Il professor Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell’Università di Palermo e responsabile scientifico dei progetti di ricerca Bythos e Smiling, e Antonio Fabbrizio, amministratore e titolare di fatto della associazione Progetto Giovani e della associazione Più Servizi Sicilia, sono indagati dalla procura europea per una truffa all’Ue. Con loro altre 21 persone per le quali i pm avevano chiesto misure cautelari, ma il Gip ha respinto l’istanza sostenendo che, pur sussistendo i gravi indizi, non ci fossero le esigenze in virtù del tempo trascorso dai fatti.La grande truffa alla UeL’indagine ipotizza i reati di truffa aggravata, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione e falso materiale. Al centro c’è il programma scientifico Bythos, finanziato con fondi Ue, per il quale venivano rendicontati costi relativi ad attività di ricerca dei docenti e all’ acquisto di attrezzature scientifiche in realtà mai sostenuti. L’inchiesta è nata dalle rivelazioni di due ricercatori che hanno raccontato di professori che, pagati per lavorare al progetto, non hanno mai realmente contribuito alla ricerca. Gli indagati facevano risultare costi mai sostenuti per gonfiare le spese e aumentare il contributo percepito dall’Ue. Venivano anche simulati acquisti mai fatti con la complicità di titolari di imprese.Il patto corruttivo«Mi risulta che sia stato formulato un ordine di circa 70-80 mila euro per dei materiali che non ho mai visto presso l’Università», ha dichiarato ai magistrati uno dei ricercatori che hanno dato input agli accertamenti. «Il professore Arizza ci chiese di realizzare delle etichette adesive con gli estremi di tale progetto da apporre sul materiale acquistato. Una volta realizzate queste etichette, ci disse di rimuovere da alcune scatole le etichette di un altro progetto (Deliver) e di apporre quelle del progetto Bythos. In pratica, il materiale acquistato nell’ambito del progetto Deliver è stato fatto figurare come se fosse stato acquistato nell’ambito del progetto Bythos». Per i pm tra Arizza e Fabbrizio, inoltre, sarebbe esistito un patto corruttivo per cui il docente, in cambio di lavori assegnati ma mai svolti dal figlio, avrebbe fatto aggiudicare alla società di Fabbrizio servizi previsti in un altro progetto europeo denominato Smiling.Le misure cautelariA dicembre 2024 i pm avevano chiesto misure cautelari per 17 dei coinvolti. Il 6 febbraio il Gip ha respinto la richiesta. Per il magistrato, a impedire l’applicazione dei provvedimenti cautelari sarebbe “la risalenza nel tempo delle condotte”. Troppo, dunque, il tempo trascorso dalla commissione dei reati. «Esaminata la richiesta del Procuratore Europeo pervenuta in data 24.12.2024 e esitata in data odierna – scrive il magistrato nella sua ordinanza – in ragione del gravoso carico di ruolo più volte evidenziato ai dirigenti…è emersa la ripetuta realizzazione di condotte truffaldine in danno dell’Erario».L’appelloQuel che manca, per il giudice, a causa degli anni passati sono le esigenze cautelari. «Deve evidenziarsi che la risalenza nel tempo delle condotte per cui si precede, poste in essere dal 2018 al 2023, impedisce di ritenere concreto e attuale il rischio di reiterazione di analoghe condotte delittuose. E, infatti, si tratta di condotte che, pur essendo penalmente rilevanti, si sono esaurite nell’arco temporale sopra considerate», spiega. Contro la decisione del magistrato hanno fatto appello al tribunale del Riesame i pm della Procura Europea Gery Ferrara e Amelia Luise.L'articolo Palermo, i prof che truffavano l’Ue inventando inventando ricerche mai fatte proviene da Open.