Domani più di 21 milioni di ugandesi andranno alle urne per scegliere il nuovo presidente del Paese e i 556 membri del Parlamento dell’Uganda. In circa 50.000 centri di votazione gli elettori dovranno decidere se rinnovare il capo dello Stato, Yoweri Museveni, al potere dal 1986, o nominare il cantante e leader dell’opposizione, Robert Kyagulanyi, il cui nome artistico è Bobi Wine.Tra i due candidati vincerà chi ottiene il 50% dei voti più uno. In caso non si raggiunga la soglia, il sistema elettorale dell’Uganda prevede un ballottaggio. In realtà, la scheda elettorale include otto candidati, ma sono questi due quelli con più possibilità di vincere.La campagna elettorale più massiccia è stata fatta in sostegno all’attuale presidente Museveni, candidato del partito Movimento della Resistenza Nazionale. Nato a Ntungamo nel 1944, Museveni guida ininterrottamente l’Uganda dal 29 gennaio del 1986. La sua famiglia è dell’etnia Hima. È stato parte attiva della rivolta contro il regime dei dittatori Amin e Obote. Ma il suo non sembra un governo diverso: l’autoritarismo e la repressione contro l’opposizione sono all’ordine del giorno da circa 40 anni.A suo vantaggio c’è la veloce ripresa economica dell’Uganda. In questa sua settima elezione, Museveni dice di voler creare più ricchezza, migliorare il sistema di istruzione e le infrastrutture del Paese. Inoltre, tra le sue promesse elettorali c’è la battaglia contro la criminalità e la corruzione e l’allargamento dell’accesso alla sanità e l’acqua potabile.Nonostante i buoni indicatori economici, gran parte della popolazione in Uganda vive in stato di povertà. Secondo un report dell’Organizzazione Nazioni Unite, più del 60% degli ugandesi vive con meno di 3 dollari al giorno e il 75% lavora nel settore informale, senza un ingresso regolare di denaro. Questa situazione precaria ha contribuito alla popolarità dell’artista Kyagulanyi (nella foto) come politico.Nato a Nkozi nel 1982, questo giovane rapper è il leader della Piattaforma dell’Unità Nazionale, anche se la sua formazione non è politica ma di danza, musica e teatro. Questa è la seconda volta che sfida Museveni alle presidenziali. La campagna elettorale l’ha fatta indossando il casco militare e un giubbotto antiproiettile e promettendo la costruzione di una nuova Uganda, in rispetto della libertà e dei diritti umani. Tra le sue promesse elettorali c’è la creazione di una commissione per nominare i giudici e cercare di dare indipendenza al sistema giudiziario.Un fatto eclatante, che dimostra la mancanza di libertà nel governo di Museveni, è l’arresto del leader dell’opposizione Kizza Besigye, candidato quattro volte alle presidenziali. Arrestato a novembre del 2024 con l’accusa di tradimento (reato che comporta la pena di morte in Uganda), il politico è simbolo della lotta per la democrazia.Le ondate di repressione e intimidazione hanno segnato anche questo voto. Secondo l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, circa 550 persone legate all’opposizione, sostenitrici di Kyagulanyi, sono state arrestate con l’accusa di incitazione alla violenza. La stessa denuncia è partita da Amnesty International, che considera quella in Uganda una “brutale campagna di repressione”.