Vendite auto, marzo in crescita del 7,6%. Ma il mercato resta fragile

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Il mercato dell’auto italiano chiude marzo con un segno positivo che, tuttavia, ha le sembianze di una corsa contro il tempo. Le immatricolazioni crescono del 7,6%, arrivando a 185.367 unità, mentre il primo trimestre del 2026 si attesta a 484.802 vetture, in aumento del 9,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Numeri che a prima vista racconterebbero una ripresa, che tuttavia è in parte sostenuta da una spinta artificiale destinata a esaurirsi.Dietro questo risultato c’è infatti ancora l’effetto della coda degli incentivi all’elettrico prenotati a fine 2025. Un’onda lunga che ha sostenuto il mercato negli ultimi mesi, portando la quota delle elettriche dall’8,6% di marzo fino ai picchi di oltre l’11% registrati a fine anno. Una dinamica evidente: senza incentivi, la domanda resta fragile. E lo dimostra il fatto che, nonostante il recupero, i volumi restano inferiori di quasi il 10% rispetto al periodo pre-pandemia.Marzo, poi, non è stato solo il mese degli incentivi, ma anche quello delle strategie di fine trimestre. “Le immatricolazioni salgono sotto la spinta delle auto-immatricolazioni (le famigerate km zero, ndr) dei dealer”, ha spiegato Massimo Artusi, presidente di Federauto, sottolineando come il risultato sia stato sostenuto anche dalla necessità di chiudere i bilanci e dal contributo di un giorno lavorativo in più. Negli ultimi tre giorni del mese si è concentrato oltre un terzo delle targhe: un’accelerazione che racconta bene la tensione commerciale di queste settimane.Se si guarda alla composizione del mercato, il cambiamento è ormai strutturale. L’ibrido domina con oltre il 50% di quota, mentre plug-in ed elettrico puro continuano a crescere a ritmi sostenuti, rispettivamente vicino al raddoppio e oltre il +70% su base annua (anche in virtù del suddetto effetto incentivi). Al contrario, benzina e diesel proseguono la loro discesa, senza segnali di inversione. È la fotografia di una transizione in corso, ma ancora fortemente dipendente dai sussidi pubblici.E proprio qui emergono le contraddizioni del sistema. Unrae, l’associazione dei costruttori stranieri operanti nel nostro Paese, richiama l’attenzione sull’impatto finanziario che il meccanismo dei bonus sta scaricando sui dealer. “I voucher per gli incentivi sono stati anticipati dalle reti di vendita”, sottolinea il presidente Roberto Pietrantonio, evidenziando come sia ora indispensabile “garantire rimborsi rapidi per tutelare i concessionari”. Un passaggio chiave che mette in luce il rischio di tensioni lungo la filiera.Nel frattempo, il mercato si regge anche su dinamiche meno visibili. Il canale privati torna a crescere, mentre il noleggio rallenta per la prima volta dall’inizio dell’anno. Ma soprattutto, come accennato, aumenta il ricorso alle Km zero da parte dei concessionari, che nel trimestre arrivano a pesare quasi il 9% del totale. Chiaro segnale di quanto il sistema stia cercando di sostenersi dall’interno.Fuori dai numeri del mese, nondimeno, resta (e non sullo sfondo, ma in primo piano) una questione strutturale. Il parco circolante italiano continua a invecchiare: sempre più automobilisti italiani scelgono l’usato, persino vetture che prima sarebbero state rottamate.Le prospettive, guardando avanti, restano incerte. Secondo il Centro Studi Promotor, oltre la metà dei concessionari segnala un basso livello di ordini e affluenza negli showroom, mentre solo il 10% si aspetta una crescita nei prossimi mesi. La maggioranza prevede stabilità o addirittura un calo. “Non è certo un risultato positivo”, osserva il direttore Gian Primo Quagliano, ricordando che il mercato italiano nel 2019 superava 1,9 milioni di immatricolazioni, contro una previsione per il 2026 di circa 1,57 milioni.Ma forse dovremmo cominciare a rientrare nell’ordine di idee che, nelle condizioni attuali, quei livelli appaiono sempre più irrealistici. E a riflettere su cosa succederà quando incentivi, strategie commerciali e aggiustamenti più o meno furbi verranno meno.L'articolo Vendite auto, marzo in crescita del 7,6%. Ma il mercato resta fragile proviene da Il Fatto Quotidiano.