Mer, 1 Apr 2026Le parole del presidente della FIGC hanno scatenato polemiche da parte degli sportivi italiani.DiRedazioneCondividi l'articoloGabriele Gravina e Jannik Sinner (Photo by Claudio Villa/Getty Images)Dopo l’ennesima uscita dell’Italia dai playoff per i Mondiali, Gabriele Gravina – presidente della FIGC – si è trovato a dover affrontare una domanda scomoda: come mai, mentre il calcio è in difficoltà, gli altri sport italiani stanno ottenendo risultati sempre migliori?La risposta del numero uno della Federcalcio ha acceso un ampio dibattito. «Non si possono fare confronti», ha sostenuto, spiegando che il calcio è uno sport professionistico, mentre gli altri sarebbero semplicemente dilettantistici. Una posizione che, se analizzata con attenzione, appare tanto conveniente quanto debole. Gravina ha poi aggiunto – incappando in una gaffe significativa, confondendo Arianna Fontana (specialista dello short track) con una sciatrice – che in queste discipline «sono tutti dipendenti dello Stato».Una dichiarazione che ha suscitato diverse critiche, tra cui quella di Mattia Furlani, campione del mondo nel salto in lungo, che ha replicato in modo diretto: «Un discorso del genere finisce per svuotare i valori dello sport e il lavoro svolto dallo Stato e dalle forze dell’ordine per sostenere un intero movimento e i giovani atleti».È quindi opportuno esaminare più a fondo il ragionamento di Gravina, partendo dai suoi presupposti fondamentali.Continua a leggere su Sport e FinanzaDeveloped by 3x1010