Mer, 1 Apr 2026Il sindaco di Milano, attraverso un messaggio sui social, ripercorre tutte le tappe che hanno portato la cessione dell’impianto, con annesse aree limitrofe, a Inter e Milan.DiRedazioneCondividi l'articoloGiuseppe Sala (Image credit: DepositPhotos.com)In merito alla indagine della Procura di Milano che ha messo sotto la lente di ingrandimento l’iter adottato dal Comune per la vendita di San Siro, comprese aree limitrofe, a Inter e Milan, è intervenuto oggi il primo cittadino del capoluogo lombardo Giuseppe Sala, attraverso un post pubblicato sui propri profili social.«In merito ad alcuni dubbi che le indagini in corso possono generare, era proprio necessario uno stadio nuovo per Milano? Come sempre, quando si cambia qualcosa di importante in città, si creano divisioni e si generano rimpianti. Abbiamo ipotizzato la ristrutturazione dello stadio esistente. La posizione dei club era ed è però chiarissima: o uno stadio nuovo o via da Milano», ha esordito Sala.Sala continua nel suo excursus sulla vicenda San Siro: «Meglio Milano con uno stadio nuovo o Inter e Milan a San Donato? lo sono per la prima ipotesi. Credo anche la stragrande maggioranza dei milanesi. Il prezzo? Si sarebbero potuti vendere a un prezzo diverso. Abbiamo fatto fare una doppia valutazione. La prima dall’Agenzia delle Entrate, che ci ha indicato un prezzo che è stato poi quello sul quale si è raggiunto un accordo. La seconda da Politecnico e Bocconi, che addirittura hanno ipotizzato un prezzo più basso. Più di cosi…».Inoltre il sindaco spiega l’iter che ha portato alla vendita, rispondendo di fatto in merito alle indagini dei pm milanesi, che proprio su questo stanno svolgendo approfondimenti: «C’è una discussione pubblica che si protrae, sotto gli occhi di tutti, da oltre 5 anni. Intanto bisogna chiarire che la Legge Stadi autorizza, anzi spinge i Comuni, a contrattare direttamente con i club locali, senza bisogno di alcun avviso pubblico. L’avviso pubblico, quindi, è stato fatto solo per verificare che non ci fossero soggetti interessati a proporre soluzioni alternative a quella di Milan e Inter. I 35 giorni erano previsti solo per una generica manifestazione di interesse all’acquisto, o alla ristrutturazione dello stadio. Se poi fosse pervenuta qualche manifestazione di interesse si sarebbe stabilito un termine congruo per formulare una vera e propria offerta, con un livello di approfondimento più elevato».I pm poi contestano che fra le parti ci fossero contatti diretti per accelerare il processo di vendita andando a evitare l’entrata in vigore del vincolo architettonico sul secondo anello, che di fatto avrebbe bloccato qualsiasi progetto di Inter e Milan. «La Legge Stadi le ammette queste interlocuzioni, anzi le promuove. I soggetti coinvolti possono liberamente negoziare il prezzo e le condizioni contrattuali di vendita o di utilizzo di aree del patrimonio disponibile urbanisticamente destinate alla costruzione di impianti sportivi».Il sindaco, che non risulta fra gli indagati, continua: «La verità è che è stata una trattativa durata anni ed è agli atti quanto il Comune, partendo dal confronto iniziale con le società, abbia migliorato a suo favore le condizioni contrattuali finali: dimezzate le pretese edificatorie, 50% di superficie a verde, capienza tenuta a 70.000 posti, opere pubbliche e infrastrutturali finanziate dalla vendita per decine di milioni di euro. Il tutto al prezzo stabilito dall’Agenzie delle Entrate. Nell’accusa non si prospettano interessi personali di funzionari politici o tecnici del Comune».Sala ribadisce poi come se le società avessero deciso di andare a San Donato, per Milano «sarebbe stato un disastro perché il Comune sarebbe rimasto con un impianto obsoleto, costosissimo in termini di manutenzione e utilizzabile solo per qualche concerto in estate, senza contare l’indotto generato dalle partite di calcio». «Una considerazione personale – conclude il sindaco di Milano –. Avrei potuto tirare a lungo e lasciare questa patata bollente al prossimo sindaco. Certo, i milanesi avrebbero visto partire i lavori per il nuovo stadio di Roma, per fare un esempio, mentre a Milano ci si sfiniva in dibattiti fra partiti, comitati eccetera. Ma non sarebbe stato da me. Questa città non merita un sindaco passacarte. E speriamo non lo avrà mai».(Image credit: DepositPhotos.com)Developed by 3x1010