“Ci chiesero di mentire, i tir a bordo erano troppi”: il racconto dell’ex dipendente di Grimaldi sul naufragio dell’Olympia

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Nelle ore immediatamente successive al naufragio dell’Euroferry Olympia, con i soccorritori che stavano ancora identificando i morti, secondo la Procura di Roma c’era già chi pensava a depistare le indagini. Mentre a Corfù i magistrati greci cominciavano a sentire come testimoni i membri dell’equipaggio, la Grimaldi – compagnia italiana proprietaria della nave – aveva inviato un suo legale sul posto, “l’avvocato Lauro di Napoli – scrivono gli inquirenti – insieme a due dirigenti” della compagnia: “Anziché chiederci come stavamo, ci ha raccomandato cosa dire alla capitaneria. Ci ha detto di non riferire all’autorità greca che non funzionava l’allarme; di non riferire che non funzionava il codice di accesso al garage; di non riferire che l’incendio era partito dal garage 2 e che dovevamo dire che era partito dal numero 3. Credo che queste indicazioni le desse per conto della Grimaldi”.Le indicazioni “minacciose”, secondo il testimoneA raccontarlo ai pubblici ministeri italiani è un supertestimone. Si chiama Gianni Nasole, ha 50 anni, è originario di Taranto, ed era imbarcato come tubista. Le sue clamorose dichiarazioni – respinte dalla compagnia che si dice certa che le persone coinvolte chiariranno perché si tratta di “comportamenti incompatibili con la nostra cultura della legalità” – aprono uno squarcio inedito sul naufragio, avvenuto la notte del 18 febbraio 2022, quando il traghetto Igoumenitsa-Brindisi, che trasporta oltre 300 persone, prende fuoco nelle acque greche: nel disastro muoiono almeno 11 persone. Nasole si presenta agli investigatori solo un anno e mezzo dopo la strage, l’11 luglio del 2023, dopo che in decine di interrogatori il comandante e i suoi uomini avevano fornito versioni che, lette oggi, erano esattamente quelle richieste in quelle prime ore dagli uomini inviati in Grecia dalla società armatrice: “Oltre all’avvocato – ricorda il supertestimone – c’era il comandante, il primo ufficiale e il nostromo, che concordavano con lui le cose da non riferire. Voglio precisare che queste indicazioni ci venivano date in modo minaccioso, sostanzialmente dicendoci che non ci avrebbe più fatto lavorare”.Il supertestimone: “Ci chiesero di mentire”E in effetti è proprio ciò che alla fine accadrà: “Sono stato licenziato”. Un fatto che Nasole ricollega all’essersi rifiutato di mentire: “Non ero più gradito (…) perché queste persone volevano impormi quello che dovevo dire. Addirittura sono stato minacciato di non lavorare più per Grimaldi”. Il marittimo allunga ombre anche sulla traduzione delle testimonianze dall’italiano al greco: “La Grimaldi ha indicato l’interprete ai greci, quindi non so cosa sia stato tradotto (…) dopo ogni verbale l’interprete, una donna greca, riferiva al comandante, all’avvocato e al nostromo quello che avevamo detto (…) qualche collega ha sentito le telefonate tra interprete, avvocato e comandante”.L’avvocato prosciolto dalle ipotesi inizialiVa precisato che l’avvocato Francesco Saverio Lauro è stato prosciolto. Nei suoi confronti la Capitaneria di porto italiana aveva ipotizzato addirittura il reato di estorsione, per aver tentato di barattare la consegna del Vdr (la scatola nera) ai pm greci con il dissequestro della nave, con “l’aggravante per occultare e ottenere l’impunità dei reati legati al disastro”. I magistrati italiani tuttavia si sono convinti che il legale non abbia commesso alcun reato e che le azioni compiute rientrassero nel suo ruolo di difensore. Tuttavia le accuse di depistaggio sono rimaste a carico di otto membri dell’equipaggio.Le 17 persone che rischiano il processoCome svelato da Ilfattoquotidiano.it negli scorsi mesi, i pm italiani hanno chiesto il rinvio a giudizio per 17 persone, fra cui il comandante della nave Vincenzo Meglio, accusate a vario titolo di omicidio colposo e disastro. Un alto dirigente e un consulente della Grimaldi sono indagati per corruzione internazionale, perché – secondo la tesi dell’accusa – hanno provato a corrompere le autorità greche con biglietti di manifestazioni sportive. E tra gli indagati c’è anche l’ad della compagnia Grimaldi Euromed Spa, Diego Pacella, perché avrebbe tentato di cambiare bandiera alla nave, per poi farla smaltire in Turchia, aggirando le norme europee. Ma perché poi sarebbe stato così importante cambiare versione, e, in particolare, spostare l’inizio dell’incendio dal garage 2 al 3?La menzogna sull’incendio: “Disegno criminale”La chiave di tutto, secondo gli inquirenti, è che la situazione al garage 2 era totalmente fuori controllo e in violazione di ogni norma di sicurezza: le porte basculanti, che avrebbero dovuto essere chiuse proprio in caso di incendi, erano state lasciate aperte; decine di camion erano stipati oltre la capienza di sicurezza; agli autisti era stato consentito di bivaccare sui loro mezzi, contro ogni norma; sui tir erano presenti carichi pericolosi; in quello spazio erano ospitati anche clandestini. “Tale atteggiamento – scrivono gli inquirenti – è compatibile con il raffinato e spregiudicato disegno criminale, in base al quale, l’idea di convincere inquirenti e opinione pubblica che l’incendio fosse scoppiato al garage 3, avrebbe potuto giustificare la mancata attivazione dell’impianto antincendio a CO2 (poiché asservito allo spegnimento di eventuali incendi nel solo del garage 2) (….) proprio tale dolosa omissione del comandante (che in realtà deve correlarsi alla consapevolezza della presenza di autisti all’interno dei camion e anche della possibile presenza di clandestini), supportato dalla Dpa della compagnia, ha determinato non solo la perdita della nave e del suo carico, ma anche la morte di 11 passeggeri (proprio 11 autisti che erano rimasti a dormire nei loro mezzi all’interno dei garage, con il benestare dell’equipaggio)”.L’allarme non azionato: “Morivano tutti lo stesso”La consapevolezza della presenza di molte persone in un luogo della nave dove non dovevano stare, è insomma secondo i magistrati la ragione che ha impedito al comandante Meglio di azionare gli allarmi antincendio ad anidride carbonica, perché altrimenti avrebbe ucciso sul colpo chiunque si fosse trovato lì: “Per radio sentivo il nostromo e il primo ufficiale che dicevano che non si poteva sparare la Co2 – ricorda ancora Nasole – perché c’erano persone al garage 2”. Una circostanza che emerge anche dalle intercettazioni: “Vedi che secondo me, se il comandante sparava il Co2 subito al ponte 2, perché il fuoco non era al 3, ma al 2 al cento per cento…”, dice il nostromo Bartolomeo Renda, uno degli indagati. “Non morivano i camionisti?”, gli risponde un collega. “Eh, morivano… Perché non sono morti ugualmente? (…) Se hai sti mezzi, perchè li hai? Quando li spari, quando non c’è più nulla da fare? (…) Io intanto sparavo il Co2, poi si vedeva…”.“Più gente caricavano e più si guadagnava”All’origine della strage ci sarebbe – secondo Nasole – la ricerca del profitto da parte della compagnia: “Se fossero state rispettate le norme questa tragedia si sarebbe potuta evitare (…) La notte dell’incidente c’erano troppi mezzi (…) avevo difficoltà a passare (…) Le porte di accesso al bar venivano lasciate aperte in modo che i camionisti che mangiavano, bevevano e festeggiavano giù come se fossero al mare e così potevano salire a comprare l’alcool e altro al bar e poi riscendere giù dove avevano i tavolini (…) Per far entrare più mezzi usavano l’ingombro, cioè lo spazio necessario a chiedere le basculanti, utili in caso di incendi. Devono restare sempre chiuse, ma erano aperte. Ciò accadeva perché più carico veniva ammesso e più si guadagnava”.Le pressioni sull’equipaggio: “Io non dico il falso”Nelle intercettazioni affiorano più di una volta le pressioni che l’equipaggio avrebbe subito dai superiori: “Nostromo, se noi altri quando andiamo a Roma ci raccontiamo…possiamo fare anche falsa testimonianza (…)”, dice in una telefonata uno dei marittimi. “Io non ne faccio falsa testimonianza!”, risponde Bartolomeo Renda, fra gli indagati. “A me quello che dice lui… A me se mi domandano dove era il fuoco, per me era sempre al ponte 2, non mi interessa quello che dice lui…”. E, riferendosi alla compagnia: “Noi abbiamo bisogno e siamo dalla parte della lama del coltello… e loro hanno il manico”. Ancora Renda: “Dovevamo dire: ‘Compà, per me la nave se la possono prendere i greci, io devo andare a casa. Ammazzati tu e tutta la società’. Purtroppo siamo noi altri gli stupidi, che acconsentiamo sempre, gli scimuniti”. In una diversa conversazione, un altro degli indagati, Ilario Cuomo, ipotizza che la compagnia voglia proporre a una degli indagati, il terzo ufficiale Martina Pietronudo, di “assumersi la responsabilità di quanto accaduto” in “cambio di un lavoro in ufficio” e di una “somma di denaro”: “Ho capito – obietta nella conversazione una collega – ma se ti accolli un fatto del genere, poi il cazzo è mio, legalmente”.“Comandà, la polpetta è stata poca”Un altro indagato, racconta a un amico di aver nascosto elementi agli investigatori: “Non potevo tutto come era andata certamente, sennò qui succedeva un macello esagerato”. Ed ecco un’ulteriore conversazione tra altri due marittimi, successiva agli interrogatori: “Come siete combinati voi con i clandestini?”, chiede il primo. “Nel senso, siete coperti, boh?”. “Hanno ipotizzato che c’erano i clandestini, ma loro non lo sanno”. Mano a mano che l’inchiesta compie passi avanti, l’impressione è che tra i marittimi serpeggi il malcontento: “Mi ha chiamato pure Meglio – dice in una telefonata il primo ufficiale Gaetano Giorgianni, uno degli indagati – Io gli ho detto, sto fatto di Roma (la testimonianza in Procura) non ci devo andare, perché la polpetta è stata poca”. Un riferimento che, per chi indaga, si riferisce a un “cattivo trattamento subito dalla compagnia”.Nelle intercettazioni emergono anche quelli che per la Procura di Roma sarebbero dei tentativi di alcuni esponenti della Grimaldi di influenzare le indagini greche, in particolare per sbloccare il dissequestro della nave: “Ho chiesto a Lauro di andare lui stesso in Grecia per fare un po’ di pressione”, dice uno dei più alti dirigenti della società, Antonio Campagnuolo. Campagnuolo è il Dpa della Grimaldi, quello che un tempo sarebbe stato definito comandante di armamento. Nei suoi confronti la Capitaneria di porto italiana riserva parole durissime: “Lo spessore criminale è elevatissimo (…) Altamente pericoloso, predilige (pressoché esclusivamente) gli aspetti commerciali ed economici, anche quando tali aspetti richiedono di agire in totale spregio alla legge e in particolare alla sicurezza della navigazione e dei lavoratori e alla salvaguardia della vita umana in mare in generale”.Ipotesi corruzione: “Gli facciamo avere i biglietti…”A Campagnuolo viene contestata l’ipotesi di corruzione internazionale: “Siamo a cumpagniell – dice una telefonata con l’avvocato Lauro in cui, secondo gli inquirenti, si riferisce a un membro dell’autorità greca – Perché parlandoci più volte, abbiamo parlato più volte della pallacanestro… Io vengo a vedere la partita là, tu vieni a vedere la partita qua… sai quei tentativi…”. Un riferimento che sembra ritornare in un altro dialogo, intercettato il 29 maggio del 2022, stavolta fra Campagnuolo e un consulente della Grimaldi, Enrico Mattarelli: “Ti volevo chiedere una roba… Io oggi ho parlato con il mega capo generale del dipartimento ambientale greco, il quale si è complimentato. È intervenuto Muzuris, che stava con lui. Io gli ho chiesto un appuntamento riservato (…) Abbiamo fatto sta chiacchierata, hanno detto complimenti, avete gestito le cose egregiamente (…) qui chi ci sta rallentando un po’ è il public prosecutor (…) Cioè questi hai capito, ci siamo messi a parlare, ci andiamo a vedere la partita, cioè è un personaggio! Ho visto che il Muzuris ha speso tante parole e questo super mega ammiraglio gli ha lasciato molto il campo libero (…) è proprio un mio coetaneo questo capitano Muzuris”. “Tu sai che io con Muzuris ho un ottimo rapporto?” risponde Mattarelli. “Senza fare cose… siccome si è creato un rapporto positivo, sai ho anche degli amici che hanno la stessa cosa… magari gli faccio avere dei biglietti per la partita…”. Mattarelli: “Tu dici di andare là o farli venire qua?”. Campagnuolo: “Questo lo decidiamo con calma, poi diamo un ordine a Lauro (…) Perché altrimenti non arriviamo da nessuna parte Enrico”. Sono queste conversazioni ad aver spinto la Procura di Roma a contestare a Campagnuolo e a Mattarelli l’accusa di corruzione internazionale.Grimaldi: “Condotte incompatibili con noi, chiariranno”Una contestazione che i legali respingono in modo fermo, insieme alle molte altre ipotizzate, fra cui il depistaggio. E che metteranno in discussione nel corso dell’udienza preliminare, che comincerà a febbraio. Tutte le accuse sono respinte anche dalla compagnia che, riguardo alle ipotesi di depistaggio e tentata corruzione contestate dalla procura, “confida che i soggetti coinvolti chiariranno la loro posizione trattandosi di condotte incompatibili con la cultura della legalità promossa” da Grimaldi. Relativamente all’incidente, per quanto riguarda i procedimenti penali in Italia e Grecia, Grimaldi “ribadisce piena fiducia nell’operato” dei magistrati, “certa di aver sempre adottato i più alti standard di sicurezza su tutte le navi della propria flotta” definendosi “leader nella sicurezza della navigazione” sulla base dei dati dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima. La compagnia ha anche voluto “ancora una volta esprimere il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime e la propria vicinanza a tutti i passeggeri coinvolti”.L'articolo “Ci chiesero di mentire, i tir a bordo erano troppi”: il racconto dell’ex dipendente di Grimaldi sul naufragio dell’Olympia proviene da Il Fatto Quotidiano.