La Fase Due del piano di pace di Trump per Gaza può avere inizio. Mancavano solo gli ultimi dettagli sulla composizione del Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (Ncag) che dovrà amministrare la Striscia in un periodo di transizione che durerà idealmente fino al 31 dicembre 2027. L’intesa, anche su questo punto, è stata trovata e così l’inviato speciale americano, Steve Witkoff, ha annunciato che, dopo l’approvazione del cronoprogramma da parte delle Nazioni Unite, il 18 novembre scorso, la Fase Due può avere inizio: “Oggi, a nome del Presidente Trump, annunciamo il lancio della Fase Due del piano in 20 punti del presidente per porre fine al conflitto di Gaza, che passa dal cessate il fuoco alla smilitarizzazione, alla governance tecnocratica e alla ricostruzione. La Fase Due istituisce un’amministrazione palestinese tecnocratica transitoria a Gaza, il Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG), e avvia la completa smilitarizzazione e ricostruzione di Gaza, in primo luogo il disarmo di tutto il personale non autorizzato. Gli Stati Uniti si aspettano che Hamas rispetti pienamente i propri obblighi, incluso l’immediato ritorno dell’ultimo ostaggio deceduto. In caso contrario, le conseguenze saranno gravi. È importante sottolineare che la Fase Uno ha fornito aiuti umanitari di portata storica, ha mantenuto il cessate il fuoco e ha restituito tutti gli ostaggi ancora in vita e le spoglie di ventisette dei ventotto ostaggi deceduti. Siamo profondamente grati a Egitto, Turchia e Qatar per i loro indispensabili sforzi di mediazione che hanno reso possibili tutti i progressi finora conseguiti”.Una ricostruzione, quella degli ultimi mesi nella Striscia, non sempre aderente alla realtà, quella di Witkoff. Innanzitutto, gli aiuti umanitari sono continuati a essere largamente insufficienti, come denunciato da numerose organizzazioni non governative impegnate a fornire assistenza alla popolazione locale martoriata da oltre due anni di conflitto. Molte di esse, tra l’altro, rischiano l’espulsione a causa delle nuove restrizioni imposte dal governo israeliano di Benjamin Netanyahu che obbliga le ong a fornire dati sensibili dei dipendenti palestinesi per permettere a Tel Aviv di svolgere controlli che escludano la loro collaborazione con organizzazioni come Hamas o il Jihad Islamico. Inoltre, anche sul mantenimento del cessate il fuoco la versione di Witkoff si distacca dalla realtà, con Israele che ha compiuto con regolarità raid nei quali sono stati uccisi diversi civili.L’intesa che mancava era proprio quella sulla composizione del Comitato che sarà responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e municipali per la popolazione e sarà formato da palestinesi qualificati e da esperti internazionali e sarà posto sotto la supervisione del Board of Peace presieduto da Trump. Ma già in giornata era atteso l’annuncio dell’intesa: fonti egiziane avevano anticipato che erano state individuate 15 personalità palestinesi e che “le persone coinvolte sono state informate, anche se l’elenco potrebbe subire dei cambiamenti”.La maggior parte delle fazioni palestinesi e la presidenza dell’Autorità nazionale palestinese hanno espresso il loro sostegno. Anche Hamas e Jihad Islamico hanno affermato in una dichiarazione congiunta di aver deciso di “sostenere gli sforzi dei mediatori per la formazione del Comitato nazionale palestinese di transizione per l’amministrazione della Striscia di Gaza, garantendo al tempo stesso l’ambiente appropriato” per l’avvio dei suoi lavori. Lo stesso ha fatto la presidenza palestinese con sede a Ramallah.Adesso, le parti dovranno compiere nuovi sforzi per raggiungere gli obiettivi stabiliti nel piano Trump, il tutto senza compromettere il cessate il fuoco. Innanzitutto è previsto l’intervento di una forza di stabilizzazione internazionale con un mandato che comprende la supervisione dei confini e deve garantire un processo di smilitarizzazione di Gaza, anche attraverso il disarmo e la distruzione delle infrastrutture militari di Hamas. Oltre alla già citata creazione del Board of Peace presieduto da Trump, si dovrà anche avviare un percorso “verso l’autodeterminazione e una statualità palestinese“. Una formula vaga, che lascia ampio spazio all’interpretazione e, soprattutto, a eventuali ostacoli verso la nascita di uno Stato di Palestina. Si chiede inoltre alle Nazioni Unite di aumentare l’assistenza umanitaria per soddisfare le esigenze dei civili a Gaza e sostenere tutti gli sforzi per far avanzare le parti verso la fase successiva del cessate il fuoco.L'articolo Gaza, l’inviato speciale Usa Witkoff: “Diamo inizio alla Fase Due del piano di pace”. Ecco cosa prevede proviene da Il Fatto Quotidiano.