Nuovo dramma sportivo per l’Italia. La Nazionale di Gennaro Gattuso è stata sconfitta dalla Bosnia ai calci di rigore nella finale playoff per l’accesso al Mondiale 2026 e non prenderà parte alla Coppa del Mondo per la terza edizione consecutiva. Nulla da fare per gli Azzurri, che non sono riusciti ad avere la meglio sui rivali e dovranno dunque aspettare altri quattro anni per sperare di tornare a giocare il torneo più importante, portando almeno a 16 gli anni di assenza dalla competizione FIFA. Oltre agli effetti sportivi di questo nuovo tracollo, l’assenza dell’Italia dalla Coppa del Mondo avrà un impatto anche dal punto di vista economico.L’effetto sull’economia italiana Nel dettaglio, come già evidenziato nell’editoriale dello scorso weekend, l’eliminazione degli Azzurri avrà un peso significativo soprattutto per la Federcalcio e per l’intero sistema del calcio italiano. Sul piano macroeconomico, tuttavia, gli effetti non sono così evidenti. Già dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2018, l’Ufficio studi di Confcommercio aveva sottolineato come l’assenza dell’Italia dalla rassegna iridata rappresentasse una perdita per il sistema calcistico nazionale, ma difficilmente misurabile in termini di PIL. L’analisi osservava che persino la vittoria di un Mondiale o di un Europeo ha effetti modesti sulla crescita complessiva di un Paese. I casi di Spagna 2010, Italia 2006 e Spagna 2012 mostrano infatti come la crescita del PIL nell’anno del successo sia stata inferiore alla media della crescita internazionale. Il motivo è semplice: il PIL dipende da una moltitudine di fattori e una competizione sportiva incide solo marginalmente sull’economia complessiva. Un effetto concreto può però vedersi sui consumi legati all’evento. In occasione di grandi tornei internazionali si registra tradizionalmente un aumento delle vendite di televisori di ultima generazione tra maggio e luglio degli anni pari (quelli in cui si disputa una grande competizione internazionale che interessa le squadre europee). Nel 2018, con l’Italia fuori dal Mondiale, questo incremento non si verificò. Tuttavia, anche questo impatto resta limitato sul PIL, perché gran parte di questi prodotti tecnologici è importata. Quanto pesa l’assenza dal torneo per la FIGC, ma non solo Diverso il discorso per la Federazione italiana gioco calcio. Il bilancio 2026 della FIGC prevede un risultato negativo di circa 6,6 milioni di euro. La stima è stata costruita in modo prudenziale ipotizzando proprio la mancata qualificazione ai Mondiali, che si è nei fatti verificata. Nel documento contabile si legge infatti che il risultato di esercizio è stato calcolato senza includere i contributi FIFA previsti per l’accesso alla fase finale della competizione, né i maggiori ricavi legati alle sponsorizzazioni che scatterebbero in caso di qualificazione. Il budget federale prevede per il 2026 un valore della produzione di circa 191,9 milioni di euro a fronte di costi per 189,1 milioni. Il margine operativo lordo è stimato a 9 milioni e quello operativo netto a 2,76 milioni, con un risultato ante imposte di 5,7 milioni e un carico fiscale di circa 12,4 milioni. Numeri che non cambieranno, dal momento in cui la Nazionale non è riuscita a centrare l’obiettivo Mondiale. Altri soggetti che subiranno un contraccolpo economico sono quelli che hanno già scommesso sulla partecipazione dell’Italia ai Mondiale. Tra questi DAZN e Rai che prima ancora di sapere se la Nazionale si qualificasse in America hanno investito per assicurarsi i diritti di trasmissione in Italia. È palese che senza la squadra guidata da Gattuso, gli ascolti e gli investimenti pubblicitari saranno inevitabilmente di gran lunga inferiori.I premi derivanti dalla FIFA e gli sponsor Tornando alla Federcalcio, la qualificazione avrebbe attivato innanzitutto i premi della FIFA. La sola partecipazione alla fase finale del Mondiale vale 10,5 milioni di dollari, cifra destinata ad aumentare in base al percorso nel torneo fino ad arrivare a circa 50 milioni in caso di vittoria del titolo. Soldi che mancheranno agli Azzurri a causa della sconfitta con l’Irlanda del Nord.A questo si aggiungono i ricavi commerciali. Diversi contratti di sponsorizzazione prevedono infatti clausole “malus” che riducono automaticamente i compensi nel caso in cui la Nazionale non si qualifichi al Mondiale. Nel budget 2026 la FIGC ha già contabilizzato una riduzione di circa 9,5 milioni di euro proprio per questo motivo. I precedenti sul fronte economico I bilanci degli anni passati mostrano con chiarezza quanto la partecipazione alla Coppa del Mondo incida sulle entrate federali. Dopo il Mondiale 2010, ad esempio, nel bilancio 2011 i ricavi da sponsorizzazioni scesero di circa 10 milioni di euro: 7,7 milioni in meno tra corrispettivi e royalties e altri 2,7 milioni nelle operazioni permutative legate all’evento. Nello stesso bilancio mancavano anche circa 6,9 milioni di contributi FIFA, collegati alla partecipazione dell’Italia al torneo in Sudafrica. Nel 2014, invece, la FIGC incassò circa 7,8 milioni di euro come proventi FIFA per la partecipazione al Mondiale in Brasile, ai quali si aggiunsero circa 2 milioni in più di royalties dallo sponsor tecnico grazie alla vendita di materiale ufficiale. In sintesi, per l’economia italiana nel suo complesso la qualificazione ai Mondiali ha un impatto limitato. Per la FIGC e per il sistema commerciale che ruota attorno alla Nazionale, invece, la differenza è concreta: tra premi FIFA, sponsor e ricavi collegati all’evento, il ritorno economico immediato può valere decine di milioni di euro. Soldi che mancheranno ancora una volta, la terza consecutiva dal 2014.