Stadio San Siro, i pm di Milano: vendita decisa dopo incontro tra i club e l’assessore

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Il Comune di Milano non ha mai valutato la vendita né l’alienazione-valorizzazione dello stadio di San Siro almeno fino alla metà del 2018. La decisione che viene presa nei “mesi immediatamente successivi” a quella data, con “l’incarico” di “valutare ipotesi diverse” dalla sola “concessione” dello stadio a Milan e Inter, sarebbe figlia di un “intervento” delle squadre su Palazzo Marino, realizzato con “incontri” avvenuti alla presenza dell’ex assessore al Bilancio, il prof. Roberto Tasca, oggi presidente della multiutility quotata A2A. È quanto emerge da atti e mail dell’inchiesta della Procura di Milano per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e rivelazione di segreto sull’affare da, secondo le stime di Milan e Inter, 1,2 miliardi di euro e che vede indagate 9 persone fra cui il city manager Christian Malangone, l’ex assessore alla Rigenerazione urbana, Giancarlo Tancredi, l’avvocata Ada Lucia De Cesaris, manager di Milan e Inter e dirigenti pubblici. La mail e l’incontro al centro dell’inchiestaSecondo i pm Filippini-Cavalleri-Polizzi e i militari del Nucleo pef della guardia di finanza di Milano, c’è una mail che anticipa la decisione di inserire la più importante proprietà pubblica comunale, il ‘Giuseppe Meazza’ e le “aree limitrofe” della Grande Funzione Urbana San Siro dentro “l’elenco dei beni immobiliari” del Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni (Pavi) nel marzo 2019. E’ quella che il 26 giugno 2018 l’allora direttore dell’Area patrimonio immobiliare del Comune, Massimo Marzolla, manda a Tancredi: “Ciao Giancarlo – gli scrive – dopo l’incontro dell’Ass. Tasca con le società Milan/Inter abbiamo ora l’incarico di valutare ipotesi diverse dalla concessione d’uso di San Siro”. Fra cui la cessione del “diritto di superficie” o “l’alienazione”, ipotizza. I finanzieri annotato che Marzolla, oggi a capo della Direzione Area Casa, parla di aver ricevuto un “incarico” ma non dice “da chi”. Specifica che lo stesso “sia stato conferito” solo “dopo l’incontro dell’assessore Tasca con le società Milan e Inter”.Dopo quella mail, l’8 ottobre 2018, il Comune chiede una perizia all’Agenzia delle Entrate sul valore della Scala del Calcio (una seconda, definitiva, è stata chiesta nel 2024) dopo aver rilevato difficoltà nel fare in proprio la “valutazione” economica dell’area perché “la stima di uno stadio è una fattispecie alquanto delicata”, scrive sempre Marzolla, all’epoca tra i massimi dirigenti dell’urbanistica milanese. I sostituti titolari del fascicolo citano un altro precedente che, nel 2017, coinvolge Tancredi con Ada Lucia De Cesaris, l’avvocata-advisor dell’Inter che fino al 2015 è stata al vertice dell’assessorato dove lavora il dirigente. Dalla “consultazione” delle loro “posta elettronica” emerge che il Comune sapere informalmente “dell’intenzione, prima dell’Inter e poi, in via congiunta, del Milan, di voler acquistare l’area” per un “investimento immobiliare” sin dall’ottobre 2017.Pm: “San Siro solo un asset, il progetto è lo stesso del 2017”Il “progetto” del nuovo stadio di Milano, elaborato dall’AC Milan e l’FC Internazionale ancora nel 2017, “appare, già ad una prima visione, molto simile a quello attuale” dopo 9 anni di trattativa fra il club e il Comune. Questo perché non si tratta di una “riqualificazione” del Meazza – come pure indicavano i primi documenti comunali che nel 2019 hanno previsto la possibilità di vendere l’impianto – ma di “un vero e proprio progetto immobiliare” che riguarda “un intero quartiere” di Milano e che “dal punto di vista dei privati, costituisce un’operazione imprenditoriale” volta ad acquisire la “piena proprietà” di un “asset aziendale”. Così la Procura di Milano negli atti dell’inchiesta sulla vendita del Meazza. I “documenti” che dimostrerebbero che l’attuale progetto, almeno a livello ‘urbanistico’ dello stadio (non essendoci ancora dettagli definitivi sulle scelte architettoniche), sia quasi identico a quello del 2017 dopo 9 anni di negoziazioni, sono quelli preparati dai “due club” che il 23 ottobre 2017 Ada Lucia De Cesaris, legale dell’Inter ed ex vice sindaca di Milano, si scambia con una dipendente nerazzurra. L’oggetto della comunicazione è ‘Documento per incontro col Comune’ in vista di un appuntamento programmato con i “dirigenti” di Palazzo Marino per il giorno dopo, 24 ottobre 2017. Le società sportive avevano già “predisposto” in quella fase “un progetto per il futuro utilizzo degli spazi ricompresi nell’intera Grande Funzione Urbana San Siro”, scrivono i pm. “La sezione del documento denominata ‘servizi a supporto dello stadio'” infatti “prevede la creazione di Aree di ospitalità, Museo, Inter Megastore, Sponsor Showroom, camminamenti ed altri spazi costituiti da Hotel, aree verdi, parcheggi sull’intera area”. Una descrizione che mostrebbe la “piena consapevolezza” in capo alla struttura tecnica del Comune delle “reali intenzioni” delle squadre “quantomeno da fine 2017”: cioè “l’abbattimento del vecchio stadio” per realizzare il nuovo impianto con “aree commerciali e museali limitrofe”.Nel 2017 i primi contatti tra gli indagatiE’ sempre nel 2017 – scrive la gdf – che si trova “traccia” dei “primi contatti” sul fronte stadio fra gli indagati De Cesaris e Giancarlo Tancredi, futuro Responsabile unico del procedimento del dossier stadio che gestisce la conferenza dei servizi del 2019 e poi, dall’ottobre 2021, assessore alla Rigenerazione urbana di Milano. L’ex vice sindaca di Giuliano Pisapia il 24 ottobre 2017 invia a Tancredi un “memorandum”. In cui si esplorano le due “differenti procedure per la cessione e la valorizzazione” di San Siro: cioè la ‘Legge Stadi’, approvata quello stesso anno dal Parlamento (e modificata fino al 2021), e la “finanza di progetto” (project financing). “Di seguito una nota sui possibili scenari normativi e procedimentali – scrive De Cesaris – volti a consentire ad un soggetto privato un intervento di ristrutturazione di uno stadio e di valorizzazione dell’area di proprietà pubblica che lo lambisce”. Per i pubblici ministeri Polizzi-Filippini-Cavalleri-Ielo è questo il primo momento in cui Tancredi diventa “consapevole” delle “intenzioni” e dei “progetti imprenditoriali della parte privata”. L’avvocata dell’Inter gli chiede di “incontrarsi di persona”. Gli inquirenti annotano quella che per loro è l’ennesima anomalia della vicenda Meazza che sarebbe sintomatica di un “fenomeno collusivo” fra parte pubblica e privata: un avvocato di un fondo immobiliare proprietario di una squadra di calcio “esamina e propone” con “modalità del tutto extra-istituzionali” a un funzionario del Comune una serie di “procedure” per la vendita di un “bene demaniale” che però, a “quella data”, non è nemmeno “in vendita” perché lo diventerà formalmente solo nel 2019. Circostanza arricchita dal fatto che l’avvocata della “parte privata”, fino al luglio 2015 è stata, di fatto, la capa ‘politica’ del ‘tecnico’ Giancarlo Tancredi dentro l’assessorato all’Urbanistica da lei diretto durante la giunta Pisapia.Questo articolo Stadio San Siro, i pm di Milano: vendita decisa dopo incontro tra i club e l’assessore proviene da LaPresse