Il nuovo romanzo di Julian Barnes sarà il suo ultimo libro. Partenze arriverà in libreria dal 20 gennaio con Einaudi. Lui è malato. Ha la leucemia a quasi 80 anni. Barnes ha scritto 14 romanzi tradotti in 50 lingue. Il senso di una fine ha vinto il Booker Prize. «Da un po’ riflettevo sul fatto che uno dei miei nuovi libri sarebbe stato inevitabilmente l’ultimo. Ho iniziato a girare intorno a questo pensiero cinque anni fa. Mi sono detto: l’idea di morire e lasciare un libro a metà non è un bel modo di concludere. Così ho pensato che la cosa migliore fosse scrivere il mio ultimo libro ora», dice oggi a Repubblica.Julian Barnes e la leucemiaPoi spiega: «Mi è stata diagnosticata una forma rara di leucemia. In Gran Bretagna se ne contano circa 500 casi l’anno. I medici dicono che non è curabile ma è gestibile. Dunque, se non intervengono ulteriori mutazioni, mi accompagnerà fino alla morte. Si gestisce con analisi del sangue ogni tre mesi, a volte me ne tolgono anche mezzo litro. Un giorno gli ho chiesto che fine facesse. Mi hanno risposto che lo buttavano nel lavandino. Tecnicamente si potrebbe anche riutilizzare, ma a quanto pare costa troppo, andrebbe ripulito. Forse dovrei venderlo: magari qualche lettore sarebbe felice di avere una sacca del mio sangue sul camino (strizza gli occhietti azzurri divertito)».La malattiaSecondo Barnes «la malattia è semplicemente l’universo che fa il suo lavoro. Quando ci ammaliamo, ci piace pensare che ci sia un senso, una ragione. A volte c’è, è vero. Se fumi cento sigarette al giorno e hai un tumore alla gola, ammalarsi può essere una conseguenza logica. Ma spesso non c’è nessuna ragione. Prendiamo la malattia sul personale, pensiamo sia una colpa, mentre è soltanto il corpo che comincia a declinare. Qualcosa che accade senza scopo. E invece le persone trattano il cancro come un nemico, gli danno perfino nomi come Trump o Putin per poterlo combattere con più convinzione. Ma nella maggior parte dei casi l’atteggiamento del paziente non cambia l’esito. Diversi studi dimostrano che non fa differenza essere ottimisti o pessimisti».Il letto di morteNel libro si diverte a pensare possibili ultime frasi da lasciare. «La migliore senza dubbio è: sono sul treno». Nel senso che la destinazione è certa: «Le confesso che immagino proprio di dire quella frase di Prosper Mérimée prima di andarmene. Sono sul treno. Mérimée diceva che l’idea di essere su un binario diretto dall’altra parte del baratro è dolorosa e allo stesso tempo confortante perché libera da ogni responsabilità. Immagino però che tutti penserebbero: Barnes è impazzito, sta morendo e parla di treni. Non sappiamo come saremo fraintesi in quei momenti. Lo scoprirò a tempo debito. Le faccio però una proposta: proviamo a organizzarci un’intervista Zoom sul mio letto di morte? (ride)».L'articolo Lo scrittore Julian Barnes, l’ultimo libro e la malattia: «Ho la leucemia» proviene da Open.