La prima volta che ho visto Rosalía dal vivo era nell’edizione 2019 del Primavera Sound di Porto: ero molto curiosa di sentirla perché El mar querer è stato un disco che approfondiva la tradizione folkoristica del flamenco,standardizzata in precisi canoni, che lei ha reso contemporanei e personali. Il disco, scritto per la sua laurea in musica, è un concept album suddiviso in capitoli, come se fosse un racconto di un narratore occitano, ispirandosi al Roman de Flamenca, che diventa un mezzo per raccontare una relazione amorosa tossica.Quel live e quel disco hanno determinato il momento di passaggio di Rosalía dall’essere un’artista indipendente al successo, arrivato a livello mondiale con Motomami, una virata verso sonorità reggaeton anticipate da numerosi singoli e collaborazioni con icone del genere, e che l’hanno resa la star mondiale attuale. Personalmente, il live e il disco di Motomami, non l’ho mai nascosto, non sono nelle mie corde: mi era parso che la cantante avesse perso quell’originalità sperimentale che la contraddistingueva, per appianarsi su suoni molto più commerciali e fruibili dal grande pubblico. Per questo, quando è uscito Berghain, singolo che ha anticipato l’album Lux, sono rimasta stupita e, ai tempi del singolo, dichiarai che ben speravo che chi avesse apprezzato quella canzone cominciasse ad approfondire l’opera e la musica classica a cui richiamava.Lux ha una connessione diretta con El mar querer: prendendo nuovamente una tradizione standardizzata, stavolta quella dell’opera lirica e della classica, la rende accessibile a chi non ha mai fruito questi linguaggi. Canta arie in lingue diverse, ma parla di red flag, di amori tossici, di amori e di ricerca di identità, come una qualsiasi ragazza di 30 anni.Se nel Mar Querer trova una catarsi nella liberazione contro un’oppressiva cultura che ha soffocato la sua libertà espressiva da giovane, qui lo fa con un argomento ancora più significativo, la religione, rappresentativa di una fetta molto più ampia di pubblico. Rosalía usa iconografie che abbiamo a nostra volta studiato, imparato e fatto nostre: per quanto nella nostra vita ce ne siamo distaccati, è sempre ben presente in svariate forme e dogmi, oltre che iconografie e visioni.Così come poniamo facilmente le persone su un piedistallo, idolatrandole e rendendole, ai nostri occhi, infallibili, così facilmente le buttiamo giù. Ma è proprio questo, il senso profondo di Lux e del tour che lo accompagna: imparare a riconoscere e guardare con occhi diversi, umani, chi pensiamo sia una divinitàTutto Lux è una metafora religiosa su come spesso noi ci affidiamo all’altro, facendo un atto di fede, sacralizzando la figura di chi si ama come se fosse una divinità, e racconta fin dove siamo disposti ad arrivare, prima di accorgerci che quello che abbiamo creato non è altro che una perfetta illusione, che si sgretola di fronte all’imperfezione umana.Rosalía è ben consapevole della sua influenza nella scena musicale mondiale e ha deciso, nel suo tour di portare l’opera lirica a un pubblico che non ne è avvezzo, costruendo un live suddiviso in 4 atti, esattamente come da tradizione del teatro lirico.Il suo live è ricco di citazioni, omaggi e spunti di riflessione. Sono usciti centinaia di articoli a riguardo: da Degas, a Leonardo da Vinci, dalla Venere di Milo (resa però come Eva Green in The Dreamers – ulteriore citazione sul rapporto amoroso di cui parla ne “La perla”) a Lucifero che precipita dal Paradiso sulla terra, la parte di palco dedicata all’orchestra creata a pianta di chiesa a croce latina, fino all’incenso sparso sul pubblico come benedizione e il momento confessionale che separa gli atti.Non dimentichiamoci che Rosalía non è una ballerina classica, benché balli sulle punte, e non è una cantante lirica, per quanto canti canzoni che sembrano arie del 19° secolo. Quello che porta sul palco sono tableaux vivants che dialogano con un contesto del tutto nuovo, porta modalità, tecniche e linguaggi che appartengono solitamente a un “pubblico aulico”, quello dell’opera teatrale. Lux Tour a suo modo cerca di educare un pubblico, in questo caso molto generalista,a qualcosa di diverso da ciò a cui è solitamente abituato: chi è lì per le hit di Motomami trova flamenco, balletto, e anche un remix techno di Conrad Taylor. Per questo è utile non perdere di vista l’intento, che non è quello di dimostrare che lei sappia fare tutto (o non solo quello), ma piuttosto portare delle rappresentazioni sonore e visive di qualcosa d’altro, che può essere approfondito o esplorato.Non si può fare altro che un plauso alla decisione di portare la Heritage Orchestra in tour, diretta da Yudania Gómez Heredia. Personalmente, non mi era mai successo di assistere all’esecuzione di brani reggaeton con violoncelli e già solo il fatto che il pubblico abbia potuto avere un assaggio di ciò che è possibile fare accompagnato da un’orchestra è un traguardo enorme. Certo, non sarà Rosalía a far appassionare le persone all’opera lirica e a risanare la crisi che da anni ormai colpisce il settore, ma se anche solo qualcuno, dopo questo live, andrà ad ascoltare Puccini, Verdi o Bellini, magari approfittando degli sconti o degli eventi dedicati alla classica contemporanea a prezzi accessibili, sarebbe già tanto.L’operazione che ha costruito è sfidante, e può essere percepita come pretenziosa, ma a guardare lo storico della ricerca musicale che ha portato avanti, questo di Lux è un tour che raggiunge un apice difficile da superare. Ogni cosa è studiata con minuziosa cura: tutto è fotografabile, ogni canzone si trasforma in una pièce condotta magistralmente dalla cantante e dai ballerini, oltre che dall’orchestra. Facile, nel mondo di oggi fatto di polarizzazioni, ridurre tutto questo a uno sforzo di marketing, quando a mio parere è più il risultato di una ricerca spontanea, fatta da chi può permettersi (come dicevo nell’articolo a riguardo sul disco) di farlo. Più volte durante il live mi sono chiesta come personalità come la sua possano superarsi dopo aver fatto un disco che rappresenta un unicum, che prende così tanto ispirazione da una specifica tradizione e lo rende alla portata di tutti. E, nel caso di Rosalía, in modo così perfetto.Ma se guardiamo al passato, già note pop star hanno preso da lunghe tradizioni, le hanno rivisitate e hanno fatto sì che le persone potessero sentirsi rappresentate in esse.Paradossalmente, dopo aver visto il live, viene da domandarsi cosa succederà dopo: scardinerà anche questo immaginario e ne creerà uno completamente nuovo? Molto probabile, ma le aspettative a questo punto sono a dir poco elevate. Sul live di Milano mi soffermo solo perché, se guardiamo il quadro più ampio, rientra nel significato più profondo di Lux. I commenti che sono seguiti all’interruzione del live sono, allo stesso tempo, conferma della nostra disumanizzazione: non concepiamo più un’artista come persona, ma come “servizio che paghiamo”Non serve aver visto molti concerti per renderi conto che la cantante fin da subito aveva qualche difficoltà. Speravo vivamente fosse solo un’influenza: tossiva, spesso attaccava un filo in ritardo le strofe per riprendere fiato, lasciava molto spazio al pubblico per cantare i ritornelli e in generale la performance risultava un filo sottotono rispetto all’energia che di solito dimostra. Sottolineo un filo perché come ha retto il palco durante l’esibizione è stato uno sforzo impeccabilmente riuscito. I commenti che sono seguiti all’interruzione del live sono, allo stesso tempo, conferma della nostra disumanizzazione: non concepiamo più un’artista come persona, ma come “servizio che paghiamo” e perciò che deve essere portato a termine.Come dicevo sopra, un pubblico generalista, magari non avvezzo a frequentare spesso la dimensione del live, vive il concerto come un’esperienza in cui ha investito molti soldi, e che, per questo, deve essere perfetta. Quindi, di fronte all’imprevisto, le persone non riescono e non vogliono avere comprensione, si sentono derubate: si percepisce un malore allo stesso livello di un disservizio di Trenitalia, perdendo di vista il fatto che, per quanto la si ponga su un piedistallo, l’artista rimane pur sempre una persona. Sono diversi i casi in cui show sono stati cancellati per svariati motivi legati alla salute degli artisti, questo caso in particolare avrebbe potuto portare alla luce le complessità di gestire tour impegnativi in condizioni fisiche non ottimali, o fare luce sulle dinamiche che portano a non annullare un concerto nella stessa giornata, e che porta alle decisioni di mantenere data e live, finché “si riesce”. Ma, purtroppo, la voglia di creare content immediato ha avuto la meglio e già dal mattino dopo il web impazzava di meme che, a mio parere, non facevano nemmeno molto ridere. Siamo così abituati a divinizzare l’artista che la spersonalizziamo, trasformandola in vittima sacrificale delle nostre delusioni.La notizia del rimborso, arrivata a distanza di 5 giorni dall’esibizione, è però una piccola vittoria in un sistema che teoricamente non permette il rimborso se l’artista si è esibito per almeno un’ora sul palco. Questo dimostra che Rosalía e il suo team sono stati molto attenti nel rispondere efficacemente a un disagio percepito dal pubblico. Così si fidelizza e si mantiene un rapporto costante e positivo con la propria fanbase. Se lo osserviamo sul piano metaforico, ciò che è successo al live di Milano e il giorno seguente rappresenta esattamente ciò di cui Lux parla: così come poniamo facilmente le persone su un piedistallo, idolatrandole e rendendole, ai nostri occhi, infallibili, così facilmente le buttiamo giù. Ma è proprio questo, il senso profondo di questo tour: imparare a riconoscere e guardare con occhi diversi, umani, chi pensiamo sia una divinità.The post Lux Tour di Rosalía, cosa resta dell’umanità appeared first on Soundwall.