Tra Dubai e Tenerife i soldi del clan dei Casalesi venivano reinvestiti e ripuliti in bar, ristoranti, attività di gestione immobiliare e di noleggio auto. A Tenerife ormai viveva da diversi anni Filippo Capaldo, nipote del sanguinario boss Michele Zagaria. Capaldo – tra i 23 arrestati del blitz di lunedì scorso – aveva trovato rifugio lì dopo la condanna come elemento apicale del clan e dopo la scarcerazione.Si stava reinventando una vita, mantenendo i collegamenti col casertano, dove aveva piazzato una parte delle sue risorse nella Isvec srl, una società operante nel ramo rifiuti urbani. Il suo agente sul territorio era Franco Lombardi, intermediario dei rapporti con la politica e le amministrazioni locali. C’è un mondo di intrecci e di affari nelle investigazioni dei carabinieri di Caserta e della Dda di Napoli – procuratore Nicola Gratteri, aggiunto Michele Del Prete – riassunte in circa 600 pagine dal giudice per le indagini preliminari Fabio Provvisier. L’ordinanza descrive un clan in buona salute economica. Capace di triangolare investimenti dalle più svariate località e in diversi settori produttivi.Tutto inizia da un immobile a Dubai. Si trova ad Aykon City 2, Torre C, valore di 560mila euro. Acquistato coi proventi del clan, Capaldo lo avrebbe intestato fittiziamente a un prestanome, per poi far finta di rivenderlo, e così lavare la caparra di 100.000 euro. È un bonifico proveniente da una società di San Marcellino, ma la provvista arriva da un’altra società collegata al clan Polverino di Marano. Quei 100.000 euro saranno utili a Capaldo per ristrutturare un lounge bar a Tenerife. Dopo la messa a lucido del locale, le cose andranno bene: fatturerà 1500 euro al giorno. Ma non abbastanza da giustificare i continui e nuovi esosi investimenti del nipote di Zagaria nell’isola iberica.L’esito dell’Oie (Ordine Indagine Europeo) attribuirà a Capaldo e alla sua rete parentale la titolarità a Tenerife di un bar, di una società di gestione immobiliare, di una società di noleggio e vendita auto e moto. Di questa rapida ascesa gli altri esponenti del clan Zagaria erano preoccupati, se lo scrivevano nei whatsapp, se lo dicevano al telefono: “Fallo andare piano… tu tieni qualche anno in più… fallo andare piano piano… mannaggia a Cristoforo Colombo….”. Il loro timore era che gli affari di Capaldo finissero all’attenzione della magistratura italiana. Avevano ragione.L'articolo Gli affari dei Casalesi tra Dubai e Tenerife: gestioni immobiliari, bar e società di noleggio auto proviene da Il Fatto Quotidiano.