Italia senza Mondiali, azzerare tutto e ripartire dalla competenza di Giovanni Malagò | il commento

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Ora c’è solo l’abisso. La terza bocciatura di fila dell’Italia al mondiale, superata nella finale playoff ai rigori dalla Bosnia, dopo una partita giocata in dieci dal 42’ del primo tempo per la scellerata espulsione di Bastoni, è l’ultimo scempio di dodici anni devastanti per il nostro calcio. Lo stesso film di questa partita, con gli azzurri passati al 15’ con Kean e raggiunti al 79’ da Tabakovic, dopo aver divorato nella ripresa tre occasioni con Kean, Esposito e Dimarco, racconta molto di quello che siamo. Anche nei tempi supplementari, c’è stata la possibilità di trovare il 2-1, con l’allungo di Palestra abbattuto poco prima dell’ingresso in area da Muharemovic. Fa discutere e si discuterà sulla scelta dell’arbitro Turpin di limitarsi al cartellino giallo e non sventolare, invece, quello rosso. Giusto o sbagliato, di fronte al disastro è quasi ridicolo parlare di questi episodi. In USA, Canada e Messico vanno Capo Verde e Curacao. Noi invece davanti la tv. Con patatine e pop corn.La verità è che siamo fuori dal mondiale e mai nessuna nazionale con almeno un titolo iridato in bacheca era rimasta a casa per tre volte di fila. Non andiamo al mondiale, ma facciamo ridere il mondo. Dispiace per i giocatori, che hanno dato tutto, anche nei loro errori: sono i meno colpevoli. I responsabili stanno in alto. Hanno occupato le poltrone con l’aria dei conquistatori e si sono assegnati stipendi strapagati. E non parliamo solo della Figc di Gabriele Gravina: questa sconfitta stronca anche la Lega di A, altra grande responsabile del disastro. L’unico elemento che li distingue, in mancanza di qualsiasi qualità, è l’arroganza. Si sono preoccupati soprattutto dei bilanci, ma ora, anche sui conti, questa eliminazione produrrà danni pesanti, con i mancati introiti legati al mondiale la rimodulazione dei contratti pubblicitari al ribasso, come da accordi. Paghiamo anche gli errori di due allenatori che si sono dimostrati inadeguati nei momenti decisivi: Spalletti nella gara numero uno in casa della Norvegia, Gattuso in questa sfida in Bosnia, dove ha confermato all’inizio la squadra che aveva giocato male a Bergamo nella semifinale contro l’Irlanda del Nord e ha gestito in modo discutibile e tardivo i cambi. Alla fine, hanno tutti sperato nei miracoli di Donnarumma nella lotteria dei rigori, ma la magia della finale europea di Wembley non si è ripetuta.Il calcio prende, il calcio dà. L’Italia è stata eliminata ancora una volta da una nazionale in teoria inferiore, numero 66 del ranking Fifa. Nel 2017 fu la Svezia, nel 2022 la Macedonia del Nord. La Bosnia ha mostrato i suoi limiti nelle occasioni concesse agli azzurri nella ripresa e nella sua povertà di schemi, palla sull’esterno e cross nel mucchio. Si poteva vincere anche in dieci questa sfida, ma la nostra fragilità e i nostri vizi strutturali – pallone all’indietro per non rischiare, attesa dell’avversario invece dell’aggressione, mancanza d’intensità – ci hanno portato a questa catastrofe sportiva.Ora, per decenza, tutti a casa, ma, attenzione, non basterà il ripulisti generale per tornare in alto nell’immediato. Mancano ricambi dirigenziali: chi, come e dove? Viene in mente solo il nome di Giovanni Malagò, ex presidente del Coni e in questi giorni indicato come possibile successore di Daniela Santanchè al ministero del Turismo. Avrà voglia? Malagò o altri, è ora di portare al vertice del calcio anche persone competenti, serie e con visioni ampie. Damiano Tommasi attuale sindaco di Verona – c’è sempre la politica di mezzo con cui fare i conti -, Alessandro Del Piero, Simone Perrotta, Paolo Maldini: c’è una generazione di ex giocatori che potrebbe dare un contributo fondamentale, di idee e di progetti. Va rifondato il sistema dei settori giovanili, con provvedimenti che incentivino la presenza dei ragazzi italiani, come accade per esempio in Inghilterra. Vanno introdotte nuove metodologie, che riportino la tecnica al centro del villaggio. Bisogna trovare un ct all’altezza, con una visione moderna del calcio. Vanno ringraziati e congedati i giocatori più anziani.Sarà un’impresa titanica ripartire, rifondare e ricostruire. Il nostro calcio deve uscire dalle caverne nelle quali si è rinchiuso negli ultimi vent’anni. Servono idee, coraggio, visioni. Ma in questo momento, occorre una cosa su tutte: l’addio di massa di chi ha trascinato il calcio di una nazione quattro volte campione del mondo così in basso. Non basta chiedere scusa: bisogna abbandonare le poltrone e chiudersi la bocca. Tutti a casa. Subito. E una sola parola per salutarli: vergogna. Hanno umiliato una nazione che vive di calcio, hanno regalato un’altra delusione a giovani e bambini.L'articolo Italia senza Mondiali, azzerare tutto e ripartire dalla competenza di Giovanni Malagò | il commento proviene da Il Fatto Quotidiano.