“Andavo a dormire la sera non sapendo se lo avrei trovato il mattino dopo”. È questa la frase con cui Leo Dell’Orco descrive gli ultimi mesi accanto a Giorgio Armani, morto il 4 settembre scorso. A poco più di quattro mesi dalla scomparsa dello stilista e alla vigilia della prima sfilata senza di lui in questa Settimana milanese della Moda Uomo che prende il via oggi, Dell’Orco affida al Corriere della Sera il racconto più diretto e personale di una vita condivisa per oltre quarant’anni, superando quella riservatezza che ha sempre contraddistinto entrambi.Oggi, spiega, sta “bene. Ora”. Ma il primo periodo è stato “strano”: “Mi mancava la persona. Poi mi sono abituato. Sono tranquillo”. Vive ancora nella stessa casa, ma gli spazi sono rimasti divisi come allora: “Al secondo piano ho lasciato tutto com’era. Sto dalla mia parte. Dalla sua non entro. Non ho toccato nulla. Da quel giorno”. Al terzo piano, quello condiviso, restano gli animali di Armani: “I suoi gatti, i suoi pappagalli e il merlo”. La malattia, arrivata all’improvviso, ha segnato una frattura netta. “Solo in quel momento è stata durissima”, racconta Dell’Orco. Armani aveva capito subito che non ce l’avrebbe fatta: “Ha capito subito che questa volta non ce l’avrebbe fatta. Mi diceva: “non ho più voglia, non ho più voglia”. E io gli rispondevo “No, Giorgio, no. Devi essere forte”. È stata dura”. Per due mesi il tempo si è contratto, sospeso. “Per noi il tempo non è mai passato e lo vedevamo e lo trattavamo come fosse quell’uomo quarantenne che prendeva in mano il mondo”.Armani non aveva paura della morte, ma temeva il dolore dei suoi cari. E, racconta Dell’Orco, aveva programmato tutto: “Siamo stati sorpresi da come abbia pensato a ogni cosa. Anche su argomenti inaspettati”. Una pianificazione che oggi pesa come responsabilità: “Mi ha messo agitazione, ma anche la spinta a trovare le soluzioni giuste, come avrebbe voluto lui. Prima avevamo la scusa: ‘c’è Giorgio’. Ora ci siamo noi. Negli ultimi tre anni mi ha lasciato fare è vero. Ma l’ultima parola era la sua. Sino all’ultimo è stato così. Ha scritto un capitolo della storia importante della moda e sentiamo questa responsabilità. Fa paura sì. Nessuno potrà replicare quello che ha fatto lui, nessuno diventerà o potrà diventare lui. Come ha detto lui siamo tutti dei piccoli Armani, ognuno con le responsabilità, Silvana la donna e io l’uomo: vediamo come andrà. Ce la mettiamo tutta”.Nel lavoro, Armani era sempre il centro decisionale. “Era difficile che desse responsabilità dirette. C’era sempre lui”. Eppure, dopo la sua scomparsa, “tutti ci accorgiamo che abbiamo imparato a essere e decidere”. Dell’Orco ammette di essersi preso, negli anni, molte libertà: “E lui si incazzava: ‘mi nascondi le cose’. Ma io rispondevo: ‘Se so che vanno bene, lasciaci fare’”. Con Silvana Armani, il rapporto era diverso, “più padre e figlia”, mentre con lui il confronto era diretto, anche duro. “Se una cosa non mi piaceva glielo dicevo. Nessuno aveva il coraggio di contraddirlo, io non ci riuscivo”. Ora, alla domanda su chi “sostituirà Armani”, Dell’Orco risponde senza esitazioni: “Ci siamo Silvana per la donna e io per l’uomo. Lui lo ha deciso”. Una decisione condivisa, verificata più volte: “Mi chiedeva sempre: ‘Ce la fai Leo? Ti diverti?’. E io rispondevo: ‘Certo’”. La prima sfilata senza Giorgio è una prova carica di responsabilità: “Ci sono cose bellissime, ma non dobbiamo esagerare. Prima arrivava e diceva ‘questo sì, questo no’”.Il loro primo incontro risale ai giardini di piazzale Libia, a Milano, per merito di un cane scappato. Dell’Orco aveva 22 anni. Armani li invitò a bere a casa sua, poi pochi giorni dopo propose loro di sfilare. “Nudi tutti e due!”, disse Irene quando arrivarono. Dopo quell’episodio, Leo tornò alla sua vita: un posto fisso alla Snam, le scuole serali, la sicurezza di un impiego parastatale. “In famiglia erano contenti. Quando mi licenziai non capirono”. Solo più tardi arrivò l’ingresso definitivo in Armani, prima come modello in showroom, poi accanto a Giorgio, “dalla gavetta”. Il legame si consolidò anche nei momenti più duri, come la malattia e la morte di Sergio Galeotti: “Vedere Sergio spegnersi fu durissimo. Giorgio piangeva per giorni. Ci sono stati momenti bui, ma ha tenuto”. Sono tanti, poi gli aneddoti e i ricordi che Dell’Orco affida al Corriere, sintesi di una vita intensa e appassionata vissuta fianco a fianco fino alla fine: “La cosa che ho amato di più in lui? La sincerità”, dice.Tra i simboli più intimi del loro rapporto c’è il diamante che Dell’Orco regalò ad Armani: “Lo indossò e non lo tolse più. Non aveva mai ricevuto un anello”. Fu una delle due cose che lo stilista portò con sé durante la fuga dall’incendio a Pantelleria. Il regalo più bello ricevuto da Giorgio? “Un orologio, naturalmente”. Definire la loro storia un “grande amore” non lo imbarazza: “È stata una bella storia. Bella e tosta”. Una vita insieme, senza pause reali, fondata su rispetto e spazi personali. “Non siamo mai stati effusivi. Abbracci no, ma carezze sì. Anche negli ultimi giorni”.Dell’Orco racconta anche il suo percorso personale, dalle origini a Bisceglie al lavoro nei mercati ortofrutticoli da ragazzo, fino alla ricchezza di oggi, che però non sente come identità: “Non ho mai cambiato il mio stile di vita. Ora faccio stare bene i miei”. La sua priorità resta quella: “Fare stare bene le persone intorno a me”. Sul piano politico, non evita una posizione netta: “Andrei a cena con Giorgia Meloni. Nonostante il diverso credo politico, si sta dimostrando una delle migliori leader in Europa e una interlocutrice che può parlare con mercati importanti per noi”.La famiglia Armani, oggi, appare unita: “Lui ci trattava tutti allo stesso modo. Questo ha creato equilibrio”. I ricordi più intensi restano legati agli eventi simbolo: la sfilata al Rockefeller Center con Iman, lo Studio 54, Pantelleria, New York. “Avevo 25 anni e mi sembrava di vivere in un film”. Dell’Orco non crede nell’aldilà, come Armani: “Quando voglio sentirlo vado al cimitero e poi pranzo al Falco, il nostro ristorante”. È lì che trova pace. E sorride ricordando una frase che oggi pesa più di allora: “Leo, c’è posto anche per te qui, se ti va”. Alla fine, immagina cosa direbbe Giorgio leggendo l’intervista. La risposta è asciutta, fedele al loro stile: “Non male, dai Leo”.L'articolo “Andavo a dormire la sera non sapendo se lo avrei trovato il mattino. Mi restano i suoi gatti, i pappagalli e il merlo”: Leo Dell’Orco racconta gli ultimi mesi con Giorgio Armani proviene da Il Fatto Quotidiano.