AGI - La Corte d'Assise dell'Aquila, al termine di una camera di consiglio durata 6 ore circa, ha condannato uno dei tre imputati palestinesi, accusati di associazione per delinquere con finalità di terrorismo. Nello specifico il collegio presieduto da Giuseppe Romano Gargarella ha condannato alla pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione Anan Kamal Afif Yaeesh, mentre ha assolto Ali Saji Ribhi Irar e Mansour Doghmosh.Il primo è ancora in carcere, mentre gli altri due sono indagati a piede libero, oggi presenti in aula. Tra loro c'è chi è in possesso di un permesso di soggiorno per protezione internazionale.Il pubblico ministero Roberta D'Avolio aveva chiesto per Yaessh la condanna a 12 anni di reclusione, per Irar 9 anni di reclusione ed infine per Doghmosh 7 anni. L'accusa ha sostenuto che i tre imputati a vario titolo "manifestavano le finalità terroristiche del Gruppo di Risposta Rapida tese a organizzare attentati suicidi, anche mediante l'impiego di autobombe, in danno di obiettivi israeliani civili e militari".Tra il materiale sequestrato dagli agenti della Digos dell'Aquila, ed esaminato dal collegio della Corte d'Assise, una conversazione su Telegram con un terrorista nella quale viene condiviso un comunicato di rivendicazione dell'attentato del 7 ottobre 2023 a Israele, compiuto da Hamas, nel quale 1.200 civili e militari furono uccisi e altri 250 rapiti.Dall'analisi delle conversazioni via Telegram tra Anan Kamal Afif Yaeesh e Jihad Maharaj Ibrahim Shehadeh - quest'ultimo ucciso in un conflitto a fuoco a Tulkarem con l'esercito israeliano - emergerebbe con chiarezza secondo l'accusa, il ruolo apicale, di capo e organizzatore, rivestito da Yaeesh.Dal profilo Facebook di uno degli arrestati è emerso anche un post con la foto di quattro persone uccise a Tulkarem in un conflitto a fuoco con l'esercito israeliano. L'istantanea riprodotta anche in aula ritrae un miliziano, all'interno di un'autovettura, armato di fucile mitragliatore e con in pugno una pistola, che indossa un cappello con una fascia gialla recante stemma e iscrizione simbolo delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa. Un'altra istantanea, mostrata nel corso del processo invece, ritrae 13 uomini, alcuni armati di mitra.Riprodotti anche video di propaganda in cui figurano miliziani armati intenti in attività di addestramento militare. Si è fatto poi riferimento ad alcune conversazioni tra Yaeesh e un palestinese ritenuto comandante militare delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa e generale facente parte di Al-Fatah. Dalle conversazioni sarebbe emerso come Yaeesh si rivolga con rispetto a Al-Maqdah Munir, chiamandolo "Haj", ossia "capo".Contestazioni in aula dopo sentenzaAl termine della lettura del dispositivo della sentenza contro i tre palestinesi imputati per terrorismo, i 50 manifestanti in aula hanno gridato "vergogna", "Palestina libera" mentre pm e giudice (già da tempo sotto scorta per questo processo) sono stati accompagnati fuori l'aula da un nutrito gruppo di appartenenti delle forze dell'ordine, mentre fuori altri simpatizzanti della causa palestinese hanno continuato a gridare. Il processo si è concluso con una condanna e due assoluzioni. "L'istruttoria dibattimentale a nostro giudizio ha dimostrato l'assoluta insussistenza di alcuna finalita' di terrorismo". Lo ha detto l'avvocato Flavio Rossi Albertini dopo la lettura del dispositivo della Corte d'Assise dell'Aquila, nei riguardi dei tre giovani palestinesi accusati di organizzare dall'Aquila attentati in Cisgiordania. Verdetto che ha visto Anan Kamal Afif Yaeesh condannato alla pena di 5 anni e mezzo di reclusione ed assolti Ali Saji Ribhi Irar e Mansour Doghmosh."Tutto ciò che è emerso - ha proseguito l'avvocato - è stato contro i militari israeliani, ovvero contro quelle forze di occupazione contro le quali il diritto internazionale umanitario ritiene lecito anche l'utilizzo della lotta armata, pertanto non costituisce reato. Prendiamo atto di questa decisione - ha aggiunto - pero' certamente siamo persuasi di poter portare avanti le nostre ragioni nei successivi gradi di giudizio, in Appello e se necessario in Cassazione".