“Possono toglierci la corrente, ma non saranno mai in grado di spegnere la luce”. Guardandola da lontano, la ‘Fabrica de Arte Cubano’ a L’Avana sembra essere nata proprio da questa frase. È la notte tra il 21 e il 22 marzo, quella del terzo blackout totale che ha investito Cuba questo mese. Tutt’intorno, la città è immersa in un’oscurità innaturale. I palazzi e le villette stile liberty, non più sgargianti come un tempo, sono spenti, interrotti di tanto in tanto solo da una luce prodotta dai rari generatori a benzina.L’Avana è al buio, ma la ‘Fabrica’ si vede – e si sente – da lontano. È uno dei locali più interessanti della scena artistica della capitale, uno di quelli in cui il cuore pulsante dell’isola non smette di battere, nonostante tutto. Un po’ club, un po’ discoteca, ma anche mostra d’arte e fotografica. Soprattutto, è fornito di un generatore e la serata del sabato sera è confermata. La ‘Fabrica’ diventa quindi la lente perfetta per provare a capire se e come resiste la movida notturna a L’Avana durante un apagon, un blackout.L’atmosfera è di quelle accoglienti. L’edificio è enorme, non si riempie, ma sarebbe improbabile anche in una serata normale. Le persone si riuniscono a gruppi, intorno ai molti bar sparsi al suo interno. Diverse sale, ognuna con un proprio genere musicale e artistico. Da una parte, un attore mette in scena la sua versione queer di un torero. In un’altra – la più popolosa, tra l’altro – non poteva mancare la lezione di gruppo di salsa. Nell’ultima, un cantante si esibisce dal vivo. Si tratta di Etian Arnau Lizaire, in arte Brebaje Man. È un rapper molto noto nell’ambiente underground di L’Avana e quella sera, sul palco, sta lanciando rime freestyle a tema ‘bloqueo energetico’. La folla lo conosce, lo segue, si esalta. Il clima nella sala a due piani è caldo. Gli abitanti della capitale provano a vivere comunque il proprio sabato sera.Il blackout durante il concertoAll’improvviso, però, apagon. Il carburante del generatore si esaurisce, la sala piomba nel buio. A illuminarla, solo una luce di emergenza al lato del palco e i flash dei cellulari che stavano riprendendo. Brebaje Man non si ferma, prosegue a cappella, i musicisti lo accompagnano, il pubblico continua a cantare. A un certo punto, però, non può andare oltre: “Famiglia, seri, seri. Qui nel paese ci troviamo in una situazione pazzesca, tutto il mondo lo sa. Questo è quello che si poteva fare, grazie a tutti”. Il rapper non tentenna: riprenderà a cantare solo se tornerà l’alimentazione, dice, altrimenti è il momento di tornare a casa. Non prima, però, di aver lanciato un messaggio al suo pubblico: “Possono toglierci la corrente, ma non saranno mai in grado di spegnere la luce. Possono staccare l’alimentazione, ma non saranno mai in grado di spegnere la luce”, quella luce che è stata creata dalla vita, mentre loro “non hanno inventato niente, neanche la corrente”, dice dal palco l’artista, prima di salutare definitivamente le persone in sala.Nel backstage la festa non è ancora finita. I musicisti, in un ultimo impeto artistico, si lanciano in una jam session improvvisata. C’è chi suona, chi balla, c’è voglia di continuare a fare festa ancora a lungo. È il luogo perfetto per provare a fare qualche domanda al rapper. Brebaje spiega che non è la prima volta che durante un suo concerto, salta la luce: “Cosa ne penso di cosa sta succedendo a Cuba? Credo che dobbiamo vivere nel presente”, risponde l’artista il cui mantra è non farsi trascinare dagli eventi. “Vengo da un paese come Cuba, che è un paese che sta regredendo sotto vari punti di vista. E in questo paese sto cercando un modo per piangere quando è il mio turno di piangere e ridere quand’è quello di ridere”. “E se manca la corrente… non soffrirò a causa di qualcosa che non posso controllare”, spiega. Vivere il presente, insomma. E in quel presente il rapper sa benissimo cosa fare: “Se continuerò a cantare? Beh, mi auguro di sì – risponde Brebaje Man – Sai, del domani non sappiamo nulla e nemmeno del passato. Del presente… Posso dirti che finché avrò vita canterò anche sotto la doccia del bagno”. Che non si pensi, però, che questo sia atto politico: “Resistenza? No, no, no… Io canto perché sono un cantante, sono una persona che prova a guarire gli altri con le proprie canzoni”. La musica non come mezzo di lotta, ma di salvezza. La musica anche come atto naturale per i cubani. Lo spiega bene José ‘Pipo’ Rodriguez, “il miglior pianista cubano della sua generazione” lo presenta Brebaje: “Che valore ha la musica per il popolo cubano? “Con questa crisi, la musica ovviamente ne è influenzata – analizza il pianista – Però sai, nel suo DNA il cubano sa come vivere la musica. Ecco perché nei momenti difficili ci sono ancora persone che fanno musica, che la ascoltano”. Ecco perché, almeno per quei pochi che ancora possono permetterselo a L’Avana, è importante vivere la musica anche durante un apagon. Anzi, soprattutto durante un apagon. E se è vero che quando tutto il resto viene a mancare ci si ancora alle proprie certezze, per i cubani la musica rappresenta un modo per continuare a vivere. “Per questo credo che la musica sia qualcosa di super importante nella vita del cubano, giorno dopo giorno”, conclude Pipo.Questo articolo Cuba: la crisi energetica sferza L’Avana, ma la musica ‘resiste’ proviene da LaPresse