A Israele non serve una legge per uccidere i prigionieri palestinesi: è un test per vedere fin dove può spingersi

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Israele non ha bisogno di una legge per uccidere prigionieri palestinesi. Lo ha sempre fatto, in modo sistematico e impunito, da quando è stato costituito. Basti pensare a tutti i report delle Ong palestinesi e le testimonianze di ex prigionieri politici, che documentano esecuzioni sommarie, torture letali e negligenze mediche nelle carceri israeliane come quelle di Ofer, Megiddo e Sde Teiman.La recente legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di “terrorismo” non è dunque una novità pratica. Ma è un esperimento politico: un banco di prova per sondare i limiti dell’autorizzazione internazionale. Tante persone sono state uccise nelle carceri israeliane ben prima dell’approvazione di questa legge e voglio ricordarne alcune, iniziando da Khaled Al-Saifi, 67 anni, del campo profughi di Dheisheh a Betlemme, amico storico della mia famiglia – abbiamo passato del tempo insieme durante la mia ultima visita in Palestina nel 2023 -, deceduto lo scorso 2 febbraio 2026, una settimana dopo essere stato scarcerato dalle prigioni israeliane.Arrestato e liberato ciclicamente dal 1980, dall’inizio del genocidio a Gaza – dal 7 ottobre 2023 – ha subito 5 detenzioni.Le autorità carcerarie gli iniettarono un farmaco “per l’influenza” che gli provocò gravi infiammazioni, seguito da un’altra dose che diede il colpo di grazia alla sua condizione di salute già compromessa. Rilasciato solo quando era ormai certo che non ce l’avrebbe fatta, la sua morte è stata denunciata come “esecuzione lenta e premeditata” dalle associazioni palestinesi che si occupano dei prigionieri politici.Voglio anche ricordare il Dottor Adnan al-Bursh, medico palestinese di Gaza ucciso nel 2024 a seguito di torture nelle carceri. Fu arrestato nel dicembre 2023 all’ospedale Al-Awda nel nord di Gaza: le forze di occupazione israeliane assediarono la struttura, ordinando l’evacuazione di tutti gli uomini sotto minaccia di distruggerla, catturando Al-Bursh con altri 10 operatori sanitari. Deportato al campo di Sde Teiman – noto per le devastanti torture fisiche, psicologiche e violenze sessuali eseguite sui detenuti palestinesi per mano delle guardie israeliane -, testimoni lo videro picchiato brutalmente all’arrivo, con costole rotte, difficoltà respiratorie, incapace di camminare e privato della possibilità di utilizzare il bagno. Morì dopo soli quattro mesi.Israele ha già il potere de facto di uccidere palestinesi ovunque: nei raid notturni nella Cisgiordania occupata, bombardando Gaza, assediando il campo profughi di Jenin, sventrando il Libano e torturando i prigionieri politici. Allora, a cosa serve questa legge? A testare la tenuta della comunità internazionale, come al solito.Il 17 ottobre 2023, Israele bombardò l’ospedale Al-Ahli di Gaza, che è un ospedale internazionale, per primo, proprio per dimostrare alla comunità internazionale di poterla calpestare senza subire conseguenze. E così è stato. Non prendendo posizione immediatamente, la comunità internazionale gli diede il via ufficiale per bombardare tutti gli altri ospedali di Gaza. Così come bombardare le acque internazionali, vicino a Malta, per terrorizzare gli attivisti a bordo della Madleen, nel maggio dello scorso anno, è stato un affronto alla comunità internazionale, più che agli attivisti della Flotilla. È un messaggio chiaro: “Fino a dove ci lascerete spingere?”. Netanyahu e il suo governo vogliono istituzionalizzare l’uccisione dei palestinesi nelle carceri. Questa legge è passata senza sanzioni e ripercussioni concrete, e dunque è stata aperta la porta a ulteriori abusi. Questi test non sono soltanto per Israele e il suo rapporto con il diritto internazionale, ma sono una dimostrazione della complicità totale di tutte le istituzioni internazionali nel genocidio dei palestinesi.L'articolo A Israele non serve una legge per uccidere i prigionieri palestinesi: è un test per vedere fin dove può spingersi proviene da Il Fatto Quotidiano.