Phisikk du Role – Giuseppe Conte, il corpo e la politica

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Qualche breve appunto sulla “comunicazione” con cui l’ufficio stampa del Movimento Cinque Stelle (o chi altro per esso o per l’interessato) ha dato notizia dell’intervento chirurgico subito il 28 aprile scorso dal leader Conte.Dal tempio della comunicazione politica digitale, peraltro rivelatasi professionale ed efficace al punto da diventare forma-partito, infatti, è giunto un laconico dispaccio da cui si apprendeva che l’ex presidente del Consiglio aveva subito una operazione, che era andato tutto bene e che per qualche giorno il paziente sarebbe stato sottratto ai suoi impegni a causa del necessario decorso post-operatorio che comunque era regolare.Sulla stessa linea anche una dichiarazione dell’operato che prometteva ai suoi affezionati un pronto ritorno alla pugna.Non una sola parola sul tipo di intervento chirurgico subito e tantomeno sulle ragioni per cui possa essersi reso necessario in modo così improvviso.L’unico dato che possiamo commentare è che, data l’inusitata riservatezza che ha avvolto la notizia, se l’obiettivo fosse stato veramente quello di mantenerla sotto il livello dell’attenzione pruriginosa che accompagna ogni vicenda personale delle persone in vista, il risultato sarebbe stato un flop sesquispedale: il mistero che ha circondato l’intervento ha autorizzato ogni tipo di congettura, e questo per chi ha solo un po’ di conoscenza su come funziona la comunicazione politica, era talmente prevedibile da apparire provocato.In una stagione in cui anche il quisque de populo diventa quisque in vetrina attraverso la selvaggeria dei social che analizzano ogni frammento della nostra vita (svergognando ogni momento della nostra modesta quotidianità), qualcuno può pensare che il capo politico di un partito che fa dell’esposizione mediatica il suo punto di forza possa cavarsela con un bollettino sanitario che non esibisce cartella clinica? Suvvia!! Errore madornale o strategia raffinata?Questo non si sa.Di fatto, però, la vicenda pone un tema non minore, che riguarda il “corpo del politico”, diventato oggetto di dibattito al tempo di Berlusconi, e, se vogliamo, anche del diritto alla privatezza: è possibile che anche il privato diventi pubblico per l’uomo politico?Il corpo è oggi di per sé stesso uno strumento di comunicazione politica, non c’è dubbio.Ma lo è stato anche in passato, remoto e prossimo, a partire dagli Egizi e poi dagli antichi Romani, che facevano delle effigi, delle architetture e dei corpi che le ispiravano uno strumento di potere, passando ai dittatori del secolo scorso, particolarmente scrupolosi nel mostrarsi aitanti, capaci di ogni tipo di cimento sportivo, in salute eccellente, vedere per credere torso nudo e muscoli e tutto il corredo di virilità inarrivabili che circondavano il mito del capo (vedi Mussolini, Mao Tse Tung, Stalin e via dicendo).Qualcosa di quelle mitologie circonfonde i dittatori di oggi (si veda Putin e il suo rapporto, passati i settanta, con il corpo: tonico, sportivo e rigorosamente sciupafemmine).In questa strana fusione del corpo con la politica collidono due urgenze: la prima è quella della trasparenza totale che viene garantita dall’impossibilità di governare un solo spicchio di privacy, anche quando tocca intimità che non centrano un beneamato tubo con l’attività politica.La seconda, appunto, è quella del diritto a poter mantenere almeno “un perizoma di privatezza” quando ragionevolmente non impatta con l’interesse pubblico.E qui, in tutta evidenza, viene fuori il caso Conte che, a nostro modestissimo parere, ha tutto il diritto di tenere per sé i suoi casi sanitari, se sceglie di farlo.Certo vi sono stati episodi di politici che hanno fatto outing dichiarando importanti patologie: si ricorda il caso Bucci, presidente della Regione Liguria in carica, ma anche personalità come Maroni e Jole Santelli, che non ci sono più. Fu un atto di lealtà nei confronti degli elettori? O un atto di prudenza per evitare quei chiacchiericci malevoli che il mondo della politica – sempre assai generoso nelle offerte di sostituzione di chi è in difficoltà – sicuramente avrebbe alimentato a dismisura?Non sappiamo e non vogliamo giudicare.Di certo se il vulnus del corpo non intacca la qualità dell’azione amministrativa, legislativa, di rappresentanza o politica in senso lato, non si capisce perché si dovrebbe esibire al popolo sovrano l’esame dei trigliceridi e delle urine magari due-tre volte l’anno.Cosa diversa è se il cervello che non funziona più. Ma qui siamo in un altro ordine di ragionamento, che da queste colonne abbiamo affrontato più volte e da almeno una decina d’anni, ispirandoci a certi esempi americani…