Non aveva mai dato segnali di pericolosità, né a scuola né nel contesto sociale in cui viveva. Eppure oggi, a Umbertide (Perugia), è proprio questo l’elemento che più alimenta incredulità e inquietudine dopo l’arresto del diciassettenne originario di Pescara, accusato di aver studiato come fabbricare armi e ordigni chimici con l’obiettivo di compiere una strage in una scuola superiore abruzzese ispirata al massacro di Columbine.In città non si parla d’altro. Il ragazzo, arrivato da meno di un anno, conduceva una vita apparentemente normale. “Si tratta di un giovane che non ha mai dato motivi di preoccupazione”, ha spiegato il suo legale, Angelo Pettinella, sottolineando come fosse “stabilmente inserito nel suo contesto sociale, con solidi legami affettivi” e un percorso scolastico regolare. Parole che rafforzano lo sconcerto di una comunità che ora si interroga su come sia stato possibile un simile sviluppo.Anche il sindaco Luca Carizia si limita a pochi commenti, evidenziando soprattutto il breve periodo di permanenza del giovane in città. Nel frattempo, la scuola superiore frequentata dal ragazzo ha scelto il silenzio ufficiale, mentre il dibattito si è spostato tra le strade, nei supermercati e soprattutto sui social, dove si alternano paura, rabbia e, in alcuni casi, anche prese di posizione in difesa del minorenne.Dalla comunicazione interna dell’istituto emerge però un quadro netto: il diciassettenne non aveva mai manifestato comportamenti violenti o segnali tali da far ipotizzare derive pericolose. I docenti non avevano rilevato nulla nei suoi scritti o nei suoi interventi in classe. Viene descritto come un ragazzo riservato, attento e partecipe alle attività didattiche. Nessuna segnalazione, nessun campanello d’allarme. Intanto crescono i timori tra studenti e famiglie, anche alla luce di recenti episodi di violenza in ambito scolastico, in Italia e all’estero, tra cui quello di Bergamo: a Trescore Balneario un 13enne ha accoltellato la sua professoressa di francese per ucciderla. C’è chi chiede maggiori misure di sicurezza, come il controllo degli accessi e porte chiuse durante le lezioni.Sul piano giudiziario, il ragazzo è accusato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di odio razziale, etnico e religioso, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo. Secondo quanto ricostruito dalla difesa, l’indagine ha avuto origine dalla Procura di Brescia, con una prima perquisizione durante l’estate e il sequestro dello smartphone. Successivamente, la Procura per i minorenni dell’Aquila ha disposto la misura cautelare, eseguita insieme a una nuova perquisizione con sequestro di altri dispositivi. Il giovane, che dopo due anni di scuola superiore a Pescara si era trasferito in Umbria con la madre, si trova ora nel carcere minorile di Firenze e non ha ancora incontrato il suo legale. Nei prossimi giorni sono attese le notifiche e l’udienza di convalida.L'articolo “Mai dato segnali di pericolo”, il 17enne che progettava una strage a scuola “riservato ma mai violento” proviene da Il Fatto Quotidiano.