Con Gratteri un salto di qualità nella lotta alle mafie: la reazione dei clan era prevedibile

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Era prevedibile la reazione. I clan a Napoli stanno sbandando. I boss sono detenuti e le prime, seconde e terze fila finiscono in manette. C’è un lavoro investigativo più attento e profondo che punta a disarticolare i gruppi criminali minori affluenti alle cosche storiche: Alleanza di Secondigliano, Scissionisti e i Mazzarella. In pratica far di tutto per inaridire i pozzi della malavita. È una strategia precisa: rendere meno capillare la pressione e l’esercizio del potere di intermediazione della criminalità organizzata sui territori. Spezzare le connivenze, la convivenza e le convenienze di ampi pezzi della società napoletana facendo terra bruciata attorno alle attività economiche lecite e illecite.Forse per la prima volta le indagini anticamorra scendono più in profondità con un approccio più completo e una visione d’insieme: non la camorra ma le camorre mutanti. Organizzate, complesse, stratificate, evolute, glocal che spesso si alleano a singole ‘ndrine e clan stranieri per poter meglio dialogare e performare all’estero nei loro molteplici business: Dubai, Spagna, Albania, Romania, Olanda. È un salto di qualità nella lotta alle mafie che pone la Procura della Repubblica di Napoli e i reparti delle forze dell’ordine ai vertici in Europa nel contrasto delle mafie 3.0. Non c’è dubbio, toglie il sonno l’applicazione di questo nuovo metodo investigativo. Era, insomma, prevedibile la reazione.La minaccia è giunta improvvisa e rabbiosa quando da un programma tv è spuntato il volto di Nicola Gratteri, capo della Procura di Napoli e coordinatore delle indagini più importanti. Il boss Vitale Troncone, detto l’immortale per aver scampato tre agguati ed a capo di un agguerrito gruppo autoctono a Fuorigrotta, quartiere dell’Area Flegrea a Napoli, si è girato verso il suo compagno di cella e con tono perentorio ha detto: “Gli sparerei in faccia”. Una pausa e il proponimento si fa più diretto: “Sì, ti voglio sparare in faccia”. Parole violente che svelano la rabbia del mondo criminale partenopeo e non solo verso il capo della Procura di Napoli. Non è la prima minaccia e non sarà l’ultima. È il magistrato più scortato d’Italia e da 30 anni la sua vita è blindata.Il capo dei pm di Napoli, in questi trenta mesi, si è insediato il 20 ottobre 2023 a Palazzo di Giustizia ‘Alessandro Criscuolo’ tra l’altro suscitando una singolare protesta della Camera Penale – ha ottenuto risultati schiaccianti. I numeri parziali si riferiscono al solo 2025 e raccontano: 65 rogatorie internazionali, 6.460 fascicoli in più rispetto al passato con lo stesso numero di magistrati, stessa cosa con gli arresti 450 per camorra. Indagini solide e confermate dal Tribunale del riesame per il 93 per cento e condanne in primo grado per il 73 per cento rispetto alla media nazionale che si attesta al 51 per cento.La domanda è spontanea: a chi fa paura Gratteri? La risposta è a molti e non solo mafiosi. Basta constatare i violentissimi attacchi concentrici e diffamanti che ha subito nel corso della battaglia referendaria per il ‘no’ alla schiforma targata Nordio. Nicola Gratteri dà fastidio. È un calabrese dalla testa dura. Vive come un monaco. Abita in una caserma della polizia. Non frequenta la vita mondana ed è per natura diffidente. Per dirne una quando il presidente del Napoli calcio l’omaggiò con dei biglietti, il procuratore ringrazio per il gesto ma li rispedì al mittente. Insomma, lontano dai palazzi del potere ma te lo ritrovi nelle scuole dei quartieri a rischio oppure presso associazioni di volontariato e parrocchie in prima linea. Viaggia e attraversa l’Italia in lungo e in largo per parlare di mafie.Negli anni i suoi libri con il professore Antonio Nicaso hanno contribuito a creare una nuova cultura antimafia più consapevole nell’azione e meno contemplativa. L’ultima fatica è un romanzo Come radici. Una storia sulle seconde possibilità, edito dalla Mondadori. Protagonista è un pubblico ministero ormai in pensione, che dal tribunale dove era in servizio si trasferisce nella campagna calabrese per coltivare la terra di famiglia. Nessuno che pensi che Gratteri si appresti ad andare in pensione anzi di fronte alle ultime e gravi minacce mi auguro che la Napoli bella e onesta trovi il modo di manifestare la propria solidarietà al capo della Procura e ai magistrati partenopei che hanno riacceso la speranza che qualcosa davvero può cambiare.L'articolo Con Gratteri un salto di qualità nella lotta alle mafie: la reazione dei clan era prevedibile proviene da Il Fatto Quotidiano.