‘Ho appena trasmesso al Presidente e al Segretario Generale del Garante per la protezione dei dati personali le mie dimissioni irrevocabili da componente del Collegio. Ho deciso di fare un passo indietro. Credo si tratti di una decisione giusta e necessaria nell’interesse dell’istituzione anche se, permettetemi di pensarlo, non posso che ritenerla ingiusta nella sostanza e nelle modalità che mi hanno portato ad assumerla’. Lo scrive sul suo sito personale Guido Scorza, componente dell’Authority. ‘Non ho nessuna remora né imbarazzo nel confessare che è stata una delle decisioni più sofferte della mia vita – scrive ancora Scorza. Lascio – ne sono convinto – uno dei lavori più belli che a una persona possa capitare. Lascio un lavoro che ho fatto con più determinazione e passione di qualsiasi altro fatto sin qui. Lascio un lavoro che non ho mai considerato tale ma una missione civile prima che professionale e istituzionale. Un’occasione unica di fare, nel mio piccolo, la mia parte per promuovere e difendere un diritto che non è mai stato tanto centrale e irrinunciabile nella vita delle persone e della società. Una missione alla quale ho dedicato ogni giorno degli ultimi cinque anni. Lascio un incarico che, per me, ha sempre rappresentato anche un modo per restituire, almeno parte di ciò che mi ha dato, a un Paese che mi ha dato tantissimo, consentendomi di acquisire competenze ed esperienze importanti, di realizzarmi nella dimensione personale e professionale e di credere in un futuro migliore del passato da lasciare alle mie figlie. Lascio un incarico che avevo sognato da quando, trent’anni fa, incontrai, per la prima volta, Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli che stavano lavorando a quella che sarebbe diventata la prima legge italiana sulla protezione dei dati personali. Lascio – e vengo alle motivazioni di una scelta tanto sofferta – principalmente, per rispetto del loro sogno, quello di Stefano e di Giovanni ma anche delle tante donne e dei tanti uomini che con loro hanno dato vita a quello che sarebbe poi diventato il Garante per la protezione dei dati personali, un sogno che, negli anni, ben prima di essere eletto, è diventato anche il mio: rendere forte un diritto fragile e garbato come la privacy’.‘Un sogno – ascrive Scorza in un lungo post – reso possibile anche grazie al lavoro svolto da un’Autorità indipendente e autorevole, capace di garantirne promozione e protezione. Quell’Autorità che all’epoca muoveva i primi passi, poi cresciuta e diventata una delle più prestigiose e rispettate Autorità di protezione dei dati personali al mondo, sta vivendo, oggi, uno dei momenti più difficili della sua trentennale esistenza. Un giorno – che, purtroppo, non è oggi e non è vicino – ci si renderà conto e si capirà che questo momento difficile dell’Autorità non è dovuto a errori o omissioni di chi ci ha lavorato, ci lavora e continuerà a lavorarci e non è dovuto, per quel che mi riguarda, a ciò che ho fatto o non ho fatto, fermo restando, naturalmente che fare meglio e di più è sempre possibile ma a fattori estranei all’Autorità e a patologie e derive di un sistema che non ha ancora trovato un punto di equilibrio sostenibile tra diritti, libertà e poteri, tutti egualmente centrali e irrinunciabili nella vita democratica del nostro Paese. Ma proprio perché quel giorno non è oggi ed è lontano non lo si può, sfortunatamente, attendere. Il Paese ha bisogno oggi di un Garante per la protezione dei dai personali che prima di avere autorità abbia autorevolezza non solo effettiva ma anche percepita e le persone, a cominciare dal personale del Garante, hanno bisogno e diritto a che niente sia lasciato di intentato perché il Garante riconquisti, il prima possibile, quella fiducia percepita senza la quale un diritto già fragile, perché poco noto o poco noto nel suo valore ai più deboli e inviso ai più forti, è pressoché impossibile da promuovere e proteggere. È per questo e solo per questo che oggi ho deciso di fare un passo indietro. Lascio nell’assoluta certezza di non avere – come ho già spiegato ieri in un video al quale mi limito a rinviare – nessuna responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse. Anche se, non c’è dubbio che restare sarebbe stata la scelta egoisticamente migliore, più comoda, forse, più saggia, ma sarebbe anche stata una scelta incompatibile con ciò in cui credo, con la mia storia, con il mio modo di essere e di rispettare le Istituzioni’. ‘Sono cresciuto in una famiglia dove ho imparato che il senso dello Stato non si dichiara solo a parole, ma si dimostra nei fatti – scrive ancora Scorza -. E io voglio poter insegnare, anche con la forza dell’esempio, gli stessi principi e gli stessi valori alle mie figlie. Il Garante, l’Istituzione che ho servito negli ultimi cinque anni e alla quale sono visceralmente legato viene prima di me e dei miei interessi. Benché sino a ieri abbia detto il contrario, la calma che segue, anche da vicino, la concitazione degli eventi, mi ha suggerito questa scelta. Ma se queste sono le motivazioni delle mie dimissioni, credo sia importante condividere, con la stessa trasparenza, anche quelle che, mi hanno dato la forza di arrivare sin qui. Ho detto e scritto decine di volte dall’inizio di questa vicenda che considero giuste, utili e democraticamente preziose sia l’inchiesta giornalistica che quella giudiziaria che hanno interessato il Garante e ne resto convinto. E, però, in tutta sincerità non credo che in un sistema democratico solido e maturo delle legittime inchieste giornalistiche e giudiziarie debbano poter compromettere fino a questo punto, prima che qualsivoglia specifica responsabilità sia accertata, il buon funzionamento di un’Autorità indipendente chiamata a promuovere e proteggere un diritto fondamentale, pietra angolare della nostra democrazia. E la responsabilità non credo sia né dei giornalisti che fanno le inchieste, né, tantomeno, dei giudici che fanno il loro lavoro e adempiono ai loro doveri ma nostra, delle persone, dell’opinione pubblica, della società, di una parte dei media – non quelli che fanno le inchieste ma quelli che le raccontano in maniera acritica e sensazionalistica a caccia di lettori e visualizzazioni -, degli algoritmi dei socialnetwork che amplificano i messaggi più radicali e sacrificano l’audience di quelli più pacati e ponderati e, di una parte della politica, quella con la ‘p’ minuscola, più a caccia di facile visibilità e consensi che di riflessioni e idee per migliorare la vita delle persone e le condizioni del Paese. Confesso che questo a me pare un enorme elemento di fragilità del nostro sistema democratico che trascende questa vicenda ma sul quale, credo, sia necessario interrogarsi con urgenza. Mi fermo qui, ma non prima di alcuni necessari ringraziamenti. Il primo va alle donne e uomini dell’Autorità senza i quali nulla del poco che spero di aver fatto sarebbe stato possibile. Grazie alla mia segreteria, una squadra unica che auguro a chiunque di avere al fianco. Un ringraziamento alla comunità internazionale dei Garanti, ai colleghi dell’EDPB, dell’EDPS della Global Privacy Assembly: senza questa rete internazionale difendere la privacy nella società globale nella quale viviamo sarebbe semplicemente impossibile. Grazie ai colleghi del Collegio ai quali va il mio in bocca al lupo per la prosecuzione del lavoro e a tutti i rappresentanti delle istituzioni, della società civile e dell’industria con i quali ho lavorato. L’ultimo ringraziamento va alla mia famiglia, che ha pagato il prezzo più alto prima della mia scelta di vivere il mio incarico come una missione per la mia assenza e, poi, negli ultimi mesi, per la sofferenza che le inchieste giornalistiche e l’indagine della magistratura hanno loro inevitabilmente imposto. Grazie per la pazienza, la vicinanza, l’affetto. Arrivederci dalla stessa parte, quella dei diritti, delle libertà, della democrazia, anche se con ruoli e responsabilità diversi’. Questo articolo Garante Privacy, si dimette Guido Scorza, componente dell’Authority: “Decisione sofferta” proviene da LaPresse