«Il posto è Sigonella, certo, ma la situazione è completamente diversa e non si possono fare paragoni tra contesti storici diversi», è lapidaria la neocapogruppo di Forza Italia, Stefania Craxi. Il no all’uso della base di Sigonella per una missione dei bombardieri usa diretti nel Golfo Persico (diversa da quelle di sostegno tecnico che avvengono senza necessità di autorizzazione da parte del governo italiano), pronunciato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, d’accordo con Giorgia Meloni ha ricordato quello che pronunciò Bettino Craxi, suo padre, nel 1985 dicendo no agli Stati uniti quando i jet americani fecero atterrare a Sigonella un aereo dirottato con a bordo il commando che si era impossessato della nave Achille Lauro. Lei, però, non è convinta: «Ci sono solo due cose in comune tra le due vicende che avevano tutta un’altra genesi: la prima è la centralità della base di Sigonella e quindi del Mediterraneo, che è centrale non solo per l’Italia e l’Europa ma per tutto il sistema internazionale», conferma a Open, come aveva già spiegato nel pomeriggio.E la seconda? «In entrambi i casi non si tratta di uno strappo diplomatico, ma della richiesta di rispetto della sovranità. Le due vicende non sono paragonabili. In quel momento si pensava alla richiesta che venissero consegnati agli Usa i dirottatori. Craxi riteneva che dovessero essere processati, come poi avvenne, dallo Stato italiano. Si tratta in entrambi i casi non di uno strappo diplomatico ma della richiesta di rispetto della sovranità internazionale ma sono due vicende di natura totalmente diversa».C’è chi nota che, al di là dell’episodio, la postura dell’Italia sui conflitti Mediorientali fosse complessivamente diversa da oggi, lei che ne pensa? «Non si possono paragonare epoche storiche così diverse, lo ripeto. Non accetto la critica di chi dice che siamo asserviti a Trump, non è così. Il nostro è, invece, un atlantismo ragionato, tutt’altro che succube. Bene ha fatto il governo a dire no a delle richieste che esulavano dagli accordi sull’utilizzo delle basi, accordi che in parte sono coperti da segreto di Stato». L’opposizione ha chiesto che il governo riferisca«La linea dell’esecutivo è chiara: a ogni nuova richiesta ci sarà un passaggio parlamentare. Non c’è nulla da chiarire oltre questo e voglio sottolineare anzi che Guido Crosetto e Antonio Tajani hanno costantemente riferito al parlamento sugli accadimenti in corso». E l’idea avanzata dalla segretaria del Pd Elly Schlein, di un No preventivo? «Ci sono accordi che vanno rispettati e, in ogni evenienza, il riferimento resta il diritto internazionale. Non serve aggiungere altro. L’alleanza euro-atlantica è ineludibile, fondamento della nostra sicurezza. Il rapporto con gli Stati Uniti deve essere senza tentennamenti ma anche senza subalternità. Dobbiamo attenerci agli accordi e al diritto internazionale».Ma quindi, alla luce anche della sua esperienza come presidente della commissione Esteri, come si dovrebbe intervenire sulla crisi in atto? «Emerge la necessità di agire con una sola voce da parte europea, non è possibile che ogni paese agisca per proprio conto anche perché la chiusura dello stretto di Hormuz attiva una crisi che riguarda l’Europa molto più di quanto impatti sugli Stati uniti. L’Europa dovrebbe essere attore e non spettatore».Tra le possibilità c’è una missione internazionale europea? «L’Europa ha la missione Aspides nell’area, nel golfo di Aden, tra l’altro a guida italiana. E le regole di Aspides prevedono anche interventi ad Hormuz. E’ possibile ragionare sull’uso della missione, mettendo al centro l’interesse nazionale ed europeo». L'articolo Sigonella, Meloni come Craxi? La figlia Stefania non è convinta: «In comune solo la base Usa e il rispetto della sovranità, il nostro è atlantismo ragionato» – L’intervista proviene da Open.