L’aumento costante dei casi di autismo “nell’ultimo quarto di secolo non può essere spiegato dalla genetica, che non trasmette il difetto trasversalmente come un virus”. A sostenerlo è Claudio Giorlandino, direttore scientifico Altamedica, che sottolinea “i nostri dati indicano che il danno si costruisce in utero durante lo sviluppo del sistema nervoso fetale”. Ecco perché in vista della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, il gruppo di ricerca Altamedica – che da tempo concentra l’attenzione sull’autismo non sindromico – lancia un appello alla comunità scientifica: la lotta deve iniziare nel grembo materno. Al centro della strategia proposta dall’equipe di Giorlandino c’è il dosaggio degli autoanticorpi anti-recettore alfa del folato (Fraa), una molecola che può fare la differenza tra uno sviluppo neuroevolutivo tipico e l’insorgenza del disturbo. I numeri dell’autismoL’autismo rappresenta oggi una delle più grandi sfide della medicina. Negli Stati Uniti, secondo i dati più recenti dei Cdc (Centers for Disease control and prevention), la prevalenza nei bambini di 8 anni ha raggiunto 1 caso ogni 31. In Italia i dati ufficiali italiani sono intorno all’1,3% (1 caso su 77) ma la prevalenza osservata nella pratica clinica sarebbe nell’ordine del 2,5–3% (1 su 30-40).Il folato e gli anticorpi in gravidanzaCome spiegano i ricercatori Altamedica in molte gravidanze gli autoanticorpi materni ostacolano il trasporto dei folati verso il feto proprio nella fase cruciale di formazione del cervello. In queste circostanze, l’integrazione standard con acido folico si rivela inefficace, poiché il recettore principale è bloccato dagli anticorpi. “Il folato è essenziale per la sintesi del Dna, la neurogenesi e la formazione delle sinapsi. Quando i Fraa bloccano il recettore, l’acido folico standard diventa totalmente inutile. Al contrario, l’acido folinico, la forma attiva del folato, può utilizzare vie di trasporto alternative, superando il blocco e scongiurando la carenza di folati cerebrali”, spiega Giorlandino.Cosa dice la ricerca su autismo e anticorpi in gravidanzaA sostegno della strategia il gruppo Altamedica cita un report pubblicato nel luglio 2025 su ‘Clinical and Translational Neuroscience’. Il lavoro descrive due donne positive agli anticorpi nel mirino, entrambe con precedenti figli affetti da disturbi del neurosviluppo. Durante le successive gravidanze sono state trattate con calcio folinato: questa volta i bambini, seguiti fino a tre anni, hanno mostrato uno sviluppo neuroevolutivo tipico e nessun segno di autismo. Un secondo livello di evidenza arriva da uno studio pubblicato su ‘Brain and Behavior’, basato su 3.600 ecografie del primo trimestre. Tra i feti con translucenza nucale aumentata e test genetici negativi, nei casi in cui le madri risultavano positive agli anticorpi, tutti i bambini hanno ricevuto successivamente una diagnosi di disturbo dello spettro autistico, mentre nel gruppo negativo la proporzione era nettamente inferiore. Il trial sulle future mamme trattate con acido folinicoLa conferma è arrivata dal trial randomizzato pubblicato a marzo 2026 (dopo un lavoro di 4 anni) su ‘Reproductive, Female and Child Health’. Lo studio ha evidenziato che, tra le madri positive trattate con acido folinico, l’incidenza di autismo è stata solo del 10%, contro il 62,5% osservato nel gruppo che assumeva il comune acido folico.“Questo cambia radicalmente la prospettiva clinica: non dobbiamo più limitarci al trattamento dopo la nascita. Identificare tempestivamente le gravidanze a rischio attraverso il dosaggio sierico dei Fraa ci offre la possibilità concreta di intervenire prima che il danno si verifichi. È un passaggio che deve entrare con urgenza nel protocollo di prevenzione prenatale”, insiste Giorlandino.Questo articolo La sfida: prevenire l’autismo in gravidanza, la strategia di Giorlandino proviene da LaPresse