Spiedo bresciano addio? La Regione Lombardia corre ai ripari per evitare la procedura d’infrazione. M5s: “Tentativo goffo”

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Spiedo bresciano addio? C’è chi ci spera e chi si dispera. Ma come sempre la realtà presenta un’infinità di scale di grigi. E se è vero che in provincia di Brescia si continuerà a mangiare gli uccellini nel piatto della tradizione, è altrettanto vero che lo smacco (politico) per la Regione Lombardia è evidente. Per affrontare la storia è necessario fare un passo indietro, cioè a una delle sedute più assurde del recente passato al Pirellone, teoricamente l’organo politico più importante della Lombardia. Correva l’anno 2022, l’Aula era stata convocata unicamente per discutere di spiedo bresciano – e no, non della sanità a pazzi, né di lavoro e dell’emergenza abitativa – e sugli spalti erano presenti circa 50 sindaci, col Tricolore in bella vista, del Bresciano.Quel giorno, tra le proteste, venne approvata la legge regionale “in difesa dello spiedo bresciano”. In sostanza, sì alla caccia in deroga a specie protette, sì alla “cessione gratuita” dei volatili a ristoratori e sagre anticipata da una semplice autocertificazione. In barba, manco a dirlo, alle leggi europee e a quelle italiane (157/92) che vietano la commercializzazione di “tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri dell’Unione europea, ad eccezione delle seguenti: germano reale, pernice rossa, pernice di Sardegna, starna, fagiano, colombaccio”. Per chi – legittimamente – non lo sapesse: lo spiedo bresciano è fatto principalmente da peppole, tordi, merli, fringuelli, allodole. E cosa saltò fuori un anno fa? Che la Commissione Ue inserì la legge regionale sullo spiedo bresciano nel proprio EU PILOT 2023/10542 (quello che riguarda il mancato rispetto della Direttiva Uccelli). Vale a dire: la prima fase di un’eventuale procedura d’infrazione. Chi l’avrebbe mai immaginato.E arriviamo all’oggi. La Giunta guidata da Attilio Fontana ha deciso con legge Ordinamentale di rivedere il provvedimento varato quattro anni. E, in parte, di depotenziarlo, ribadendo che i cacciatori non possono sparare agli uccelli per cui vige il divieto Ue e di aumentare i controlli (sui quali, però, la Regione può poco). “Quattro anni fa il Movimento 5 stelle denunciava le evidenti criticità di una norma in palese conflitto con le direttive europee” ha detto Paola Pollini, consigliera M5s. “Oggi, quel rischio è realtà. La legge ‘Massardi’ è finita sotto la lente dell’Unione europea e la Giunta regionale è costretta a correre ai ripari inserendo correttivi nella legge ordinamentale. Correttivi che, però, somigliano più a un’operazione di facciata che a una soluzione reale: un ‘contentino’ per Bruxelles, senza alcuna garanzia di efficacia”.E ancora: “Si parla di rafforzare il contrasto agli illeciti venatori, senza però dire come. Occorrerebbe invece aumentare le guardie venatorie volontarie dotandole di strumenti adeguati, a partire dall’accesso alle banche dati. Allo stesso modo viene promesso di colpire il traffico illegale di selvaggina, ma non si specifica con quali strumenti, né in termini economico-sanzionatori, né tantomeno penali. Ancora meno credibile è l’appello di una Giunta, che in questi anni si è ripetutamente piegata alle richieste del mondo venatorio, che chiede a quello stesso mondo il rispetto delle regole che vorrebbe cambiare. L’auspicio è che la Commissione europea non si lasci ingannare e valuti nel merito l’effettiva applicabilità di queste misure”. Resta da capire, ora, se la maggioranza in Aula troverà un accordo.Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.itInstagramL'articolo Spiedo bresciano addio? La Regione Lombardia corre ai ripari per evitare la procedura d’infrazione. M5s: “Tentativo goffo” proviene da Il Fatto Quotidiano.