Lo sport è sempre stato un meraviglioso aggregatore di persone. Ci si confronta, ma con le regole — e oggi anche con il fair play, che non è un’aggiunta di poco valore.Quando eravamo giovani sentivamo l’esigenza di fare sport per competere, per sfogare l’animosità e la voglia di agonismo, ma in un campo dove le regole erano sacre. C’era anche la sensazione che lo Stato ci proteggesse: i campi di calcio, le strutture sportive, i corpi militari — Fiamme Gialle, Fiamme Azzurre, Carabinieri — dove si gareggiava nel nome dell’Italia. Sport e musica sono elementi fondamentali di ricreazione, condivisione, emozioni e socialità. Eppure sono i due ambiti in cui lo Stato ha smesso di investire, lasciando spazio a interessi privati che hanno distrutto il sistema. Il calcio in primis. L’interesse privato è indefinibile e infinito: lo scopo di lucro diventa il fondamento, e tutto il resto scompare.Le squadre non sono più squadre. Totti e De Rossi sono stati gli ultimi a difendere davvero quei colori. Oggi i calciatori sono frutto di interscambi economici: chi li conosce? Per chi si tifa, esattamente?Anche la Formula 1 è diventata un videogioco. Il pilota non guida più: calcola quando ricaricare la batteria. Una volta c’era il motore e il pilota, punto. Ti buttavi dentro, chiudevi il casco, mettevi in moto e vinceva il migliore. Oggi puoi arrivare a metà rettilineo, stare combattendo con il tuo avversario, e scaricarsi la batteria. Non si è mai visto.L’Italia non accede alle fasi finali dei Mondiali da dodici anni. È la cartina di tornasole di tutto il resto. Una volta i ragazzini tiravano calci a un pallone nel cortile o nel campetto comunale. Oggi esistono solo le scuole calcio a pagamento, dove i genitori spendono fortune sperando in un nuovo Totti. Nella maggior parte dei casi non accadrà. Ma soprattutto non ci si diverte più. Ed è quello il punto.The post Il sistema calcio è la cartina di tornasole di tutto il resto | L’editoriale appeared first on Radio Radio.