Fino ad un milione di satelliti da lanciare nello spazio in orbita bassa per un nuovo sistema di data center per l’Intelligenza Artificiale (IA). E’ quanto prevede il progetto SpaceX Orbital Data Center System per il quale Elon Musk ha chiesto alla Federal Communications Commission (FCC) l’autorizzazione. La FCC è un’agenzia governativa indipendente, istituita nel 1934, che regola le comunicazioni interstatali e internazionali via radio, televisione, cavo, satellite e internet.Se il progetto venisse realizzato, verrebbero messi in orbita terrestre un milione di satelliti da una tonnellata ciascuno, alimentati dall’energia solare, che funzionerebbero come centri di calcolo per l’IA. Un sistema orbitale con capacità di calcolo senza precedenti per eseguire quei “lavori” e applicazioni per miliardi di utenti che, attualmente, vengono svolti sulla Terra.Nei documenti presentati alla FCC per chiedere l’autorizzazione, vengono sottolineati gli innegabili vantaggi del progetto, come ad esempio sfruttare l’accesso “quasi continuo” all’energia solare per l’alimentazione; al freddo dello spazio per evitare il surriscaldamento degli strumenti e, quindi, sostenere meno costi per la manutenzione, ed avere, al contempo, il vantaggio di produrre energia elettrica con meno consumo di suolo terrestre.Secondo gli esperti per produrre i 100 Gigawatt di potenza necessari a far girare questi server spaziali, servirebbero almeno 100 chilometri quadrati di pannelli solari. Il rischio, spiegano gli scienziati, è quello di un vero e proprio sequestro del cielo notturno, se il progetto venisse approvato, e l’aggravarsi del problema di affollamento dell’orbita bassa che si ripercuoterebbe sulla ricerca astronomica e sulla sicurezza dei satelliti in orbita.“Starlink ha cambiato il nostro rapporto con lo spazio”, ha detto Hugh Lewis, dell’Università di Birmingham, Inghilterra, esperto di detriti spaziali. “L’aspetto del cielo notturno – aggiunge – non è più quello di una volta, e non sono sicuro che lo sarà mai più”.E’ chiaro, lamentano gli scienziati, che il gran numero di satelliti che girano intorno alla Terra influenza negativamente il lavoro degli astronomi soprattutto all’alba e al tramonto, quando le stelle, già ora, appaiono a volte meno luminose dei satelliti. Il traffico satellitare pone problemi sull’osservazione, in particolare in bande infrarosse, microonde e anche nell’ottico e questo impedisce di guardare il cosmo come si vorrebbe. Da tempo gli astronomi hanno espresso la loro preoccupazione ed avvertito dei rischi che corre la ricerca, per questo sono già in atto azioni con SpaceX volte a mitigare l’impatto dei satelliti e renderli meno riflettenti.Nei prossimi mesi, in Cile, comincerà a scandagliare il cosmo l’Osservatorio Vera C. Rubin con la più grande fotocamera mai costruita per produrre mappe dell’intero cielo australe, ricco di stelle, galassie ed asteroidi, ma anche di sciami di satelliti luminosi che potrebbero in parte rovinare la vista. SpaceX ha intrapreso tempestivamente delle iniziative per cercare di mitigare il problema. Collaborando con gli astronomi del Rubin Center, l’azienda ha testato modifiche al design e al posizionamento dei satelliti Starlink per cercare di mantenere la loro luminosità al di sotto di una determinata soglia. Anche Amazon, il colosso della vendita al dettaglio e della tecnologia, sta testando soluzioni di mitigazione sui prototipi dei satelliti destinati alla costellazione Kuiper. Ma, tali modifiche riducono, ma non eliminano, il problema.A fronte della preoccupante proposta di Musk, la Fcc ha chiesto il parere della comunità scientifica internazionale. In Italia, l’Accademia Nazionale dei Lincei ha subito sottolineato che “Lo spazio vicino alla Terra è un bene comune dell’Umanità”. Con tutti questi satelliti attualmente in orbita, l’Accademia ha posto l’accento su un particolare pericolo: l’impatto ambientale. Lanciare una tale quantità di materiale significherebbe depositare quantità massicce di residui di combustione come cherosene e metano direttamente nella stratosfera. Le conseguenze sul clima globale sono ancor un’incognita, così come il rischio di una reazione a catena di collisioni perché l’orbita bassa verrebbe saturata e l’ambiente orbitale sarebbe meno stabile.Secondo uno studio condotto da Sarah Thiele dell’Università di Princeton, una forte tempesta solare potrebbe innescare collisioni catastrofiche su vasta scala in soli 2-3 giorni. La stessa SpaceX ha riferito alla FCC che i satelliti Starlink hanno effettuato circa 300.000 manovre anticollisione solo nel 2025. Di fronte a questi e ad altri problemi, l’Accademia dei Lincei suggerisce all’organismo regolatore statunitense che “ogni decisione sia preceduta da un’analisi completa affidata ad una Commissione indipendente che includa l’Astronomy and Astrophysic Advisory Committee” ed auspica “un rafforzamento del dialogo aperto tra SpaceX e istituzioni scientifiche, affinché la collaborazione per preservare le osservazioni da terra e dallo spazio si traduca in un impegno concreto”.Per fare qualche numero, attualmente la flotta Starlink conterebbe più di 10.000 satelliti. Dal maggio 2019, quando Spacex ha cominciato a lanciare i suoi primi satelliti operativi, ad oggi, sono stati messi in orbita oltre 11.596 satelliti. Di questi, più di 1.500 sono già rientrati nell’atmosfera, dato che l’azienda sta dismettendo i satelliti più vecchi per fare spazio ai modelli più recenti. Oggi solo Starlink supera di cinque volte l’intera flotta satellitare pre-2019, quando in ogni tipo di orbita attorno al nostro pianeta c’erano in tutto 2000 satelliti attivi.La costellazione ha trasformato radicalmente l’ambiente orbitale. Il 16 marzo, un razzo Falcon 9 è decollato dalla base spaziale di Vanderberg trasportando 25 satelliti Starlink. Un lancio di routine per la società di Elon Musk: il 33mo del 2026. Ma quei 25 satelliti hanno raggiunto un traguardo importante. Per la prima volta nella storia, più di 10mila satelliti Starlink orbitavano simultaneamente attorno alla Terra. (Rita Lena)