Prevenzione e controlli: col modello italiano non ci sarebbe stata la strage di Crans Montana. “La nostra legge è migliorata perché abbiamo imparato dal passato”

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C’è un momento in cui il lavoro dei Vigili del Fuoco diventa visibile a tutti: quando le fiamme sono già alte, le sirene squarciano il silenzio e la tragedia si sta compiendo oppure sarà evitata. Ma il cuore della sicurezza antincendio, mentre tutti abbiamo ancora negli occhi le immagini dei ragazzi in fuga dal Constellation di Crans-Montana, batte molto prima dell’emergenza. Come ricorda e sottolinea Giampietro Boscaino, ingegnere e direttore centrale per la prevenzione incendi del Corpo nazionale.È nella prevenzione, nei controlli, nelle regole tecniche e nella gestione quotidiana degli spazi aperti al pubblico che si gioca la partita più importante. Il devastante incendio in Svizzera, con le sue 40 vite soffocate sulla una stretta via di uscita, riporta al centro una domanda cruciale: quanto pesa davvero ciò che accade prima di un rogo? In Italia i Vigili del Fuoco svolgono un ruolo peculiare, che li distingue da molti altri Paesi europei: sono chiamati per legge sia a spegnere gli incendi sia a prevenirli. Un doppio ruolo che consente di trasformare l’esperienza maturata negli interventi reali in regole, indirizzi tecnici e controlli sempre più mirati. A differenza di quelli svizzeri: in molti ricordano le parole del comandante di Cran-Montana, David Vocat, che commosso diceva ai giornalisti: “Noi siamo vigili del fuoco, non facciamo controlli. Non è come in Italia”.La regolamentazione italiana, fondata sul principio che non è l’edificio in sé a essere valutato ma l’attività che vi si svolge, mira proprio a questo: anticipare il rischio, governarlo, ridurlo. Dal D.P.R. 151/2011 al Codice di prevenzione incendi, passando per il lavoro delle Commissioni di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, il sistema è pensato per adattarsi all’evoluzione delle tecnologie, dei materiali e delle forme dell’intrattenimento, senza abbassare la soglia di sicurezza. Crans-Montana dimostra però che nessuna norma è sufficiente se non è accompagnata da controlli efficaci e, soprattutto, da una gestione responsabile nel tempo. Ed è su questo equilibrio — tra regole, prevenzione e intervento operativo — che si gioca oggi la credibilità e l’efficacia del modello italiano di sicurezza antincendio.Quali sono oggi i protocolli principali dei Vigili del Fuoco per la prevenzione incendi in edifici pubblici, privati e turistico-alberghieri, e come vengono aggiornati alla luce di nuove tecnologie o materiali?Prima di tutto va detto che, in Italia, la prevenzione incendi riguarda l’attività svolta, per esempio un albergo, una scuola, un locale commerciale o una discoteca, e non l’edificio in astratto: conta cosa si fa negli spazi e quali rischi ne derivano. Il riferimento normativo è il D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151, che individua, attraverso l’Allegato I, le attività considerate a maggior rischio di incendio e, di conseguenza, soggette a specifiche procedure di prevenzione incendi. In pratica, a seconda del rischio, si passa dalla verifica del progetto quando l’intervento è complesso, alla presentazione della SCIA antincendio, fino ai controlli sul posto mediante sopralluoghi e verifiche a campione o mirate. Oggi molte regole confluiscono nel Codice di prevenzione incendi, che consente di recepire materiali e soluzioni nuove, come rivestimenti, impianti o configurazioni degli spazi più flessibili, mantenendo fermi gli obiettivi di sicurezza: tutelare le persone, i beni e l’ambiente. In sintesi, la prevenzione incendi è una componente centrale della sicurezza pubblica e i Vigili del Fuoco ne curano gli aspetti tecnici, attraverso valutazioni, controlli e indirizzi operativi, secondo le competenze previste.Esistono procedure specifiche per edifici temporanei o stagionali, come quelli montani, e come vengono controllate sul territorio per garantire la sicurezza?Anche per eventi stagionali o temporanei vale la stessa regola: si valuta ciò che si organizza e quante persone coinvolge, non il tipo di edificio in sé. Per l’intrattenimento e il pubblico spettacolo, la differenza pratica è questa: se l’attività si ripete ogni anno con una struttura organizzata e continuativa, quindi di fatto stabile, di norma segue le procedure del D.P.R. 151/2011; se invece è davvero occasionale e di breve durata, può non rientrarvi. Entrambe le tipologie sono comunque sottoposte alle valutazioni di sicurezza nell’ambito dei procedimenti di agibilità previsti dagli articoli 68 e 80 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, R.D. 18 giugno 1931, n. 773, tramite l’attività delle Commissioni di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo.Cosa sono queste commissioni e che compiti hanno?Tali Commissioni possono essere provinciali o comunali, in funzione della tipologia e delle dimensioni dell’attività. La Commissione provinciale è istituita presso la Prefettura ed è composta, tra gli altri, da rappresentanti della Prefettura, del Comune, dell’Azienda sanitaria locale e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che esprime il parere tecnico per i profili di prevenzione incendi. La Commissione comunale è istituita presso il Comune ed è composta dal Sindaco o da un suo delegato, da un rappresentante dell’ufficio tecnico comunale, da un rappresentante dell’ASL e da un rappresentante dei Vigili del Fuoco. Le Commissioni valutano le condizioni concrete di esercizio, come l’affollamento massimo ammissibile, l’idoneità e il numero delle vie di esodo, la gestione dell’emergenza e l’adeguatezza dell’organizzazione. In questo iter rientrano anche sopralluoghi e verifiche tecniche dei Vigili del Fuoco, svolti durante le istruttorie e le riunioni della Commissione o a loro supporto. Le Commissioni possono disporre controlli periodici e tornano a verificare quando cambiano elementi importanti, come gli allestimenti, la capienza, le vie di uscita, gli impianti o le modalità di gestione.Quanto è rilevante la prevenzione rispetto agli interventi di emergenza, e come si assicura che gli impianti antincendio e le vie di fuga siano sempre funzionanti e conformi?La prevenzione riveste un ruolo decisivo, soprattutto nei contesti ad alto affollamento, nei quali l’evoluzione di un incendio può essere molto rapida. L’intervento di emergenza resta fondamentale, ma entra in gioco quando l’evento si è già verificato; la prevenzione agisce prima, riducendo la probabilità che l’evento si produca e limitandone le conseguenze. Oltre a impianti e strutture, contano anche le misure organizzative: persone incaricate e procedure chiare per gestire la sicurezza antincendio durante l’attività. Nei locali di pubblico spettacolo vanno individuati addetti antincendio formati, in grado di sapere cosa controllare prima dell’apertura e come gestire un’evacuazione se necessario.Qual è il ruolo degli addetti?Gli addetti antincendio, prima dell’apertura, effettuano controlli pratici: verificano che estintori e idranti siano disponibili e accessibili, che i sistemi di allarme e di rivelazione funzionino ove presenti e, soprattutto, che uscite e percorsi siano liberi da ostacoli. Durante l’attività supportano il primo intervento e l’evacuazione. Se il rischio è elevato o le condizioni lo richiedono, per esempio per capienza alta, criticità delle vie di esodo o allestimenti complessi, può essere imposto un servizio di vigilanza antincendio con personale operativo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.Come vengono selezionati gli edifici che richiedono controlli più approfonditi, e in che misura questi controlli includono simulazioni di emergenza o follow-up periodici?Vale lo stesso principio: i controlli si pianificano in base all’attività e al suo rischio, non al semplice fatto che esista un edificio. Per i locali di pubblico spettacolo e di intrattenimento, le verifiche delle condizioni di sicurezza sono ricondotte principalmente ai procedimenti di competenza delle Commissioni di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, previste dagli articoli 68 e 80 del T.U.L.P.S. e dal relativo regolamento di esecuzione. I sopralluoghi dei Vigili del Fuoco avvengono di norma all’interno dell’iter della Commissione: si verifica l’idoneità complessiva del locale, comprese le misure antincendio relative a esodo, impianti e gestione. Le Commissioni possono prevedere controlli periodici su condizioni e dispositivi e, se cambiano configurazione degli spazi, capienza, allestimenti o impianti, possono essere attivate ulteriori verifiche.Quali verifiche e procedure vengono attivate per accertare responsabilità e criticità dei controlli preventivi precedenti?A seguito di un evento grave si avvia un’analisi che coinvolge l’intera filiera della prevenzione incendi, con l’obiettivo di ricostruire in modo puntuale il contesto in cui l’episodio si è verificato. In particolare, si accerta quale attività fosse effettivamente in svolgimento, se fosse soggetta agli adempimenti di prevenzione incendi, quali condizioni di sicurezza fossero state dichiarate o autorizzate e se, nella pratica, risultassero rispettate sul posto, verificando vie di esodo, capienza, impianti e organizzazione. L’obiettivo non è solo accertare le responsabilità, ma anche individuare eventuali criticità del sistema, così da rafforzare l’efficacia delle regole, dei controlli e della gestione nel tempo. Se durante i controlli emergono violazioni che possono costituire reato, vengono contestate e segnalate all’Autorità giudiziaria, perché i Vigili del Fuoco operano anche con funzioni di polizia giudiziaria nei casi previsti.In questo contesto, quale ruolo svolge il Nucleo Investigativo Antincendi (NIA) nella ricostruzione delle dinamiche e nell’individuazione di eventuali responsabilità?Il NIA affianca le strutture territoriali del Corpo e la magistratura con competenze investigative specifiche sugli incendi, soprattutto quando servono ricostruzioni tecniche approfondite. L’attività del NIA è finalizzata alla ricostruzione delle cause dell’incendio, all’analisi delle modalità di propagazione e alla valutazione del comportamento dei materiali e degli impianti coinvolti. Le analisi del NIA servono sia a chiarire eventuali responsabilità, sia a capire cosa non ha funzionato e a migliorare prassi e regole per i casi futuri.Come vengono integrate nelle procedure le lezioni apprese da tragedie passate, e quali strumenti ha il vostro personale per garantire che le prescrizioni siano effettivamente rispettate nel tempo?Ciò che si impara dagli incidenti confluisce in aggiornamenti delle regole tecniche, note interpretative e criteri di valutazione del rischio, oltre che in indicazioni operative sulla gestione quotidiana e in emergenza. Del resto le evoluzioni più significative della normativa di prevenzione incendi in Italia sono maturate anche dopo gravi eventi del passato, che hanno evidenziato criticità legate ad affollamento, vie di esodo, materiali impiegati e gestione dell’emergenza. Nel tempo, il rispetto delle prescrizioni si regge su più leve: controlli e sopralluoghi nei procedimenti, vigilanza ispettiva e poteri di polizia amministrativa e giudiziaria previsti dall’articolo 19 del d.lgs. 139/2006. Questi strumenti consentono di accertare violazioni, adottare i provvedimenti di competenza e, nei casi previsti, segnalare i reati all’Autorità giudiziaria. Nel sistema italiano, ai Vigili del Fuoco spettano sia prevenzione sia intervento operativo: questa doppia funzione, prevista per legge, li colloca in modo particolare rispetto ad altri Paesi. Il vantaggio è pratico: l’esperienza degli interventi reali aiuta a correggere regole e prassi e, allo stesso tempo, la prevenzione orienta addestramento, procedure e dotazioni, rendendo più efficace il soccorso.Quanto è importante la collaborazione tra Vigili del Fuoco, amministrazioni locali e proprietari di edifici per rendere più efficace la prevenzione?La collaborazione è un elemento essenziale per l’efficacia del sistema. La prevenzione funziona davvero solo se tutti fanno la loro parte: chi scrive le regole, chi controlla, chi rilascia autorizzazioni e chi gestisce il locale ogni giorno. Nei locali di pubblico spettacolo ciò si traduce in un sistema integrato nel quale Commissioni di vigilanza, Vigili del Fuoco, amministrazioni locali e gestori concorrono, ciascuno per le proprie competenze, al mantenimento delle condizioni di sicurezza.Alla luce del rogo di Crans Montana, quali misure aggiuntive proporrebbe per evitare che tragedie simili si ripetano in futuro?Eventi di questo tipo richiamano l’attenzione su elementi già noti e centrali: il controllo delle fonti di innesco, la scelta dei materiali, la gestione dell’affollamento e dell’esodo. Accanto alle regole tecniche e agli impianti, assume rilievo determinante la qualità della gestione in esercizio: figure designate, verifiche preliminari prima dell’inizio dell’attività e, nei casi più complessi, la presenza di un servizio di vigilanza antincendio del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Più che l’introduzione di nuove norme, è decisiva l’applicazione rigorosa di quelle esistenti e il mantenimento nel tempo dell’equilibrio tra regole, controlli e comportamenti responsabili.L'articolo Prevenzione e controlli: col modello italiano non ci sarebbe stata la strage di Crans Montana. “La nostra legge è migliorata perché abbiamo imparato dal passato” proviene da Il Fatto Quotidiano.