La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, invita alla cautela sulle morti di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute dopo Natale a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dopo i malori avuti successivamente a un pranzo in casa il 23 dicembre scorso. In un’intervista a Repubblica, Antonelli cerca di ridimensionare le indiscrezioni circolate in questi giorni sull’avvelenamento da ricina: «Non abbiamo ancora nessuna certezza che madre e figlia siano state avvelenate con la ricina. Dal centro antiveleni di Pavia abbiamo soltanto avuto un’anticipazione sulla non negatività a quella sostanza». Quindi gli esami ad ampio spettro chiesti dai pm di Campobasso al Centro antiveleni Maugeri di Pavia hanno escluso agenti più comuni come il botulino e il veleno per topi, ma non hanno ancora confermato la ricina come causa del decesso. «Non potrò confermare nulla fino a quando non riceverò l’esito completo dell’autopsia e le conclusioni degli esperti di Pavia», precisa Antonelli.Perché non ci sono ancora certezzeIntanto il medico legale Pia Benedetta De Luca, che ha eseguito le autopsie sui corpi delle due donne all’ospedale Cardarelli di Campobasso il 31 dicembre 2025, ha chiesto un mese di proroga per completare il lavoro. La sua relazione finale slitta quindi a fine aprile. I tempi si allungano perché mancano ancora i risultati dei laboratori sui campioni prelevati, incluse le analisi dell’Istituto zooprofilattico su campioni di cibo. La procura di Larino, subentrata a quella di Campobasso in virtù dell’ipotesi di reato più grave, ha aperto un fascicolo per duplice omicidio premeditato, ma al momento non risultano indagati.Il rischio di inquinare le proveAntonelli non nasconde il timore che la sovraesposizione mediatica del caso potrebbe compromettere le indagini. «Rischiamo di avere tra qualche settimana la conferma della ricina come causa della morte e magari chi l’ha somministrata se n’è disfatto o ha avuto modo di cancellare le prove». Un paradosso che secondo la procuratrice aumenta il rischio di inquinamento delle prove, visto che, secondo lei, più si parla, più aumentano le possibilità che eventuali prove vengano fatte sparire prima che gli inquirenti possano acquisirle.La preoccupazione per la figlia maggioreTra le preoccupazioni di Antonelli c’è anche la sorella maggiore di Sara, Alice Di Vita, l’unica della famiglia a non essere rimasta coinvolta perché quel giorno si trovava fuori città e non aveva partecipato al pranzo. A differenza sua, la madre, la sorella e il padre erano finiti tutti in ospedale, con quest’ultimo ricoverato per una settimana prima di riprendersi. «Sono preoccupata per questa ragazza, che già da mesi sta affrontando il dolore di una famiglia spezzata. Penso al peso mediatico che sta sopportando. Non è giusto ed è dovere di tutti tutelarla», sottolinea la procuratrice.L'articolo Madre e figlia morte e il giallo della ricina, la procuratrice teme per la sorella sopravvissuta: «Veleno? Perché non si può ancora dire» proviene da Open.