L’attivista dissidente iraniano-americana Masih Alinejad ha lanciato un attacco frontale al rappresentante dell’Iran durante una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Onu). Un discorso durissimo, interrotto dalle lacrime, che ha portato la drammatica realtà della repressione di Teheran nel cuore della comunità internazionale. Guardando direttamente l’ambasciatore di Teheran, Alinejad ha ripercorso i tentativi del regime di metterla a tacere sul suolo statunitense. «Hanno cercato di uccidermi tre volte», ha denunciato la giornalista. «Ho visto il mio potenziale assassino con i miei occhi, nella mia casa a Brooklyn. Ho visto i miei sicari confessare di essere stati assoldati dalle Guardie Rivoluzionarie per uccidermi». Alinejad ha poi attribuito la responsabilità diretta della condanna a morte alla Guida Suprema dell’Iran: «Il vostro leader, Ali Khamenei, ha ordinato il mio omicidio. Ha detto: “Quell’agente americano che ha paragonato l’hijab al Muro di Berlino deve essere uccisa”. Io sono quella donna». Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Agenzia ANSA (@agenzia_ansa)La smentita sulle accuse di spionaggioAlinejad ha risposto alle accuse di collaborazionismo spesso mosse dal regime contro chiunque si opponga al potere degli ayatollah: «Non sono un agente dell’America. Ho la mia autonomia, ma sono grata al governo statunitense e alle forze dell’ordine per aver protetto la mia vita. Se non fosse stato per loro, non potrei essere qui oggi a testimoniare per milioni di persone che stanno affrontando gli stessi assassini e lo stesso regime terroristico nel mio Paese». Anni fa, Masih Alinejad è finita nel mirino di una rete dell’intelligence dell’Iran che voleva rapirla nella sua casa a Brooklyn e portarla attraverso una tappa via mare in Venezuela e successivamente in Iran. Il momento di massima commozione per la giornalista dissidente è arrivato quando, durante il suo intervento, è scoppiata in lacrime durante la lettura di un elenco di nomi, quelli dei manifestanti uccisi nelle strade iraniane dall’inizio della rivolta nazionale.«Il mio unico crimine è fare da eco agli innocenti»Mentre Alinejad parlava, l’Iran rimaneva avvolto nel silenzio di un blackout totale di internet imposto dal governo per nascondere l’entità di una repressione che, secondo le ultime stime, avrebbe già causato migliaia di morti e arresti. «Il mio unico crimine», ha concluso la dissidente con voce rotta, «è fare da eco alla voce di quelle persone innocenti che avete ucciso».January 16, 2026 L'articolo Il duro discorso della dissidente Masih Alinejad al rappresentante iraniano all’Onu: «Hanno cercato di uccidermi 3 volte. Khamenei? Il mandante» – Il video proviene da Open.