di Alessandro Pompei – Esiste un numero che viene spesso brandito come uno scudo per minimizzarel’impatto del commercio globale: 3,6%. È la quota di emissioni attribuita al trasportomarittimo internazionale nei dati ufficiali dell’Unione Europea. Ma fermarsi a questodato significa guardare il dito e ignorare la luna.Chi sostiene che l’import a lungo raggio pesi poco sul clima ignora una realtàbiofisica e normativa inquietante. Incentivare le importazioni intercontinentali ascapito della produzione locale non è solo una scelta economica: è un moltiplicatoredi gas serra che sfugge alle statistiche superficiali. Ecco i quattro pilastri di questoinganno.L’illusione statistica del Regolamento MRVIl dato del 3,6% è una “verità amministrativa”, non fisica. Secondo il Regolamento(UE) 2015/757 (MRV), l’Europa conteggia solo il 50% delle emissioni per i viaggi cheiniziano o terminano fuori dall’UE.Se una nave carica di carne parte dal Brasile e arriva in Italia, l’Europa si intesta solometà del fumo dei suoi fumaioli. L’altra metà, pur essendo prodotta esclusivamenteper soddisfare i nostri consumi, “scompare” dai registri europei. Fisicamente,l’impatto reale della nostra domanda marittima è quasi il doppio di quello dichiarato.Il “Killer Silenzioso”: Il Protossido di Azoto (N2O)Mentre gli agricoltori europei sono stretti dalla strategia Farm to Fork che imponetagli ai fertilizzanti, l’import intercontinentale finanzia un sistema agricolo opposto.L’N2O è un gas con un potere riscaldante 273 volte superiore alla CO2. Secondo ilGlobal Carbon Project (2024), le sue emissioni sono aumentate del 40% negli ultimidecenni, trainate dall’agricoltura intensiva extra-UE. Importare cibo da aree menoregolate significa esternalizzare l’inquinamento, annullando ogni sforzo climaticolocale.Il Debito di Carbonio: La carne che “pesa” come l’oroIl dato più drammatico è quello che i trasporti rendono possibile: la deforestazione.La conversione di un ettaro di foresta tropicale in pascolo rilascia fino a 700tonnellate di CO2.Il risultato è un’impronta carbonica mostruosa:• Carne UE: ~20 kg CO2e/kg.• Carne da deforestazione: oltre 80 kg CO2e/kg.Importare dal Sud America non aggiunge “solo” il trasporto: quadruplical’impatto totale del prodotto. Senza la logistica navale a basso costo, questodebito di carbonio non verrebbe mai creato.4. L’effetto “Fetta di Torta”: Perché il 3% diventerà il 5%Mentre l’industria e le auto si stanno decarbonizzando rapidamente, il settore navaleè un settore hard-to-abate (difficile da abbattere). Le navi hanno cicli di vita di 30 annie dipendono ancora per il 99% dai combustibili fossili.In un’Europa dove le emissioni totali scendono, la quota del trasporto marittimo èdestinata a crescere percentualmente per pura inerzia tecnologica. La previsione diuna crescita verso il 5% non è un timore, ma una certezza statistica se nonaccorceremo le filiere produttive.Conclusione: L’Ecologia della ProssimitàPreferire un prodotto locale non è “protezionismo nostalgico”, ma ecologia razionale.Il commercio intercontinentale oggi beneficia di uno “sconto ambientale” chenasconde costi ecologici massicci.Sostenere la produzione locale è l’unico modo per garantire che i nostri standard disostenibilità siano reali e non solo un modo per lavarci la coscienza mentre“esportiamo” la distruzione del pianeta altrove.Riferimenti Bibliografici per l’approfondimento:1. European Commission (2024). Report on CO2 Emissions from MaritimeTransport. (Dati su regolamento MRV/ETS).2. Global Carbon Project (2024). Global Nitrous Oxide Budget 1980-2020.(Pubblicato su Earth System Science Data).3. Chalmers University of Technology (2023). Carbon footprint of Brazilian beef.(Analisi LCA sull’impatto della deforestazione).4. IPCC. Special Report on Climate Change and Land. (Dati sulla perdita di carbonioorganico nei suoli).5. UNCTAD (2023). Review of Maritime Transport. (Dinamiche delladecarbonizzazione navale)