L’aggressione che inizia “in cucina”, termina con il corpo di Chiara Poggi lanciato nelle scale che conducono allo scantinato della villetta di via Pascoli a Garlasco e il killer che esce di casa. Rispunta dai fascicoli processuali la ricostruzione video amatoriale della dinamica dell’omicidio che la famiglia della 26enne uccisa il 13 agosto 2007 ha prodotto nei processi a carico di Alberto Stasi sin dal 2009. Poco meno di dieci minuti di simulazione ‘diretta’ dalla voce di Marzio Capra, storico consulente della famiglia, e prodotti al giudice del processo di primo grado con rito abbreviato, Stefano Vitelli. Un video che torna di attualità dopo che martedì l’ex poliziotto Dario Redaelli, consulente degli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna per madre, padre e fratello della vittima, ha annunciato una nuova consulenza tecnica per dimostrare come l’aggressione che ha portato alla morte di Poggi è iniziata in cucina e non all’ingresso dell’abitazione, come sostenuto dai carabinieri del Ris nel 2007. Una ricostruzione mai accolta dalle sentenze di assoluzione come da quelle di condanna ad Alberto Stasi ma che è stato uno degli elementi che invece ha permesso di ritenere compatibile la finestra temporale dei 23 minuti – fra le 9.12, quando viene disinserito l’allarme di casa Poggi, e le 9.35 quando viene riacceso il pc dell’ex fidanzato – con la durata dell’omicidio e il rientro a casa. Una “finestra temporale” di “problematica compatibilità” ma che “non esclude” che “l’episodio aggressivo in senso stretto si sia risolto, ad esempio, in una decina di minuti e quindi in un lasso temporale non incompatibile sotto il profilo astratto con un rientro in bicicletta presso la propria abitazione”, scrisse il giudice Vitelli nelle motivazioni dell’assoluzione di Stasi, sentenza poi annullata nel 2013 dalla Corte di Cassazione portando al processo bis per non aver dato una lettura “unitaria” degli elementi raccolti e delle prove. Ora la famiglia Poggi, i suoi difensori e consulenti sono convinti di aver trovato elementi ulteriori a supporto di quella tesi grazie alla “rimasterizzazione” delle fotografie della scena del crimine e all’individuazione nell’incidente probatorio, da parte della perita Denise Albani, del dna di Stasi sulla cannuccia dell’Estathè nella spazzatura contenente anche due fruttoli, una buccia di banana e una confezione di biscotti. A cui bisogna aggiungere l’attesa discovery delle nuove analisi, commissionate sempre dai Poggi, sui ‘monili’ della 26enne indossati quel giorno e che fanno parte dei 4 braccialetti, 2 orecchini con perla, una collana di metallo con ciondolo, una cavigliera in metallo e un orologio restituiti alla famiglia nel 2019 su ordine della Corte d’assise d’appello di Milano, 12 anni dopo l’omicidio.{"@context": "http://schema.org","@type": "VideoObject","name": "Delitto Garlasco, l\'aggressione iniziata in cucina: la simulazione video dei Poggi nel processo del 2009","description": "Delitto Garlasco, l\'aggressione iniziata in cucina: la simulazione video dei Poggi nel processo del 2009","thumbnailUrl": "https://img.lapresse.it/2026/01/14/7f8103d618befa58aebb1c513b5436ca-1200x675.png","uploadDate": "2026-01-14T18:31:40+01:00","contentUrl": "https://videolapresse-meride-tv.akamaized.net/exposed/folder29/1768411395_46c5f0f6f38c824f5ba4b7a989c2755c_lapresse_hd.mp4"}Questo articolo Delitto Garlasco, l'aggressione iniziata in cucina: la simulazione video dei Poggi nel processo del 2009 proviene da LaPresse