Dopo una carriera di oltre dieci anni come metalmeccanico, era stato licenziato per il resto di un caffè. E adesso, a più di un anno di distanza, la giustizia gli ha dato ragione e ha condannato l’azienda a restituirgli ben diciotto mensilità. La vicenda risale al giugno 2024, in una ditta del Bresciano: il protagonista non aveva ricevuto il resto dalla macchinetta del caffè, e il giorno successivo aveva discusso con un collega che lo aveva visto prendere delle monete all’arrivo del tecnico del distributore.Il tecnico, però, aveva negato di aver acconsentito tale gesto. Così, il lavoratore aveva restituito la somma di un euro e sessanta centesimi, ma due settimane dopo era stato licenziato dall’azienda poiché quest’ultima non era sicura del consenso dell’addetto. Le accuse contestate? Appropriazione indebita e minacce nei confronti di un collega.L’uomo, che non aveva precedenti disciplinari in azienda, aveva presentato un ricorso per la sproporzionalità tra l’episodio contestatogli e la punizione inflitta. Il provvedimento è stato impugnato e il Tribunale di Brescia ha avvalorato la versione del dipendente, condannando l’azienda a corrispondere al ricorrente un indennizzo pari a 18 mensilità senza però il suo reintegro in azienda.La giudice del lavoro Natalia Pala ha smontato le accuse e ritenuto le minacce generiche: il lavoratore poteva essere considerato al limite sgarbato. Per quanto riguarda le monete recuperate, non è stato ritenuto possibile giungere alla verità della questione, ma ciò è comunque irrilevante per l’azienda e il licenziamento è “obiettivamente sproporzionato rispetto alla gravità della condotta”, soprattutto considerando gli oltre 14 anni di rapporto lavorativo.L'articolo Licenziato per il resto di una macchinetta del caffè: l’azienda condannata a restituirgli 18 mensilità proviene da Il Fatto Quotidiano.