivelato che il Pentagono, attraverso l’“Operazione Sterminio Totale”, sta realizzando anche in America Latina “interventi cinetici”, termine tecnico e volutamente neutro con cui le forze armate statunitensi indicano operazioni condotte mediante l’impiego di mezzi letali.L’inchiesta di The Intercept si fonda sulla memoria scritta presentata il 17 marzo 2026 da Joseph Humire, sottosegretario alla Difesa per la sicurezza delle Americhe, alla Commissione per i Servizi Armati della Camera dei Rappresentanti. Ex Marine e già direttore del Center for a Secure Free Society, think tank statunitense di orientamento ultraconservatore attivo nell’analisi delle minacce nell’emisfero occidentale, Humire ha legato il proprio nome soprattutto al postulato secondo cui l’Iran avrebbe sviluppato una progressiva penetrazione in America Latina. Una tesi fondata sulla presunta esistenza di reti culturali, diplomatiche ed economiche trasformate in strumenti di influenza politica e di accesso a risorse strategiche, in particolare litio e uranio, con Venezuela e Bolivia come basi privilegiate.Nella memoria presentata alla Commissione del Congresso, Humire definisce l’America Latina e i Caraibi come il fronte avanzato dal quale prevenire minacce criminali, migratorie e geopolitiche dirette contro gli Stati Uniti. In questa cornice ha presentato l’operazione avviata nel novembre 2025 dalle forze navali statunitensi, concentrate in particolare nello spazio caraibico, nell’ambito della quale sono stati condotti attacchi letali contro imbarcazioni impiegate nelle rotte del narcotraffico, come il primo stadio della nuova offensiva contro i cartelli criminali. A questa fase Humire indica essere seguito un secondo stadio, nel quale il baricentro dell’azione si è spostato dal mare alla terraferma attraverso operazioni bilaterali condotte con i Paesi confluiti nello “Scudo delle Americhe”.È in questo quadro che prende forma l’“Operazione Sterminio Totale”, la cui prima applicazione operativa si è realizzata all’inizio di marzo 2026, su richiesta del governo dell’Ecuador, contro obiettivi riconducibili a organizzazioni legate al narcotraffico nell’area di confine con la Colombia. Humire presenta tale intervento come un’offensiva militare condotta dalle forze ecuadoregne contro organizzazioni criminali transnazionali, con il sostegno degli Stati Uniti sul piano dell’intelligence, della logistica e della partecipazione operativa diretta. L’aspetto più rilevante delle sue dichiarazioni è però un altro, poiché tale intervento non viene descritto come un episodio circoscritto. Al contrario, viene presentato come il primo banco di prova di un più ampio dispositivo regionale di contrasto alle strutture operative dei cartelli criminali in America Latina, formalmente affidato ai Paesi alleati, ma promosso, sostenuto e coordinato strategicamente da Washington.L’operazione condotta nell’area di confine tra Ecuador e Colombia ha suscitato una dura reazione da parte del governo colombiano, che, al pari di Messico e Brasile, non aderisce alla coalizione dello “Scudo delle Americhe”. Bogotá ha accusato l’Ecuador di avere oltrepassato la frontiera e violato la sovranità nazionale mediante un’azione armata che avrebbe provocato vittime, aprendo una fase di forte tensione politica e diplomatica tra i due Paesi.Quanto avvenuto tra Ecuador e Colombia assume un rilievo particolarmente critico, poiché mostra in forma concreta, e al tempo stesso preoccupante, come la nuova strategia di “sicurezza emisferica” promossa dagli Stati Uniti, costruita sul pretesto della lotta ai cartelli, possa imporsi sulla sovranità degli Stati latinoamericani. In questa prospettiva, l’operazione “Sterminio Totale” si configura come la traduzione operativa di tale impostazione ed esprime una logica egemonica di crescente interventismo militare nordamericano nella regione, diretto non soltanto verso i Paesi schierati con Washington, ma anche verso quelli che non ne condividono l’indirizzo politico, con l’obiettivo di ricondurre l’intera regione entro una più stretta sfera di influenza statunitense.Quando, nella memoria presentata al Congresso, Humire afferma che le operazioni promosse in Ecuador costituiscono soltanto l’inizio di una più ampia strategia di natura militare nella regione, rende esplicito il significato del passaggio in atto. Non si delinea, infatti, un semplice inasprimento delle politiche antidroga, ma il consolidarsi di un modello di interventismo armato destinato a estendersi all’intero emisfero occidentale. Tale prospettiva rischia, da un lato, di destabilizzare fortemente l’America Latina, moltiplicando le tensioni tra Stati confinanti. Dall’altro, oltre a ledere la sovranità dei Paesi implicati, può alimentare un processo di progressiva radicalizzazione in un’area già attraversata dalla crescente competizione tra grandi potenze, ricca di risorse strategiche di rilevanza globale e segnata dalla presenza di significativi interessi economici extra-emisferici, in particolare cinesi.In questo quadro, non si può escludere che l’incremento delle iniziative militari statunitensi nella regione possa indurre altri attori, in particolare la Cina, a radicalizzare le proprie posizioni in difesa di interessi strategici contrapposti a quelli nordamericani, contribuendo così ad accentuare la polarizzazione dell’area. Un simile sviluppo, benché al momento soltanto ipotetico, se dovesse prendere forma aprirebbe un nuovo fronte di contrapposizione internazionale dalle conseguenze difficilmente prevedibili, in un contesto globale già profondamente segnato dai conflitti in corso.