Guido Scorza e le accuse al Garante della Privacy: «Non sapevo che fossero clienti del mio studio»

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L’avvocato Guido Scorza è uno dei membri del collegio del Garante della Privacy su cui indaga la procura di Roma. Lui e il suo studio E-Lex compaiono in due procedimenti di rilievo dell’autorità. Il primo sono gli smart glasses di Meta. Per i quali il garante aveva ipotizzato una multa da 44 milioni di euro, via via ridotta fino a 1. Scorza, che aveva pubblicamente parlato sui social degli occhiali, non si sarebbe sempre astenuto dalle riunioni in cui venivano assunte le decisioni nei confronti di Meta. Il secondo caso riguarda l’Asl Abruzzo 1, assistita dallo stesso studio legale E-Lex in un procedimento per data breach concluso con un semplice ammonimento. Mentre altre Asl hanno preso multe da 30 mila euro.Guido ScorzaIn un’intervista a Repubblica oggi Scorza rintuzza le accuse. Prima di tutto fa sapere che non ha intenzione di dimettersi: «Perché dovrei? O meglio: perché dovrei ora? Ho grande rispetto della magistratura, e non lo dico come fanno quelli che usano le frasi fatte. Io sono figlio e fratello di giudici, dunque so cosa significa». E spiega: «Come ho avuto rispetto delle inchieste giornalistiche, ora aspetto, e sono completamente a disposizione, gli approfondimenti dei pm. Hanno preso gli atti, acquisito i dati dai miei dispositivi informatici, per verificare che tutto quello che sostengo dall’inizio di questa storia, è esattamente quello che è successo: non ho commesso illeciti e approfittato del mio ruolo».Lo studio E-Lex, dove lavora la moglieAmmette di aver fondato lo studio E-Lex che lavora con il Garante: «Ma ho lasciato ogni incarico quando sono stato nominato nel collegio proprio per evitare ogni conflitto di interessi». Sua moglie però lavora ancora lì. «È vero. Siamo entrati praticamente insieme. Ma è una dipendente, cioè non guadagna di più o meno rispetto ai clienti che porta». E lui è stato relatore del caso Alitalia nonostante fossero anche loro clienti di E-Lex: «Primo punto: non lo sapevo. Secondo: abbiamo deciso all’unanimità, dunque il mio parere era assolutamente ininfluente. Terzo: era un caso laterale, non una violazione di merito».Le tessere da 6 mila euroPoi parla delle tessere da seimila euro per ciascun membro del collegio: «Quelle tessere danno le possibilità di accedere alla lounge. Non sono crediti in viaggio. Sinceramente che il rappresentante di un’istituzione avesse l’accesso a una saletta, non mi meravigliava». Sulla votazione per Meta, dice: «Mi sono astenuto. E soprattutto non ho fatto alcun video promozionale. Ho partecipato a un video di un esperto in cui dicevo, anzi, che quegli occhiali erano enormemente pericolosi. Che bisognava intervenire ma non vedevo un problema di Meta sul trattamento dei dati personali».Le ricevuteE conclude: «Possiamo discutere se fosse no o opportuno. Sicuramente era legittimo. E quel video era di un’epoca molto precedente a quando il Garante si stava occupando degli occhiali». Ha fatto spese pazze? «Macché. Comunque nei prossimi giorni metterò tutti rendiconti online. Troverete le ricevute dei monopattini».L'articolo Guido Scorza e le accuse al Garante della Privacy: «Non sapevo che fossero clienti del mio studio» proviene da Open.