Medicina in Albania, la storia di una studentessa finita lì per una svista: «Permesso di soggiorno da fare, burocrazia da incubo. Voglio tornare in Italia»

Wait 5 sec.

«Non era tra i miei obiettivi. Ho inserito la sede senza pensarci troppo, senza immaginare cosa sarebbe successo dopo». A parlare a Open è Valentina (nome di fantasia, ndr), una dei 220 studenti di Medicina finiti a Tirana a seguito del nuovo sistema di accesso alla facoltà. L’università di Roma di Tor Vergata, infatti, ha attivato un percorso di joint degree con l’ateneo Nostra Signora del Buon Consiglio, con sede nella capitale albanese. Al momento della compilazione delle preferenze la sede era indicata come situata a Tirana, ma inserita tra le opzioni legate a Tor Vergata. Molti candidati non hanno valutato fino in fondo le implicazioni della scelta e non si sono resi conto che si trattasse di un percorso all’estero. Gli altri, seppur consapevoli della destinazione, non conoscevano i costi più alti e le diverse modalità organizzative. La storia della studentessa finita a Tirana20 anni e di origine calabrese, Valentina racconta una storia iniziata quasi per una svista e diventata, nel giro di poche settimane, in un’odissea fatta di cambiamenti improvvisi e incertezze. «Quando l’ho inserita tra le scelte l’ho messa all’incirca ventesima, sapevo che la sede fosse a Tirana, ma non immaginavo fosse una struttura privata dato che Tor Vergata è pubblica. A dire il vero, non credevo neanche che alla fine sarei finita lì e quindi non avevo valutato tutte le conseguenze che questa assegnazione avrebbe comportato».La sede dell’università di TiranaIl caos tasse Per la studentessa, la gioia iniziale di essere entrata a Medicina è stata subito offuscata dal peso della burocrazia e dei costi. «Ero contenta quando ho saputo di essere entrata a Medicina, perché ci avevo già provato in passato ma senza riuscirci», spiega. Subito dopo, però, è esploso il caso politico. La sede di Tirana Nostra Signora del Buon Consiglio prevedeva inizialmente rette fisse da oltre 9mila euro, una cifra insostenibile per molte famiglie. Solo un intervento politico della ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini ha permesso di equiparare le tasse a quelle italiane basate sull’Isee. Una vittoria, certo, ma (per ora) con la data di scadenza. «Per quest’anno è andata bene, ma non è uscito nulla di ufficiale per i prossimi anni, non sappiamo se le tasse resteranno agevolate o se tornerà il sistema privato», commenta Valentina. Il permesso di soggiorno per studiare a TiranaIl trasferimento è stato un fulmine a ciel sereno. Tra la comunicazione della sede e l’inizio delle lezioni sono passati pochissimi giorni, costringendo gli studenti a una mobilitazione frenetica. «La prima settimana, infatti, ci hanno permesso di seguirla da remoto perché ci hanno comunicato il 4 marzo che dovevamo partire e l’8 marzo dovevamo essere qui. Era molto difficile organizzarsi e quindi ci hanno dato un po’ di respiro», spiega la studentessa di medicina. Oggi Valentina vive a Tirana con un affitto breve, sommersa da scartoffie. Poiché l’Albania non fa parte dell’Ue, gli studenti devono ottenere il permesso di soggiorno per studio. I soldi, le pagelle del liceo, i documenti in albanese: l’incubo burocrazia«La parte burocratica è la vera sfida. Tra i tanti documenti che mi hanno richiesto, c’è anche la prova di mezzi economici per mantenermi, dobbiamo aprire un conto corrente di 2.700 euro, inserire il contratto di casa della durata di un anno, portare tutte le copie autenticate delle pagelle dei cinque anni di superiori e tradurre tutti i documenti in albanese… sto ancora finendo tutte le procedure burocratiche. Entro il 24 aprile dobbiamo avere tutte le pratiche di equipollenza, altrimenti non possiamo fare gli esami».La vita degli studenti italiani di medicina a Tirana Nonostante l’odissea logistica, la vita universitaria a Tirana sembra procedere con regolarità. «Le aule sono piene di italiani e il corpo docente è di alto livello. Tutti i giorni siamo lì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17», riferisce la studentessa. «Ora abbiamo iniziato le lezioni in presenza. È un ateneo tranquillo, siamo una classe di centinaia di italiani e le lezioni sono in italiano. I professori sono molto disponibili e sono praticamente tutti italiani», continua a raccontare la 20enne. «Vorrei chiedere il trasferimento per studiare medicina in Italia»Ma se per alcuni l’Albania potrebbe diventare una nuova casa, per Valentina resta una sala d’attesa, un sacrificio necessario in attesa di un futuro bando di trasferimento. «Ci siamo trovati senza dubbio ad affrontare delle richieste molto più complesse rispetto ai colleghi che sono stati assegnati negli atenei italiani, in termini di documenti ma anche di spese. Sono lontana da casa e anche se l’ambiente è buono, spero di riuscire a tornare in Italia, quando potrò chiederò il trasferimento. Non vale lo stesso per tutti, altri studenti italiani che sono arrivati qui vogliono restare». L'articolo Medicina in Albania, la storia di una studentessa finita lì per una svista: «Permesso di soggiorno da fare, burocrazia da incubo. Voglio tornare in Italia» proviene da Open.